È il tramonto di Termini Imerese o meglio, dati i turni di fabbrica, l'ultima alba. L'ultimo giorno di produzione. Poi cassa integrazione fino al 31 dicembre.
L'ultima assemblea, con i sindacalisti tutti, di Fim Fiom e Uilm.
Attorno alle 10.30 gli operai si sono radunati di fronte ai cancelli. «Mi auguro che domani o comunque presto Marchionne provi il dolore nel cuore che gli operai stanno vivendo oggi», ha urlato dal palchetto davanti la fabbrica, Ciccio Conte, operaio della Lear, indotto Fiat, strappando gli applausi dei metalmeccanici.
LANDINI: «AZIENDA ARROGANTE».
Ma il primo a prendere la parola è stato Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom: «Lo snodo per un accordo per Termini Imerese è rappresentato dagli incentivi che abbiamo chiesto a Fiat per accompagnare alla pensione centinaia di lavoratori», ha spiegato il sindacalista. «ma finora», ha proseguito, «in modo non accettabile, l'azienda ha rifiutato di applicare le tabelle che ha sempre applicato anche a Pomigliano e Cassino: un atteggiamento arrogante, autoritario, un sberleffo ai lavoratori».
IL SINDACO: «RACCOGLIAMO I COCCI FIAT».
«È un giorno che davvero speravamo non arrivasse mai a Termini Imerese. Siamo qui a raccogliere i cocci di questa esperienza della Fiat, che dopo 41 anni va via», ha commentato Salvatore Burrafato, sindaco della cittadina siciliana, davanti allo stabilimento in mezzo ai lavoratori. «Siamo ancora impelagati», ha continuato, «al ministero per lo Sviluppo economico, l'unica certezza è che la prossima settimana scade il tempo utile a nostra disposizione per siglare l'accordo».
ANCORA UNA SETTIMANA PER L'ACCORDO.
«Fiat», ha aggiunto il primo cittadino, «è disposta a concedere gli incentivi alla mobilità a quei lavoratori, che entro il 31 dicembre 2017 maturano i requisiti, c'è un fatto nuovo anche i governi nazionale e regionale sarebbero disponibili a partecipare»
E a Burrafato ha fatto eco Gianluca Ficco della Uilm nazionale: «Un impegno possiamo prenderlo: faremo di tutto per chiudere mercoledì un accordo, un buon accordo per Termini Imerese».
Fornero: «Il governo è pronto a fare la sua parte».
Il caso Termini è rimbalzato dunque a Roma. Elsa Fornero, neo ministro del Welfare, una vita passata nella città degli Agnelli, non ha potuto evitare l'argomento e dal palco dell'assemblea della Confederazione nazionale dell'artigianato, ha dedicato una parte del suo intervento alla situazione dei lavoratori Fiat. «Il governo segue con grande attenzione il caso Fiat», ha detto il ministro, «ed è pronto, pur nel rispetto delle autonomie, ad offrire un contributo costruttivo se richiesto nella composizione della vicenda».
MEDIE E GRANDI IMPRESE NON ABBANDONINO IL PAESE.
«Le medie e grandi imprese non possono abbandonare il Paese», ha aggiunto Fornero, «non è possible evitare per un ministro che viene da Torino, non parlare di Fiat». Che, ha ricordato il ministro, «chiude oggi uno degli stabilimenti storici di un gruppo da sempre simbolo di capacità produttiva e di indentità nazionale».
Nella vicenda di Termini, il governo è pronto a offrire «un contributo costruttivo, pur nel pieno rispetto delle autonomie, per la ricomposizione della vicenda». «Non sfugge che la parte più debole è costituita da lavoratori», ha concluso, «che sono oggi la parte più debole del Paese, insieme ai giovani».
LA PROPOSTA DI PICCHETTAGGIO.
Gli operai finora si sono sentiti abbandonati. L'idea è di lasciare con orgoglio, lanciando l'ultimo messaggio: «Un picchettaggio della fabbrica Fiat per impedire l'uscita delle auto già assemblate fino a quando non sarà firmato l'accordo per Termini Imerese», è la proposta del segretario della Fiom, Roberto Mastrosimone, anche a nome di Fim e Uilm. Per Mastrosimone «sarebbe un messaggio simbolico dal valore politico».
I blocchi dovrebbero partire dalle 22 del 24 novembre alla fine del secondo turno di lavoro. Nelle aree di sosta della fabbrica, secondo i sindacati, dovrebbero esserci circa 1.000 Lancia Ypsilon.
Gli operai: «Abbiamo fatto la fine del topo».
Ma l'ultima giornata, come ogni giornata da operaio, è lunga. I dipendenti sono arrivati a gruppi alle 5.30. I volti scuri, illuminati dalle luci dello stabilimento. Hanno poca voglia di parlare. Qualcuno ha già indossato la tuta, altri hanno in mano il sacchetto con la colazione. «Non c'è più futuro, non c'è niente», è il commento di Francesco Li Greci, 34 anni in catena di montaggio, «provo una strana sensazione, entro in Fiat per l'ultima volta. Mi sento rabbia in corpo».
Molti lavoratori hanno lo sguardo perso. «Dopo 35 anni abbiamo fatto la fine del topo», ha sbottato un operaio. «Il primo dicembre faccio 35 anni di lavoro in Fiat», ha aggiunto un altro lavoratore, «il signor Marchionne non sa il danno che ha fatto. Cosa facciamo con le nostre famiglie?
TUTTO QUELLO CHE C'È QUI DENTRO CI APPARTIENE.
Nella stanza di fronte la cabina dei custodi, c'è un presepe con le luci. «È un Natale davvero nero», ha sussurrato un lavoratore scuotendo il capo. «Ho le palpitazioni, dopo 36 anni di lavoro qui dentro», ha aggiunto un altro dipendente. «Ci hanno trattato come i cani», un lavoratore per l'emozione ha fatto fatica quasi a parlare, poi ha aggiunto: «Non avrei mai immaginato che sarebbe finita così. Oggi ci saluteremo con i colleghi, tutto quello che c'è qui dentro ci appartiene. Non lo so, ma c'è una giustizia divina».
Dopo le due ore di assemblea davanti i cancelli, gli operai della Fiat sono rientrati in fabbrica. Il primo turno si conclude alle 14, quando entreranno in stabilimento i lavoratori del secondo turno che termineranno l'attività alle 22.
Poi calerà il sipario, dopo 41 anni.
