Silvio Berlusconi come Bettino Craxi. Il parallelo tra l'attuale presidente del Consiglio dimissionario e l'ex segretario del Partito socialista è ormai un leit motiv che caratterizza non solo la stampa nazionale ma soprattutto quella internazionale.
UN ESILIO DORATO PER IL CAV. Lo ha scritto pure El Pais mercoledì 9 novembre, confidando sul fatto che l'Italia trovi il modo di assicurare al Cavaliere un esilio come quello dell'ex premier socialista, nei giorni in cui ormai si ragione sulle dimissioni di Berlusconi dal governo.
«Ma sono paragoni che non stanno in piedi. I tempi sono cambiati. Craxi era uno statista, Berlusconi io non so proprio cosa abbia fatto per il Paese e perchè dovremmo ricordarlo. Anzi, non ho ancora capito perchè sia ancora a palazzo Chigi», ha sottolineato a Lettera43.it Umberto Cicconi, per più di 20 anni fotografo personale di Craxi, suo confidente fino agli ultimi giorni di vita ad Hammamet, ora presidente della Fondazione Allori e autore del libro Segreti e misfatti nel 2005, dove viene ripercorsa tutta l'epopea craxiana.
UN CANALE DIRETTO CON CRAXI. Del resto, a Cicconi si rivolgevano un po' tutti quanti negli Anni 80 e 90. Da ministri a parlamentari, in tanti provavano ad approcciarlo per avere un canale diretto con «Bettino». A volte ci riuscivano, altre volte no. «Non voglio giudicare Berlusconi», ha detto Cicconi. «Ma devo dire che prima, quando vivevo a stretto contatto con queste persone che facevano solo politica, la situazione era differente. Certo, anche Craxi fino alla fine decise di non mollare, ma poi fece quel discorso alla Camera dove parlò dei fondi pubblici ai partiti: lì disse tutta la verità e fu la sua fine. Sarebbe bene che Berlusconi faccia lo stesso».
Domanda.
E che verità dovrebbe raccontarci il Cavaliere?
Risposta. Non lo so, chiedetelo a lui. All'inizio anche io parlavo bene di Berlusconi. Tutto quello che toccava diventava oro, poi qualcosa è cambiato.
D. Cioè?
R. Ha smesso di ascoltare quei due super uomini che sono Gianni Letta e Fedele Confalonieri. Ecco se fossi in lui caccerei tutti i quaquaraquà di cui si è circondato in questi anni e mi chiuderei in una stanza con loro due. Forse anche con Marcello Dell'Utri.
D. Il senatore, però, ha avuto qualche problema con la giustizia
R. E che vuol dire?! Resta un grande uomo, di una smisurata intelligenza.
D. Lei ha vissuto a stretto contatto con Craxi negli ultimi giorni della malattia. Le parlava di Berlusconi?
R. (Ride) Sì certo che ne parlava.
D. E cosa le diceva di Berlusconi?
R. Non ne aveva una buona considerazione.
D. Nel senso che lo aveva mollato dopo la lunga amicizia?
R. Certamente
D. Criticava altri esponenti politici? Lei nel suo libro parla di Bossi, D'Alema.
R. Bettino parlava di tutti e aveva la grande qualità di non insultare quelli che facevano politica. Li rispettava.
D. Ora in Italia si parla di Montezemolo, Della Valle e persino di Claudio Lotito.
R. Non gli piacevano i manager che agivano da politici, o i giudici che facevano lo stesso. Il politico è un mestiere è quello che si va a cercare i voti la mattina presto. Dove li trovi ormai? Non ci sono più.
D. Eppure di paragoni tra Craxi e Berlusconi se ne fanno di continuo.
R. Craxi era un grande statista. Non voglio giudicare Berlusconi. Bettino quando ha incominciato a capire è andato alla Camera e ha detto a tutti come stavano le cose. Io non capisco perchè Berlusconi continui a stare lì.
D. Perché?
R. Perché tutti gli uomini che hanno inisistito sono finiti male. Io non riesco a fare questo paragone. Allora possiamo dire che Craxi ha fatto la fine di Mussolini, Mussolini quella di Garibaldi. Certo, anche Craxi lo ha capito tardi.
D. Allora è come Berlusconi?
R. Ma è così per tutti gli uomini di potere. Sono stato io a insistere perchè mollasse, ma il suo profilo era completamente diverso da quello di Berlusconi.
D. Si racconta che prima della morte lei tappezzò con scritte «Viva Craxi, Craxi torna», i muri di Milano e Roma.
R. Bettino stava quasi morendo. Una sera si mise a piangere, perchè voleva vedere Milano.
D. Come ha risolto la sua nostaglia?
R. Gli ho portato un po' di fotografie, gli facevo vedere via Foppa dove abitava, o via Macedonio Melloni dove è nato. Tutti i posti suoi: Brera, i Navigli, angoli che io conoscevo a cui lui era molto affezionato.
D. E cosa le diceva?
R. Mi continuava a ripetere: «Qua si dimenticano di me».
D. E cosa ha fatto?
R. Ho fatto tutto da solo. Con una mia amica. Sono andato a tappezzare con le scritte gli stessi luoghi dove avevo fatto le foto. Era la sua firma.
D. Le mostrò anche queste foto
R. Certo, si mise a ridere, ma era un sorriso malinconico. Ormai stava morendo, erano gli ultimi tempi.
D. In questi giorni sui giornali qualcuno ha fatto riferimento all'invito che Berlusconi fece a Craxi di fare un passo indietro.
R. Non mi pare proprio. Non è una cosa da Berlusconi. Bettino era lo statista.
D. E Berlusconi cos'è?
R. Lui prova a parlare da statista. Ma come fa una persona ad andare da un Craxi a dirgli molla tu. Glielo dissi io a Bettino. Lascia perdere. Ti hanno già incaricato per due volte all'Onu. Perchè non era vero che gli americani sono stati contro Craxi.
D. C'è una letteratura immensa, dall'ipotesi che tangentopoli sia stata pilotata al fatto che Di Pietro sia stato un agente dei servizi, che racconta di come gli americani volessero la fine di Craxi.
R. Non ci ho mai creduto. Una volta siamo stati pure da Rockefeller a cena a New York. Gli americani amavano l'intelligenza di Craxi.
D. Craxi e Berlusconi sono stati paragonati spesso anche perchè amavano le donne.
R. Scusa ma quando vai a donne ci vai con il megafono o da solo, per conto tuo? Io non dico niente a nessuno, neanche al mio migliore amico. Se lo dici a tutto il mondo è perchè avrai dei problemi, non c'è bisogno di andarlo a dire il giro.
D. Però i traditori ci sono adesso come allora?
R. Ricordo solo Claudio Martelli e Paolo Bonaiuti. L'ultimo è diventato giornalista grazie a Bettino e poi lo ha mollato. Chissà cosa farà adesso.
D. Ma ci sarà qualcuno che scriverà sui muri «Viva Berlusconi, Berlusconi torna»?
R. Se c'è un folle come me, ma ne dubito.
Alessandro Da Rold
