Squadre di operai specializzati sono già al lavoro con cacciavite e piccone per scardinare, nella Villa Reale di Monza, le targhe dei ministeri leghisti in trasferta lombarda. Breve la vita felice dei dicasteri mai aperti seppur battezzati in pompa magna dal manipolo della Val Brembana, travolti come altri edifici illustri - tipo Olgettina - dal crollo delle magnificenze dell’impero berlusconiano.
E, seppur angustiata dalle pene dello spread, la parte più sensibile dell’opinione pubblica non può sottrarsi alla trepidazione per i tanti drammi personali che si consumano tra le macerie fumanti. Basta scorrere la lista degli ormai ex ministri per cogliere la visione apocalittica di un futuro incerto e desolante.
A partire dalla Bernini, che non ha fatto in tempo a farsi stampare i biglietti da visita in francese, o da Matteoli che in ufficio continua ad arrotolare magnifiche gigantografie di un ponte sullo Stretto con cui abbellire la sala cantina-hobby di casa.
Oscillante la posizione di Brunetta, rinfrancato intimamente dal non sentirsi più dare del cretino dai colleghi, ma deluso dalla fredda accoglienza dell’ex premier alla sua ultima proposta, il taglio lineare delle escort e l’abolizione degli uffici pubblici in trenta città estratte a sorte in una qualunque puntata de “l’Eredità”.
Indeciso anche La Russa fra l’acquisizione dello spaccio della caserma “Vecchio Piave” e l’arruolamento nella “Folgore” con tuta mimetica gratuita, mentre per la Gelmini si prospetta un futuro di ricercatrice delle Università sopravvissute e di supplente part-time presso l’asilo nido “Cuore di Maria”.
Tranquillo invece Sacconi: anche se dovrà condividere il bagno con Rotondi (è in corso un apparentamento) gli è stato garantito da Marchionne in persona un ufficio alla Fiat, settore licenziamenti e mobilità coatta; mentre per Giovanardi appare certo l’approdo alla comunità di san Patrignano e di Romani si dice sia candidato all’ufficio frequenze della Rai (con voto unanime del CdA). Al di là dei singoli casi, vi sono interi settori in sofferenza: il turismo, orfano della Brambilla; l’agricoltura che senza Romano rischia di tornare fiorente; l’ambiente, privato di una Prestigiacomo così decorativa.
Per non parlare di milioni di donne, senza opportunità e guida carismatica dacchè la Carfagna potrebbe rinunciare alla sua indiscussa leadership politica.
Nell’esercito degli appiedati spiccano comunque due casi umani al limite dello strazio: Minzolini e Capezzone, accomunati dal dolore per la perdita del padrone, delle carte di credito, e dei microfoni. Una mano pietosa potrebbe venire dalla Panini, che già sta progettando un album di figurine della seconda Repubblica. In copertina Scilipoti.
Ma la tribù dei “responsabili” è abituata a far da sola, e la discussione casomai si incentra sulla scelta di dove piazzarsi: i più propendono per Porta Portese ma altri non escludono il nuovo mercato di via Trionfale.
Insomma, nello sconforto generale, spicca solo il ricordo dell’ilare volto di Gasparri, notato mentre faceva il gesto dell’ombrello verso La Russa. Ma il portavoce ha poi chiarito che nessuno gli aveva ancora spiegato che il gruppo del PdL non c’era più.
