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ieri, oggi e domani

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30 set 2011

Gilberto Oneto e il patto d’onore dal notaio tra Bossi e Berlusconi ed il "Cerchio Magico".



Tanto per intenderci, Gilberto Oneto è uno che quando detta il suo indirizzo mail non pronuncia il suffisso “it”. Al massimo lo sostituisce con itterizia. Si è iscritto alla Lega di Bossi nel 1986 e ha rinnovato la tessera fino al 2006. Architetto, giornalista è studioso dell’autonomismo delle regioni padano-alpine. Nel 1996 viene nominato responsabile dell’identità culturale nel “Governo della Padania”.

Per anni – prima di entrare in polemica con la dirigenza leghista – ha tenuto rubriche settimanali di storia identitaria sul quotidiano La Padania e su Radio Padania Libera. Per Libero ha praticamente riscritto la storia del Risorgimento in salsa leghista. Amico e collaboratore di Gianfranco Miglio, Oneto conosce la Lega da dentro.

All’Infedele di Lerner ha confermato che tra Lega Nord e Berlusconi esiste un patto firmato da un notaio in virtù del quale i dirigenti del Carroccio non potranno mai ribellarsi al Cavaliere.
 Un fatto risaputo da tutti nel partito e scritto anche in diversi libri (il primo fu Leonardo Facco nel suo ”Umberto Magno”, ndr).


Quel patto esiste. Un accordo tra due persone (Bossi e Berlusconi ndr.), che quindi non ha la valenza legale ma poco importa. Quel pezzo di carta per Bossi è un patto d’onore che verrà rispettato fino alla morte.

Quanto è costato l’accordo?
 
A Berlusconi, sembrerebbe, i soldi per saldare i debiti della Lega e per cancellare centinaia di querele che pendevano sul quotidiano di via Bellerio (che al tempo titolava: “Berlusconi, sei un mafioso? Rispondi”, mettendo in prima pagina le foto di Riina, Brusca, Bagarella, Berlusconi e Dell’Utri ndr.). 
A Bossi costa accettare e farsi andare bene le scelte più immonde.
Come quando nel ’98 alla Camera dei deputati la Lega Nord votò contro la richiesta di arresto di Cesare Previti, uomo di fiducia di Berlusconi? In qualche modo fu l’anno della svolta per la Lega che smise i panni di movimento per indossare la cravatta d’ordinanza di un partito che di “sì” in “sì” ha addirittura accettato la guerra in Libia, contravvenendo persino all’articolo 11 della Costituzione. Argomento questo che peraltro mi sembra abbia avuto poco peso anche per lo stesso presidente della Repubblica, che sulla vicenda non ha mosso un dito.

Ma tornando alla missione in Libia che senso ha andare a Pontida proclamando che ora bisogna ritirarsi? 
La dichiarazione di guerra non l’ha fatta certo Harry Potter e i leghisti di Roma dove se ne stavano? Ora si sono inventati la trovata della guerra a tempo…

Del raduno di Pontida cosa rimane?
 
Un Bossi che cerca di fare il punto su una situazione difficile in cui si è cacciato da solo. Per la prima volta in 20 anni il popolo ha interrotto il discorso del Capo – mai accaduto prima – urlando se-ces-sione. Poi quel tentativo, quasi vano, di ufficializzare il passaggio di testimone a Roberto Maroni.
Perché quasi vano? 
Perché faranno di tutto per non permetterglielo.

Chi?
 
Quelli della “banda del buco” che generalmente i giornali definiscono come quelli del “cerchio magico” fatto dalla moglie (assente a Pontida ndr) all’interno del quale stanno, come dei figuranti, i vari Francesco Belsito (tesoriere della Lega), Marco Reguzzoni, Federico Bricolo e Rosi Mauro. Bossi di tanto in tanto cerca di sfuggire a quella presa mortale perché si è reso conto che è arrivato il momento delle consegne. Sono convinto che proprio nel discorso di Pontida, quando ha parlato dei 15 anni di politica, abbia cercato di farlo capire anche a Berlusconi.

Quindi cosa accadrà?

Bossi pensa che Roberto Maroni sia l’uomo giusto, anche se non sarà mai un leader semplicemente perché non ne ha le caratteristiche. In fondo Maroni è uno che preferisce stare tranquillo, ma è l’unico che può evitare lo sfacelo della Lega. Un’altra ipotesi è che a Maroni venga almeno concesso di fare da traghettatore verso i diversi appuntamenti congressuali dove si scanneranno gli uni con gli altri. Alla fine vincerà il migliore magari proprio riuscendo a fare fuori i vari leccachiappe e cadregari.

E poi?

Poi sarà ora che anche gli altri partiti si sveglino, compresa la sinistra. Il futuro è nelle Leghe quelle che, però, a Roma non ci vanno. Parlo di identità autonome siano esse liberali, ma anche cattoliche.

Mi chiedo: che fine hanno fatto le proposte autonomiste di Cacciari e Chiamparino che sembrano rientrati nella dimensione monolitica di un partito unico. 

A lei sembra che in Catalogna stiano forse male? 
Io penso che l’autonomia farebbe bene a tutti. E guardi che in fondo i militanti della Lega sono arrabbiati perché chi è andato a Roma si è dimenticato quello che sta scritto nello statuto della Lega.

Cioè?

L’indipendenza della Padania.

Secessione?

No, quello è uno strumento e non il fine. Io parlo di autodeterminazione che, come diceva Gianfranco Miglio, significa libera scelta di stare con chi si vuole e con chi ci vuole. Quello è l’unico vero obiettivo. 
Poi però mi chiedo come sia possibile definirsi indipendentisti e contemporaneamente fare il ministro “di Polizia” dello Stato italiano.

dagospia

Velinaverde e le faide della Lega Nord. Nuovo attacco del sito internet a maroniani e “Cerchio Magico”.



«10, 100, 1000 veline verdi in tuttala Padania!». 

Le 'velinaverde', il sito web anonimo che nelle scorse settimane ha causato qualche scompiglio all'interno della Lega Nord per gli attacchi ai dirigenti lumbard, torna a farsi viva. 

E lo fa sparando a 360 gradi contro i «colonnelli»: invettive contro il ministro Roberto Maroni, il capogruppo Marco Reguzzoni, il presidente della Lega Lombarda Giancarlo Giorgietti, indiscrinatamente contro 'maroniani' e "cerchisti". «Si sono incazzati. Velinaverde ha colpito ma non ha ancora affondato» si legge. «Velinaverde è la pistola fumante della Padania. Noi non siamo né maroniani né cerchiomagisti.

Noi siamola pistola fumante della base incazzata che non ne può più di poltronieri e intrallazzi».  


I toni sono accessi e spesso volgari, ed i testi sono pieni di parolacce: «La Lega non è fatta di una massa di coglioni che tanto vota e fa votare quello che piace a bobo o a reguzzoni o a giorgetti e poi sta zitta» scrive velinaverde. 

«Velinaverde havoluto dimostrare che la base sa e è pronta a parlare».


Alcuni passaggi suonano involontariamente comici: «I paraculi che ci usano per tenere in piedi le loro cadreghe devono sapere che noi sappiamo e ora lo sanno», si legge. «La Lega è la sua base e il suo capo.
Ne abbiamo pieni i coglioni di colonnelli che tirano di qua e di là e fanno solo i loro interessi, che se ne fregano di noi, che le sparano grosse per non concludere niente». Bersaglio preferito però resta sempre il ministro Maroni conun attacco anche alla sua portavoce: «Bobo, se sei ancora leghista, molla Roma ladrona e torna ad ascoltare la tua base. Non puoi chiederci i voti e fare come la Dc o il Psi» conclude. 

«Velinaverde ha colpito e colpirà ancora. Falsi leghisti terronizzati e ladri, tremate perché diremo tutti i vostri sporchi giochi di potere e di soldi».

Il Cav: «A casa mia solo escort, a sinistra sante».



Party con la Mussolini: «Vogliono farmi fare la fine di Bettino Craxi».

Baldoria senza eccessi. Per uno abituato ai bunga bunga quasi quotidiani, la festa di compleanno deve sembrare un giorno come un altro. Ma i  75 anni di Silvio Berlusconi meritavano giusta celebrazione: via col party, basta non esagerare.
Del resto «chiunque venga a casa mia viene schedata come una escort, anche se si tratta di premi Nobel o di un primo ministro. Le persone mie ospiti sono regolarmente intercettate mentre quando sono ospiti di personaggi della sinistra sono tutte delle sante». Parola di Silvio.
Per l'occasione anche la Bbc ha pensato al premier, dedicandogli un quiz.


I SORRISI GIUDIZIARI E POLITICI. Tirato un altro sospiro di sollievo per l'archiviazione dell'accusa di aggiotaggio («i giudici mi prendono di mira, ma io ho vinto 24 volte», aveva detto), il premier, che la mattina del 29 settembre non è andato al seminario al ministero del Tesoro inviando Gianni Letta come suo 'ambasciatore' alla riunione da tempo fissata dal ministro Giulio Tremonti, si è rifugiato nella sua residenza romana dove, intorno al'ora di pranzo, l'hanno raggiunto alcuni esponenti della maggioranza per un incontro a metà tra l'isituzionale e la festicciola privata.


PRESENTI I VERTICI DEL PDL E LA LEGA. A Palazzo Grazioli sono arrivati il segretario del Popolo della libertà Angelino Alfano, il coordinatore Sandro Bondi, il parlamentare e legale del premier Niccolò Ghedini, il leader di Forza Sud Gianfranco Micciché, il capogruppo dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto e il suo vice Massimo Corsaro.


LA GIORNALISTA TEDESCA CI PROVA CON LA TORTA. Oltre agli esponenti della Lega Nord, erano presenti anche il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl, Ignazio La Russa, il Guardasigilli, Francesco Nitto Palma, il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, e il suo vice, Gaetano Quagliariello.
Tra i regali anche una torta al cioccolato con coccarda tricolore fatta personalmente da una giornalista tedesca, che l'ha portata in via del Plebiscito con la speranza di poter strappare un'intervista al premier.
C'è stato anche il tempo di un brindisi nel corso del vertice. Tutti i presenti hanno rivolto il loro augurio al Cavaliere che li ha ringraziati spiegando però di non festeggiare più il suo compleanno da quando ha compiuto 50 anni.


ACCELERAZIONE SULLA LEGGE ELETTORALE. Il Cavaliere ha regalato uno spunto sulle riforme in cantiere, almeno a quanto hanno riferito alcuni presenti durante il vertice di maggioranza a palazzo Grazioli: «Dobbiamo essere determinati ad andare avanti. C'è bisogno di imprimere una accelerazioni sulle riforme comprese quelle costituzionali e quindi anche la legge elettorale». Nel corso del vertice il premier avrebbe spiegato che se in Senato ci sarà la prima lettura della riforma istituzionale di Calderoli a quel punto si parlerà anche di legge elettorale. «A tutto questo», ha aggiunto ancora Berlusconi, «va legato il lavoro sulla delega fiscale».

La Mussolini ha organizzato la festa notturna
I bagordi del Cavaliere erano cominciati già nella serata del 28 settembre, per la verità, dopo aver testato la compattezza della sua maggioranza che ha respinto la mozione di sfiducia al ministro Romano.
Silvio Berlusconi ha lasciato Palazzo Grazioli in auto intorno alle 23. Salutati i cronisti che stazionavano in via del Plebiscito, è corso a festeggiare alla nottata organizzata da Alessandra Mussolini.


L'ENORME TORTA E LO SFOGO AMARO. Tanti gli ospiti che hanno brindato a mezzanotte con il presidente. È comparsa anche un'enorme torta con 75 candeline che il premier ha spento tra gli applausi dei presenti.
La Mussolini, raggiunta telefonicamente, per una questione di riservatezza ha preferito non parlare della festa organizzata in onore del premier. Berlusconi si è intrattenuto con diversi ospiti. Saluti, abbracci e sorrisi ma anche qualche battuta sulla situazione politica e quella personale.
Il presidente del Consiglio, hanno raccontato diversi presenti, si sarebbe sfogato sui giudici tornando a parlare di 'dittatura dei magistrati'. E ribadendo che dimostrerà la sua innocenza rispetto alle accuse che gli vengono riversate contro. 

Silvio come Bettino: «I magistrati vogliono farmi fare la fine di Craxi»
Nel suo giorno Berlusconi si è lasciato andare. Tutta la rabbia contro ciò che gli rema contro: la magistratura. «Di fronte ad una dittatura dei giudici è difficilissimo e addirittura inutile governare», ha detto il Cavaliere ai presenti.


«COSÌ È INUTILE GOVERNARE». Ce l'hanno tutti con lui, che subisce impotente: «Il presidente del Consiglio in questo Paese», ha proseguito il premier, «non ha nessun potere e anche quando viene promulgata una legge, se questa non piace a certi magistrati, loro fanno ricorso alla Corte costituzionale, un'istituzione di sinistra visto che la maggioranza dei suoi componenti è stata nominata dagli ultimi tre presidenti della Repubblica di sinistra».


«NESSUNO SULLA TOMBA DI TOGLIATTI E BERLINGUER». Insomma, l'obiettivo è farlo fuori. «Bettino Craxi è stata una grande guida per l'Italia tant'è vero che ogni anno 20 mila persone vanno a deporre garofani sulla sua tomba, questo non succede sulla tomba di Togliatti né di Berlinguer», ha detto Berlusconi in versione revisionista.
 «Eppure chi ora è nel Pd, ma all'epoca era nel Pci insieme a certi magistrati e a certa stampa, non gli ha permesso di tornare in Italia a curarsi, lo hanno ucciso».
Silvio come Bettino: «Quegli stessi magistrati vogliono farmi fare la stessa fine, perché se i pm sbagliano non pagano ma vengono promossi».


«IO, FUORICLASSE CONTRO IL DEFAULT». Infine spazio anche all'ottimismo: «Pensate se a guidare l'Italia ci fossero Bersani, Di Pietro e Vendola. Una squadra che non ha un fuoriclasse. Vedete invece il Milan che con Ibrahimovic vince la partita. Io sono un fuoriclasse che ha salvato l'Italia dal default preparato da Romano Prodi quando ha permesso il cambio lira-euro», si è auto-celebrato il premier.

29 set 2011

Scrive al Corriere il sindaco leghista a Macherio: “Tradito dalla mio partito, la Lega Nord".



É difficile mandare giù bocconi amari, 
gli ultimi su Milanese e Romano.

Caro Direttore,
sono un sindaco leghista che si è stancato di mandar giù bocconi amari e si è accorto di come sia terrificante oggi il potere della Lega. 

Vengo da una militanza ventennale e da due anni e mezzo faccio il sindaco a Macherio. Stipendio mensile 920 euro netti al mese, di cui 100 vanno nelle casse del partito. Sono avvilito, incazzato, mi sento tremendamente preso in giro: sono impegnato tutto il giorno (e la sera) a cercare di tenere sotto controllo tutti i problemi di un paese di 7.200 abitanti, dal patto di stabilità agli edifici comunali disastrati, alla crisi che attanaglia famiglie normali e mettiamoci pure le varie lamentele che raccolgo dai cittadini ogni momento che cammino per strada o vado al bar.

Ho anch'io i miei sospetti sui mille interessi della Lega, ma ormai la tenaglia probabilmente ricattatrice del premier ci sta portando alla deriva, sia come Italia che come Lega. Mi prende una profonda tristezza nel vedere traditi i miei ideali di onestà, rettitudine e coerenza di idee, tristezza che sconfina in grande delusione. 
Ho preso la mia prima tessera da simpatizzante nel 1989, per poi diventare militante e segretario di sezione di Triuggio e Besana nel 1991. 
Giustizia fiscale, equità fra Nord e Sud, la famosa gallina dalle uova d'oro etc etc... Non ho mai cavalcato slogan razzisti o partecipato a quel seminare paura del «diverso» nei miei anni da militante. 
A Macherio abbiamo una moschea, che per ora riesco a tenere chiusa per motivi di sicurezza legati ai Vigili del fuoco: queste scelte rientrano nelle linee della Lega ed anche nelle mie, ma non eccedo nei termini o nello spaventare i cittadini su chissà quali paure. La Lega mi ha anche dato soddisfazioni, ma ad oggi mi diventa molto difficile continuare a «mandare giù» tutti i bocconi amari: gli ultimi, quelli su Milanese e ieri sul confermare la fiducia ad un ministro indagato per concorso in associazione mafiosa. Oltretutto un ministro che ha tradito il proprio partito che lo ha eletto a Roma per far da salvagente al governo.
Traditore è chi guadagna poltrone, non chi le perde. Dall'interno poi vedo troppi «furbi» che si azzuffano per le poltrone, ovviamente imbottite di stipendi, magari due, magari tre, e così via. 
Forse ad oggi il Potere che ha la Lega è cosi forte da imporre certe scelte, ma quando questa logica sconfina nel salvare chi fa il furbo e si arricchisce alle spalle degli altri, allora mi sento ferito nella mia dignità di uomo e di padre. Ad esempio, non posso accettare che dal palco di Venezia il ministro Calderoli abbia detto ai sindaci che «senza la Lega non siete niente e ritornerete polvere». 
Non può denigrare in questo modo chi lavora per il bene del popolo e soprattutto per dare della Lega una bella immagine, quella che si meriterebbe. Forse anche lui prima di fare il ministro avrebbe fatto meglio a ricoprire l'incarico di sindaco, in modo da capire che non siamo qui a «pettinare le bambole».
Giancarlo Porta
, Sindaco di Macherio (Lega Nord)

Ministro Romano, baciamo le mani…



Saverio Romano forever. 

Perchè ci vuole consapevolezza di ciò che si è veramente per ostentare, nell’immediatezza di un voto di sfiducia così pesante, la sicurezza e l’arroganza che ieri era dipinta sulla faccia del titolare con riserva (ma l’aveva sottolineato Napolitano) delle Politiche Agricole; un giro del Transatlantico e un colpo d’occhio ai movimenti dei deputati intorno “al condannato” (o al festeggiato) facevano capire meglio di una conta dei deputati come sarebbe andata a finire.

E, infatti, non è successo nulla. Proprio nulla, inutile sperare in un gesto di dignità da parte di questa classe politica. Come un vero boss di partito, il ministro - tranquillo e sorridente - veniva omaggiato, riverito, quasi blandito dai suoi colleghi deputati. 

Per nulla preoccupato della mozione di sfiducia delle opposizioni che pendeva sulla sua testa, ha passato la mattinata a prendersi pacche sulle spalle, a distribuire sorrisi, a ricevere gli amici deputati seduto sui divanetti. Una vera e propria fila ad attendere di potergli strappare una frase, una battuta, un’emozione. A turno, composti come si fa davanti a un’autorità, tanti colleghi parlamentari hanno chiesto udienza al ministro (con riserva), che da vero “mammasantissima” di Montecitorio ha ascoltato tutti, chiacchierato con tutti, anche “benedetto” scherzosamente qualcuno che gli ha sussurrato i giudici non l’avranno vinta, vedrai…”.

Bello quando si può contare sugli amici, specie nei momenti di difficoltà, quando fuori tutto sembra congiurare contro di te. 
E Francesco Saverio Romano di amici ne ha davvero. Al punto di non preoccuparsi affatto dell’imputazione coatta del gip della procura di Palermo e della richiesta di rinvio a giudizio che lo rende formalmente imputato di concorso in associazione mafiosa. Mancava solo, ieri mattina, che qualcuno gli baciasse le mani. No, non c’era nulla di cui preoccuparsi, la parte destra dell’emiciclo di Montecitorio lo rispettava e continuerà a farlo.

Lui, poi, non è un ministro qualsiasi, è anche leader di un partito, il Pid. E che cos’è il Pid? E’ una componente di Popolo e Territorio, quell’accozzaglia di deputati che vengono genericamente chiamati Responsabilie che hanno garantito la sopravvivenza al governo Berlusconi. In che modo lo sanno tutti. E con il Pid, controlla ben cinque voti, vera bombola d’ossigeno per un governo che viaggia sempre sul filo e che va sotto in Aula un giorno sì e l’altro pure. 

Non è solo il governo di Scilipoti e Razzi (pure lui in fila a rendere omaggio all’uomo di Palermo), ma anche il governo di un ministro (con riserva) accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Mizzeca, che meraviglia!

Da Milanese a Romano: la Lega non fa sconti e salva tutti!



Mozione di sfiducia contro il Ministro delle Politiche Agricole, Saverio Romano. Ecco il testo dell’intervento dell’on.le Antonio Borghesi (Idv):

Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, per l'ennesima volta, per troppe volte da questa legislatura, quest'Aula ha dovuto occuparsi di un tema, il rapporto tra etica e politica. 
Voglio dire subito che l'etica non ha nulla a che vedere con la legge penale e con il codice penale.
Non interessano, perciò, in questo caso, le prove penali.
 Il collega del PdL che parlerà più avanti ci dirà che siamo in presenza non di condanne, ma di semplici indagini. Non è questo il problema. Tutto ciò nulla ha a che vedere con l'etica e con il rapporto tra etica e politica perché, prima di qualunque codice penale, ne esiste un altro che si chiama codice morale e che non ha bisogno dello stesso tipo di prova di quello penale.

Questo ha ricordato proprio ieri a tutti gli italiani il cardinale Bagnasco e lo ha fatto in base al codice morale della religione cattolica. Il cardinale ha parlato ai cattolici, ma anche ai non credenti, come me ad esempio, proprio perché quel codice morale che lui ha citato si sovrappone, in larga parte, ad un codice morale universale.
 Nei Paesi civili non vi è bisogno di leggi per fare valere il codice morale perché la gente si dimette prima.

È inutile che stia a ricordare quanti casi simili abbiamo avuto. Penso ai ministri della Svezia che si sono dimessi, addirittura, per non avere pagato il canone televisivo o i contributi del personale di servizio, per non parlare di un ministro francese che si è dimesso perché con i soldi dello Stato si pagava un appartamento di 600 metri quadrati vicino agli Champs-Élysées, o del ministro del lavoro britannico che si è dimesso per non avere dichiarato di avere preso 103 mila sterline di donazione, o dei ministri del Governo Obama che non sono diventati ministri proprio perché si erano dimenticati, soltanto, di segnalare che avevano ricevuto gratuitamente servizi come un'autovettura.

Persino in Grecia è capitato che un ministro indagato si sia dimesso. Non parliamo poi del caso del ministro tedesco che si è dimesso perché si è scoperto che aveva copiato la tesi di laurea, o dei ministri e sottosegretari francesi che si sono dimessi perché avevano messo in conto allo Stato delle scatole di sigari!
Ho parlato prima del Ministro tedesco della difesa, Theodor Zu Guttenberg, che si è dimesso per avere copiato la tesi di dottorato, che ha persino rinunciato al titolo di studio e, successivamente, ha dato le dimissioni. Non dimentichiamoci, poi, del Primo Ministro israeliano che si è dimesso perché indagato e ha dichiarato «sono grato di vivere in un Paese dove anche un Primo Ministro si deve dimettere quando è indagato per atti di corruzione». Così si fa laddove il codice morale viene prima!


In questo caso, nella nostra Italia, abbiamo solo due casi di ministri che si sono dimessi: il Ministro Scajola ed il Ministro Brancher. Penso che a questo punto si considereranno, probabilmente, dei «fessacchiotti» visto che tutti gli altri sono sempre stati salvati.
Può, allora, chi ha assunto comportamenti come quelli di Saverio Romano ricoprire il ruolo di Ministro della Repubblica? Penso che a tutti noi possa capitare di stringere la mano di qualche delinquente o di qualche mafioso, soprattutto quando sono al di fuori del loro territorio, ma se io frequento e ho incontri ripetuti e dimostrati con delinquenti e mafiosi incorro nella violazione di quel codice di cui sopra, quel codice che è necessario rispettare. 
Nel caso del Ministro Romano i magistrati hanno chiesto il rinvio a giudizio con la motivazione che Romano avrebbe, consapevolmente e fattivamente, contribuito al sostegno ed al rafforzamento dell'associazione mafiosa. Questa accusa nasce da rapporti presunti, ma anche dimostrati, con esponenti di Cosa Nostra tra i quali Angelo Siino, Giuseppe Guttadauro, Girolamo Miceli, Antonino Mandalà, Francesco Campanella. Qualcuno tra questi avrebbe persino affermato: «Abbiamo nelle mani Saverio Romano». Frequentazioni di questo genere fanno scattare una condanna morale, non importa se seguirà o meno quella penale.

Persino il Presidente della Repubblica ha espresso delle riserve sulla sua nomina proprio per via di questi provvedimenti.
La cosa davvero sorprendente, mi permettano alcuni colleghi, è la posizione della Lega Nord su questo tema.


Io voglio ricordare che proprio oggi un loro esponente, il professor Fruscio, più volte parlamentare ed esponente, per conto della Lega Nord, di importanti incarichi in grandi aziende pubbliche, ha dichiarato: questa è la prima volta dal 1946 che ci troviamo di fronte ad una richiesta per sospetta associazione mafiosa.

Come può la Lega - cioè il suo partito - nel nome della tenuta del Governo accettare un Governo che è tenuto in piedi da un indiziato di mafia? Come può un Ministro dell'interno dire: finiamola con questi pettegolezzi della procura!

Questo lo dice il professore Fruscio, esponente della Lega Nord, e dice anche: vorrei tornare alla vecchia Lega. 
Tutti sanno che il sottoscritto, più di quindici anni fa, ha avuto per qualche anno rapporti di vicinanza con la Lega Nord, ma a quel tempo mai sarebbe capitato - o poteva capitare - che la Lega Nord approvasse o sostenesse situazioni di questo tipo, perché si sarebbero rivoltati i militanti e gli elettori.
E, invece, in questa legislatura, la Lega Nord con i suoi voti determinanti ha salvato il sottosegretario Cosentino (concorso esterno in associazione di stampo camorristico), ha salvato il sottosegretario Bertolaso (cricca della Protezione civile), ha salvato il deputato Angelucci (associazione a delinquere, concorso in truffa aggravata e falso in atto pubblico), ha salvato il deputato Verdini (abuso di ufficio), ha salvato il deputato Milanese (rivelazioni segreti di ufficio, a corruzione propria ed associazione a delinquere), ha salvato l'ex Ministro Lunardi (corruzione).

Allora a ci sarà pure un voto di scambio, come si dice, per gli allevatori, ma io credo che gli elettori della Lega Nord siano molti di più di quegli allevatori. 

E siccome le elezioni, vicine o lontane che siano, ci saranno a breve, credo che a questo partito in qualche modo sarà difficile documentare come hanno salvato e stanno salvando personaggi, che -  per il codice morale - non hanno alcun diritto di rivestire le cariche che rivestono).