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ieri, oggi e domani

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7 set 2011

Camusso: «Svendono l’Italia»

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È una piazza dei Cinquecento rossa di bandiere, rabbia e indignazione, quella che dalle 8 di mattina accoglie i partecipanti alla manifestazione Cgil di Roma. 
Uno dei cortei più importanti tra quelli che, nella giornata di sciopero indetto dal sindacato di Corso d’Italia, attraverseranno cento città per concludersi con il comizio di Susanna Camusso.

Il clima di esasperazione si percepisce da subito. «Dovevo andare in pensione quest’anno - attacca Alberto che lavora nella sanità - e invece mi hanno bloccato per almeno altri due anni. Perché a pagare dobbiamo essere sempre e solo noi?» Antonietta, infermiera di un ospedale pubblico, ammaina per un attimo la sua bandiera rossa e aggiunge: «I sacrifici li vogliamo fare, ma sarebbe stato più giusto farli tutti insieme: invece i tagli hanno colpito i più deboli». 
Oltre all’iniquità della manovra c’è un altro argomento che domina nelle parole dei manifestanti, ed è il rapporto con gli altri sindacati confederali. «A livello di base - dice Filippo, operaio Fiom di Roma Sud - i rapporti con i delegati di Fim-Cisl e Uilm-Uil sono buoni: loro sono d’accordo con noi più che con i loro vertici. Le posso assicurare che molti di loro oggi sono qui in piazza». Gli fa eco Roberto, che lavora nelle tlc. «Molti iscritti a Cisl e Uil - afferma - hanno deciso di stare qui, anche se non si faranno notare, perché lo sciopero è l’unico modo per farci sentire».
Il cahiers di doléances continua con Marco, professore associato dell’Università Tor Vergata, che veste una scintillante t-shirt rossa e in maniera pacata spiega: «Gli atenei ormai sono talmente senza fondi che si preparano a mettere in campo strategie ancora più restrittive di quelle indicate dal ministero. Scioperare non è mai facile, soprattutto in un periodo di crisi, ma in questo momento non si può fare altro». 
Intanto il corteo comincia a muoversi con una folla che qualche occhio esperto quantifica in 30-40mila partecipanti. Ad aprire il serpentone ci sono due macchine di taxisti romani, con un proprio striscione. Sembra una scelta insolita, considerando che la categoria nella Capitale è notoriamente schierata su un fronte politico opposto alla Cgil. «Forse lei non sa - spiega allora Canio Calitri, segretario della Fiom Lazio - che negli anni Settanta le manifestazioni di protesta venivano aperte sempre da lunghe file di taxi gialli, in considerazione del fatto che il sindacato vantava in quella categoria una forte militanza. Oggi non è più così, ma non ci dispiace che ad aprire siano loro».

Tra i manifestanti c’è anche Mathias, giovane operaio del Togo che lavora in una cooperativa di servizi presso la Fiera di Roma. «Io ho un contratto a tempo indeterminato - confida - ma se l’attività delle cooperative viene messa in difficoltà dalla manovra, rischio di restare senza lavoro». 
E c’è anche Federico, dello Spi, il sindacato pensionati della Cgil. «Veniamo da Roma Est - racconta - e siamo qui perché le cose stanno andando a rotoli. Stamattina anche persone di 80 anni hanno fatto di tutto per salire sull’autobus e venire alla manifestazione, perché abbiamo voglia di far sentire la nostra voce: sennò ce ne stavamo al bar a parlare della Roma e della Lazio. Qui bisogna che comincino a far pagare chi ha i grandi patrimoni e la smettano di prendersela con i più deboli». 
Una delle sorprese maggiori della giornata è Giovanna, che confessa apertamente di essere iscritta alla Uil e mi mostra anche la tessera. Quando le chiedo se si sente a disagio in una manifestazione della Cgil risponde in modo schietto: «Nun me ne po’ fregà de meno! Io credo che in questo momento siano a rischio i nostri diritti e quindi mi sento di voler protestare. E le dico di più: qui è pieno di iscritti alla Cisl e alla Uil. E sarebbe ora che i sindacati confederali anche a livello dirigenziale ritrovassero l’unità».
Intanto il corteo giunge sotto il Colosseo, dove vengono resi noti i dati sull’adesione allo sciopero, pari al 60 per cento. Poi il via al comizio della Camusso, che non risparmia critiche al governo, definito «inaffidabile», capace «in questi tre anni solo di portarci più a fondo nella crisi». Parla di una manovra «incivile e insopportabile, perché si accanisce su lavoratori e pensionati». Chiede apertamente l’introduzione di una patrimoniale e la messa a punto di una politica del lavoro che abbia al centro i giovani. Minaccia ricorsi alla Consulta e alla Corte di Giustizia contro le misure anticostituzionali che dovessero essere approvate, a cominciare dall’articolo 8 sui licenziamenti. 
Quanto ai rapporti con Cisl e Uil, Camusso chiede ai due sindacati confederali di prendere posizione contro la manovra. Dopo che, a chi gli aveva chiesto conto delle parole di Bonanni che aveva parlato di sciopero demenziale, aveva risposto che il segretario della Cisl è «sull’orlo di una crisi di nervi». 
Citando infine lo slogan di una manifestazione di qualche tempo fa, la leader Cgil ammonisce: «Se non ora quando: si deve dire di no a questa manovra oggi, perché è ancora possibile cambiare un testo che svende l’Italia. E fermare questo governo».