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ieri, oggi e domani

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7 nov 2011

Gabriella Carlucci passa all'Udc.





Il premier: ho i numeri. Maroni lo gela: la maggioranza non c'è più. Domani la prova del Rendiconto dello Stato.

Anche Gabriella Carlucci abbandona Silvio Berlusconi e lascia il Pdl per approdare all'Udc. Ultima pesantissima defezione prima della prova del voto di domani in aula alla Camera sul rendiconto dello Stato. Un test che potrebbe essere decisivo per Berlusconi anche se in molti ritengono che diversi dissidenti potrebbero scegliere di astenersi e non di votare contro il governo per non affossare un provvedimento importante per la stabilità economica e su cui il capo dello Stato ha chiesto la massima responsabilità.

"Voglio bene a Berlusconi", ha detto l'ex conduttrice televisiva, "ma le cose si possono raddrizzare solo se lui fa un passo indietro e permette a una personalità di centrodestra di guidare un governo che sappia rispondere alle richieste dell'Europa".

Il premier ha ripetuto che il governo "ha i numeri" per andare avanti, che dopo di lui può esserci solo il diluvio delle urne e che le misure anticrisi che il parlamento voterà nei prossimi giorni dovrebbero avere anche il consenso dell'opposizione perché "non sono nell'interesse di una parte, ma del Paese". Ma intanto un altro deputato del Pdl, Gabriella Carlucci, ha lasciato il partito ed è passata all'Udc.



A palazzo Grazioli è svolto un nuovo vertice notturno per verificare ancora i numeri della maggioranza, anche alla luce delle ultime defezioni. E mentre il premier riuniva i vertici del Pdl l'ultima bordata arrivava dal ministro dell'Interno Roberto Maroni che intervistato da Fabio Fazio riconosceva che "la maggioranza non c'è più" indicando come unica strada per il dopo Berlusconi le elezioni anticipate.

Negli ultimi due giorni Berlusconi ha cercato di richiamare i deputati del Pdl facendo leva sul rapporto personale che lo lega a molti dei dissidenti. I beninformati sulla trattativa assicurano che, almeno per quanto riguarda il Rendiconto, sarebbero stati "recuperati" i voti di due dei sei firmatari della lettera dell'Hassler: Stracquadanio e Bertolini. I quali, però, si tengono le mani ancora libere su una eventuale fiducia al maxiemendamento sul ddl di Stabilità.



Ma ciò che il governo potrebbe trovarsi ad affrontare è piuttosto la strategia della astensione. Sarebbero orientati a questo tipo di voto Destro, Gava, Antonione e pure Pittelli. Decidere di far accendere la lucina bianca significherebbe far sommare ai propri voti quelli dei dissidenti e tentare di certificare così che la maggioranza non ha più i numeri in Parlamento, e allo stesso tempo consentire il via libera del Rendiconto.

Martedì si saprà se Berlusconi ha fatto bene i suoi calcoli o se non fossero fin troppo concrete le fosche previsioni dei vertici del Pdl. Che ancora non scartano l'ipotesi che il Cavaliere non prometta di essere pronto a dimettersi dopo l'approvazione delle misure volute dall'Ue.