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ieri, oggi e domani

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15 nov 2011

Monti, via libera dal Pdl.





Via libera dal Pdl al governo di Mario Monti. La seconda giornata di consultazioni del premier incaricato si è aperta stamani con la delegazione del Pd, formata dal segretario Pier Luigi Bersani e dai capigruppo Anna Finocchiaro e Dario Franceschini. Subito dopo è arrivata a palazo Giustiniani quella del Pdl, guidata dal segretario Angelino Alfano con i capigruppo di Camera e Senato Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri. Nel pomeriggio toccherà alle parti sociali, ai giovani e alle donne. Una montagna di sfide si staglia, sostiene intanto il Wall Street Journal, di fronte al presidente del Consiglio incaricato.
Bersani ha assicurato appoggio ad un esecutivo tecnico «non per sostenere meno
ma meglio». Il professore pensa a un governo che duri fino a fine legislatura e chiede il sostegno dei vari partiti. Poi parla di sacrifici necessari ma non di lacrime e sangue. Ieri Monti ha incontrato tutte le formazioni minori, il Terzo polo e l'Idv, ma non la Lega, con la quale ha avuto una «consultazione» solo telefonica. Il leader Umberto Bossi, che intanto riapre il parlamento della Padania, ha ribadito che non darà la fiducia a Monti. Tutti i partiti e partitini visti ieri invece gli hanno assicurato il loro appoggio.
«Noi diamo pieno e convinto sostegno a un governo di autorevole e forte caratura tecnica e non per sostenere meno ma meglio Mario Monti», ha detto Bersani, al termine di un'ora di consultazione con il premier incaricato. «Non abbiamo posto termini al governo», ha quindi aggiunto il segretario del Pd che dopo l'incontro con Monti è salito al Quirinale.
Occorre «consegnare alla politica e ai gruppi parlamentari il compito di organizzare un percorso per costruire qualche urgente riforma» come «la riforma elettorale, la riduzione del numero dei parlamentari, la riforma dei regolamenti parlamentari», ha deto ancora il segretario del Pd, sottolineando che queste riforme si devono affiancare ovviamente alle misure del governo per «affrontare l'emergenza».
Il Pd: no a Letta e Amato. In una nota il Pd conferma poi il sostegno pieno al governo Monti «ma smentisce nel modo più netto la notizia appena uscita e diffusa dalle agenzie di stampa secondo la quale il Pd avrebbe dato il via libera all’ingresso di Gianni Letta e Giuliano Amato».
«Stiamo lavorando - ha spiegato il segretario del Pdl - come auspicato da Berlusconi per il bene dell'Italia e nell'interesse nazionale. Pensiamo, all luce dei fatti, che il tentativo del professor Monti di formare un governo possa andare a buon esito».
Capezzone: Monti a rischio. All'intenzione di candidare Monti alla guida di una coalizione Pd-Terzo Polo affermata da Italo Bocchino sul Corsera, rispondiamo «con chiarezza che il tentativo Monti viene messo irresponsabilmente a rischio», aveva detto poco prima a nome del partito il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone denunciando che Fli «gioca allo sfascio».
Monti, che ieri sera al termina della prima giornata di consultazioni ha fatto il punto con i giornalisti, è pronto ad accettare che i partiti si tengano alla larga dal suo esecutivo, pur sapendo che ciò rischia di indebolirlo notevolmente anche in previsione dei «sacrifici» che dovrà chiedere al Paese; ma non ad acconsentire che sul suo governo sia posta una data di scadenza. Perché in questo caso è pronto a dire no.
Dal Terzo Polo è arrivata "carta bianca". Meno rassicurante, invece, il sostegno dell'Italia dei Valori che ha ammonito: in caso di modifica della legge elettorale a causa del referendum le urne in primavera sarebbero inevitabili. Ma sostanzialmente il Professore ha incassato l'appoggio di tutti. Tuttavia non ha sciolto alcuni nodi fondamentali, soprattutto con i partiti più grandi che per ragioni simili, si oppongono all'ingresso di loro esponenti nell'esecutivo. Entrambi timorosi delle conseguenze che ciò potrebbero avere sui propri elettori e sulle rispettive alleanze.
Monti, invece, preferirebbe che entrassero «ai massimi livelli» e cioè almeno da ministri, per garantirsi una seria "camera di compensazione" tra Palazzo Chigi e Parlamento. Una opportunità che non potrebbero garantirgli solo dei tecnici puri. Ma se così non fosse è pronto a farsene una ragione. «È un desiderio», spiega in conferenza stampa, ma che non «drammatizzereì» perché la presenza di un segretario «non è indispensabile». L'appoggio dei partiti al suo governo invece, precisa, sì: «Che siano presenti nel governo non è condizione indispensabile, ma è indispensabile invece un convinto appoggio».
Altrettanto dirimente è il fatto che non gli vengano posti limiti temporali: «La predeterminazione della durata toglierebbe credibilità al governo» e «non accetterei una definizione temporale», ammonisce. L'orizzonte che Monti deve poter vedere davanti a sè è quello della «fine della legislatura». E le misure che porterà il governo prevedo no sì «sacrifici», ma non a «lacrime e sangue», termine che preferisce non usare.
L'ex commissario europeo chiede quindi alla politica «coesione» per trasformare la crisi in una «opportunità» di cambiamento e auspica che «l'epoca» delle polemiche sia finalmente chiusa. Annuncia di aver aggiunto alla lista delle parti da consultare anche i rappresentanti del mondo femminile e dei giovani. A rischio di rendere ancor più nervosi i mercati che oggi sono tornati al segno negativo. «Non trascuro l'importanza mercati, ma agiamo in democrazia e sono necessari determinati tempi», sostiene Monti, secondo il quale «l'impazienza» degli investitori sarà temperata dalla «razionalità».