Sciolta la riserva, Mario Monti ha presentato la lista dei suoi ministri, priva di uomini di partito. Diverse donne, tutti funzionari esperti, moderati, graditi al sistema euro-bancario.
Sedici ministri, un interim, quello del premier Monti all'Economia, un sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, che sarà nominato alla prima riunione del Consiglio dei ministri. Questi i numeri del governo Monti, che annovera solo tre donne, un sesto circa della 'squadrà, ma in dicasteri pesanti: Anna Maria Cancellieri all'Interno, Paola Severino alla Giustizia ed Elsa Fornero al Welfare. Cancellieri è stata commissario prefettizio a Bologna ed è stata nominata appena due mesi fa nello stesso incarico a Parma dopo le dimissioni del sindaco Pietro Vignali. Severino, prima donna ministro della Giustizia nella storia della Repubblica italiana è uno dei più noti avvocati penalisti. Fornero è vicepresidente del Consiglio di Sorveglianza d'Intesa San Paolo e docente di economia politica all'università di Torino. La Farnesina sarà guidata da un diplomatico di lungo corso come Giulio Terzi Di Sant'Agata, fino ad oggi ambasciatore italiano a Washington; alla Difesa è andato l'ammiraglio Giampaolo Di Paola, capo di stato maggiore della Difesa dal 2004 al 2008. 'Doppio incaricò per l'ad di Intesa Sanpaolo Corrado Passera che guiderà i dicasteri dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture. Lorenzo Ornaghi, al quale il totoministri di questi giorni aveva 'assegnatò l'Istruzione, è invece stato chiamato a guidare il ministero dei Beni culturali, mentre il dicastero che fino ad oggi era stato di Mariastella Gelmini è stato affidato al presidente del Cnr Francesco Profumo.
Nella lista di Monti non figurano più i due ministeri che erano stati fortemente voluti dalla Lega, quello delle Riforme per l'attuazione del federalismo e quello della Semplificazione normativa. I dicasteri, guidati rispettivamente da Umberto Bossi e Roberto Calderoli, sono durati giusto i tre anni dell'esperienza del Berlusconi quater.
Pronta la reazione del Carroccio che per bocca dell'ex ministro Calderoli sostiene che «il Nord non potrà accettare questo ennesimo schiaffo».
Lega a parte, tuttavia, il governo presentato da Monti ha riscosso il consenso generale, più di qualsiasi altro dal 1946 in poi. Tutti d'accordo nel dargli credito, sia i partiti che i leader regionali, dalla Polverini ("la squadra più autorevole per uscire dalla crisi") a Pisapia ("le persone giuste al momento giusto").
