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ieri, oggi e domani

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31 ago 2011

Rischio fallimento.



Berlusconi soddisfatto. Giallo sulla copertura finanziaria: mancano quattro miliardi
Le “unanimi determinazioni” di Arcore sollevano un dubbio atroce: che i partecipanti al vertice abbiano completamente smarrito il filo che lega - meglio, dovrebbe legare - le loro decisioni al rischio di fallimento del debito pubblico italiano, capace di trascinare con sè l’intero edificio dell’euro.

Il contributo di solidarietà? Non ce n’è più bisogno: basterà sostituirlo con l’eliminazione di «intestazioni e interposizioni patrimoniali». 
Risparmi sulla spesa degli enti locali? Sostituiti - se capisco - dalle maggiori entrate derivanti dalla partecipazione degli stessi alla “lotta all’evasione”.

Prima di venire ai conti (che certamente non tornano), una osservazione di carattere generale: ma come sperano, i protagonisti dell’incontro di Arcore, di trasmettere agli italiani il senso della drammaticità della situazione, dell’enormità del rischio che incombe, dell’urgenza di cambiamenti radicali, se si comportano come se stessero discutendo di una delle tante manovrine estive, ciascuno difendendo un suo (spesso presunto tale) orticello e proponendo di spostare l’attenzione sull’orticello dell’altro (o presunto tale)?

Se la crisi che abbiamo di fronte è innanzitutto crisi di fiducia, la risposta deve venire dalla capacità della politica di fornire una guida credibile, uno stabile riferimento sia nella fase di determinazione degli obiettivi, sia in quella di definizione delle scelte necessarie a conseguirli. Ma il convento della politica, oggi, passa - in Europa - il vertice Merkel-Sarkozy, confusi e incerti tra maggiore integrazione (l’armonizzazione della tassazione di impresa) e resistenza alla gestione europea del debito (no agli eurobond). 
E, in Italia, un governo che dispone il contributo di solidarietà, poi passa una settimana a discutere di aumento dell’Iva per compensare la scomparsa di risparmi di spesa; e infine elimina il primo, facendo dell’aumento dell’Iva una clausola di salvaguardia da usare quando ... le misure della manovra si riveleranno insufficienti allo scopo.

La verità è che il vertice di Arcore ha deciso di correggere la manovra - uscita debole e squilibrata dal Consiglio dei Ministri -, ma lo ha fatto rendendola ancora più debole e squilibrata. Più debole: il contributo di solidarietà e i tagli agli enti locali - per criticabili che fossero (e lo erano parecchio) - assicuravano tuttavia entrate e risparmi certi: non si può dire la stessa cosa dei «maggiori poteri e responsabilità nel contrasto alla evasione fiscale» che prenderanno il posto dei secondi. Mentre ci sono ancora più solide ragioni per dubitare che imperscrutabili (almeno per ora) “misure fiscali finalizzate ad eliminare l’abuso di intestazioni e interposizioni patrimoniali” possano compensare il venir meno di un gettito ingente (1,6 mld nel 2013 e altrettanti nel 2014) come quello associato al contributo di solidarietà. 
Risultato: la manovra uscita dalla villa di Arcore vale meno, in termini di correzione degli andamenti di finanza pubblica di quanto valeva prima. I mercati non se ne accorgeranno? 
Improbabile. 
Le decisioni di Arcore accentuano poi il già gravissimo squilibrio della manovra, tra il contributo delle maggiori entrate e quello delle minori spese. Il Documento di economia e finanza “prometteva” un rapporto 75 a 25. Inteso come 75 da minori spese e 25 da maggiori entrate. Con un impressionante testa-coda, il decreto - manovra, nella versione originaria, rovesciava il rapporto: 60 da maggiori entrate e 40 da minori spese (audizione Banca d’Italia, ieri, in Senato). Ma, nell’anno cruciale 2013, il rapporto era addirittura 70 a 30. Ora, con l’intesa di Arcore - stando al comunicato finale - si arriverà, in quello stesso anno, a 75 a 25. 
Poco male, perchè restano inalterati i saldi? Assolutamente no. A parità di correzione, manovre che accrescano la pressione fiscale sono molto più recessive di quelle che tagliano la spesa corrente. Con le correzioni ipotizzate ieri - e senza conteggiare gli aumenti di tasse che verranno decisi in sede locale - la pressione fiscale nel 2013 sfiorerà il 45 per cento del Pil. Il record assoluto nella storia repubblicana. 
E pensare che tutto era cominciato, nel 1994, con “meno tasse per tutti ...”. È possibile correggere questo squilibrio? Certamente sì. Berlusconi e Tremonti dovrebbero semplicemente approvare un emendamento Pd, che realizza risparmi di spesa - via spending review, bilancio basato a zero e rivoluzione efficientista della Pa - almeno doppi rispetto a quelli previsti nel decreto. 
Un’operazione difficile da fare perchè “disturba” troppi? Certo, difficilissima. Ma c’è o no il rischio che il debito pubblico italiano fallisca? 

30 ago 2011

Berlusconi e Bossi riscrivono la manovra
e sulle pensioni il Senatùr batte in ritirata.




Addio al contributo di solidarietà, nessuna modifica all’Iva, riduzioni dei benefici fiscali per le società cooperative, ridotti di due miliardi i tagli agli enti locali. 


Ma soprattutto un annuncio che sa di bluff: “Abolizione di tutte le province e dimezzamento del numero dei parlamentari per via costituzionale”. 


Cioè con tempi lunghissimi per via del doppio passaggio nei due rami del Parlamento, con maggioranza qualificata per evitare il referendum. 


E poi un intervento tutt’altro che leggero sulle pensioni, calcolate solo “in base agli effettivi anni di lavoro”, escludendo servizio militare o anni universitari. 


Dalle prime indiscrezioni sulle modifiche alla stangata decise nel faccia a faccia-fiume tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi esce l’immagine di una manovra stravolta. E pensare che, solo una settimana fa (era il 22 agosto), il Senatùr affidava al fido Calderoli il diktat della Lega in un comunicato ufficiale: “No secco, da scrivere sul marmo, a interventi sulle pensioni. Le norme contenute nel decreto legge non sono suscettibili di modifica vista l’intesa raggiunta a riguardo tra Bossi e Berlusconi”. 


Il leader leghista per tutto il mese, a più riprese, ha espresso la sua ferma resistenza a interventi sul sistema previdenziale. Propositi che non hanno avuto alcun seguito nella discussione di oggi.

Oggi ci si aspettava un incontro lungo, ma nessuno immaginava che i due restassero chiusi per sette ore a villa San Martino: dalle 11 alle 18. Pochi giorni fa, dopo un dibattito a Bergamo, il segretario Pdl Alfano, il ministro dell’Interno Maroni e il ministro per la Semplificazione Calderoli (tutti e tre presenti all’incontro, insieme al ministro Tremonti) avevano detto che sulla manovra era già stata trovata “la quadra”. 


Insomma, nelle intenzioni degli aspiranti leader dei due partiti, tutto era stato risolto. Ma non avevano ancora fatto i conti con il Cavaliere e il Senatùr, e soprattutto con il superministro dell’Economia (che al termine del vertice ha commentato: “Molto bene”). A questo punto, ammettendo che alla fine l’accordo si sia trovato davvero, appare sempre più probabile l’ipotesi meno gradita alle opposizioni, cioè un maxiemendamento che si accompagnerebbe a un voto di fiducia. Il comunicato finale di Palazzo Chigi spiega che “il governo e il relatore presenteranno le relative proposte emendative, aperti al confronto con l’opposizione nelle sedi parlamentari”. 


L’ipotesi di un relatore, appunto, presuppone l’ipotesi di un unico emendamento blindato da votare in aula.


La Lega cede: si interverrà sulle pensioni.



ABOLIZIONE DI TUTTE LE PROVINCE (?)
DIMEZZAMENTO PARLAMENTARI (?)
ACCORPAMENTO DEI COMUNI DAL 2013

La riunione di maggioranza presieduta dal Presidente Silvio Berlusconi, informa una nota del governo, si è conclusa con le seguenti «unanimi determinazioni»:

1) Interventi di natura costituzionale:

- dimezzamento del numero dei parlamentari;

- soppressione delle province quali enti statali e conferimento alle regioni delle relative competenze ordinamentali.

2) Il decreto dovrà essere approvato nei tempi previsti e a saldi invariati con le seguenti principali modifiche:

- sostituzione dell'articolo della manovra relativo ai piccoli comuni con un nuovo testo che preveda l'obbligo dello svolgimento in forma di unione di tutte le funzioni fondamentali a partire dall'anno 2013 nonchè il mantenimento dei consigli comunali con riduzione dei loro componenti senza indennità o gettone alcuno per i loro membri;

- riduzione dell'impatto della manovra per comuni, province, regioni e regioni a statuto speciale. Attribuzione agli enti territoriali di maggiori poteri e responsabilità nel contrasto all'evasione fiscale con vincolo di destinazione agli stessi del ricavato delle conseguenti maggiori entrate;

- sostituzione del contributo di solidarietà con nuove misure fiscali finalizzate a eliminare l'abuso di intestazioni e interposizioni patrimoniali elusive nonchè riduzione delle misure di vantaggio fiscale alle società cooperative;

- contributo di solidarietà a carico dei membri del parlamento;

- mantenimento dell'attuale regime previdenziale già previsto per coloro che abbiano maturato quarant'anni di contributi con esclusione dei periodi relativi al percorso di laurea e al servizio militare che rimangono comunque utili ai fini del calcolo della pensione.

Il governo e il relatore, conclude la nota, presenteranno le relative proposte emendative, aperti al confronto con l'opposizione nelle sedi parlamentari.

TREMONTI, «MOLTO BENE»
«Molto bene»: così il ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, commenta i risultati del vertice Pdl-Lega Nord sulla manovra svoltosi ad Arcore.

GOVERNO APERTO AL CONFRONTO
CON OPPOSIZIONI SU EMENDAMENTI
«Il governo e il relatore presenteranno le relative proposte emendative, aperti al confronto con l'opposizione nelle sedi parlamentari». È quanto si legge nella nota del governo, diffusa al termine del vertice di Arcore relativo alle proposte emendative alla
manovra.

CROSETTO: SEMBRA CHE FRONDISTI
ABBIANO OTTENUTO QUALCOSA...
«Via il contributo di solidarietà, intervento sulle pensioni, ok all'emendamento Crosetto sul taglio del 25% della P.A., vendita del patrimonio. Sembra che i frondisti abbiano portato a casa qualcosa». È quanto afferma il frondista del Pdl Guido Crosetto, commentando l'esito del vertice di Arcore.

SALVI PICCOLI COMUNI
MA CON FUNZIONI UNITE E RIDOTTI TAGLI
Sono salvi dall'accorpamento i piccoli comuni ma dovranno svolgere in forma di unione le funzioni fondamentali. È questa una delle modifiche alla manovra su cui è stato trovato l'accordo nel vertice di maggioranza ad Arcore. «Sostituzione dell'articolo della manovra relativo ai piccoli comuni con un nuovo testo che preveda l'obbligo dello svolgimento in forma di unione di tutte le funzioni fondamentali a partire dall'anno 2013 - si legge nella nota del governo - nonchè il mantenimento dei consigli comunali con riduzione dei loro componenti senza indennità o gettone alcuno per i loro membri». Prevista anche la «riduzione dell'impatto della manovra per comuni, province, regioni e regioni a statuto speciale» e l'«attribuzione agli enti territoriali di maggiori poteri e responsabilità nel contrasto all'evasione fiscale con vincolo di destinazione agli stessi del ricavato delle conseguenti maggiori entrate».

IVA RESTA INVARIATA
Nessuna modifica all'Iva. È quanto sarebbe emerso dal vertice di maggioranza ad Arcore. «Al momento non è previsto un intervento in tal senso», spiega una fonte di maggioranza.

PIÙ POTERE A ENTI TERRITORIALI
CONTRO EVASIONE FISCALE
L'impatto della manovra per Comuni, Province, Regioni e Regioni a statuto speciale sarà ridotto. È quanto deciso oggi durante il vertice di maggioranza, presieduto dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che si è svolto ad Arcore. Il vertice ha deciso per «l'attribuzione agli enti territoriali - si legge nella nota diffusa da Palazzo Chigi - di maggiori poteri e responsabilità nel contrasto all'evasione fiscale con vincolo di destinazione agli stessi del ricavato delle conseguenti maggiori entrate».

MENO TAGLI AGLI ENTI LOCALI
MENO VANTAGGI FISCALI E INTERVENTO SU PENSIONI
Due miliardi di euro in meno per i tagli agli enti locali. È quanto sarebbe stato stabilito nel corso della riunione di maggioranza ad Arcore. Le risorse recuperate per «diminuire le sofferenze per gli enti locali», viene spiegato da fonti di maggioranza, sarebbero reperite da una rimodulazione dei vantaggi fiscali ed un intervento sulle pensioni.

C'È LA ROBIN TAX E STRETTA
SU SOCIETÀ COMODO
C'è anche la Robin tax nella manovra che approderà in Parlamento i cui contenuti sono stati modificati nell'incontro di maggioranza. È prevista anche una stretta sulla società 'di comodò. «C'è stato - spiega uno dei partecipanti al vertice ad Arcore - un ottimo lavoro di squadra».

PENSIONI, ANZIANITA' SOLO
SU ANNI EFFETTIVI DI LAVORO
Resta in vigore il regime previdenziale ma per l'anzianità ci si baserà solo sugli effettivi anni di lavoro. È quanto stabilito dal vertice di maggioranza ad Arcore: mantenimento dell`attuale regime previdenziale già previsto per coloro che abbiano maturato quarant`anni di contributi con esclusione dei periodi relativi al percorso di laurea e al servizio militare che rimangono comunque utili ai fini del calcolo della pensione. Lo comunica Palazzo Chigi con una nota.

BOSSI LASCIA ARCORE
SENZA FARE DICHIARAZIONI
Poco prima aveva lasciato la villa il ministro della Semplificazione normativa, Roberto Calderoli.

AUMENTO DELL'IVA SARA' COLLEGATO
ALLA RIFORMA DEL FISCO
Nessun aumento dell'Iva nella manovra economica. È quanto è stato deciso nel vertice di maggioranza di Arcore, secondo quanto si apprende. L'aumento dell'imposta sul valore aggiunto sarà prevista invece nella delega fiscale.

DDL COSTITUZIONALE
PER SOPPRESSIONE PROVINCE
Il governo darà corso a un ddl costituzionale per la «soppressione delle province quali enti statali e il conferimento alle regioni delle relative competenze ordinamentali». Lo riferisce una nota di Palazzo Chigi al termine del vertice di maggioranza presieduto dal premier Silvio Berlusconi.

VIA SUPERTASSA, ECCO MISURE
ANTI-ELUSIONE E SU COOP
Nella manovra economica il contributo di solidarietà sarà sostituito «con nuove misure fiscali finalizzate a eliminare l'abuso di intestazioni e interposizioni patrimoniali elusive nonché riduzione delle misure di vantaggio fiscale alle società cooperative». Lo riferisce di Palazzo Chigi al termine del vertice di maggioranza ad Arcore.

CANCELLATO CONTRIBUTO SOLIDARIETÀ
Il contributo di solidarietà sui redditi più alti sarà cancellato dalla manovra, ma resterà in vigore solo per i redditi dei parlamentari. È quanto deciso dal vertice di maggioranza di Arcore, secondo quanto si apprende da fonti presenti all'incontro.

SI INTERVIENE SULLE PENSIONI
Abolizione del contributo di solidarietà che sarà sostituito con un intervento sulle pensioni. È quanto stabilito, secondo quanto si apprende, nel corso del vertice di maggioranza ad Arcore.

RIDOTTI VANTAGGI FISCALI COOP
Una riduzione dei vantaggi fiscali per le società cooperative. È quanto sarebbe stato stabilito nel corso del vertice di maggioranza ad Arcore.

ROBIN TAX NON SOLO PER ENERGIA
L'aumento della Robin tax deciso nella manovra non dovrebbe riguardare solo le società energetiche. È il parere dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas in una segnalazione inviata al governo e al Parlamento. «In linea generale, - si legge nella nota - si ritiene che il settore dell'energia non sia oggi caratterizzato da fondamentali tali da giustificare che l'aumento dell'Ires sia circoscritto al solo settore energetico. Ciò anche in ragione della fondamentale rilevanza che gli investimenti in questo settore rivestono per la competitività dell'intera economia del Paese».

29 ago 2011

Riduciamo le spese e prendiamo gli evasori? No! Noi aumentiamo le tasse.



Il gangster Al Capone fu inchiodato e messo in carcere nell'America degli anni 30 solo grazie al reato di evasione fiscale. Era riuscito a farla franca a omicidi, pizzi ecc. Non riuscì però a superare lo scoglio dell'Erario Americano (IRS), quello sì che è serio.
Ancora oggi il reato di evasione fiscale è paragonato negli USA alla stregua di un omicidio, forse anche più grave perché chi evade fa un danno all' intera collettività. Il cittadino americano non si pone il problema di non pagare le tasse. Deve farlo e basta. I sistemi in possesso al fisco sono tali che non puoi sfuggire. Se hai uno yacht ed una villa non puoi guadagnare meno di un tot di dollari. Semplice. Chi evade è un delinquente.
In Italia (quella piccola) l'evasore è invece una persona persino da ammirare.
In Spagna: autostrade capillari su tutto il territorio e gratuite, mezzi pubblici super efficienti, stessi farmaci che costano 1/3 che da noi, senso civico che la metà basta ecc. Lo stesso dicasi per Germania, Austria, Belgio, UK, dove ci sono stato spessissimo per lavoro, oltre che un primo ministro che ammette in pubblico di non riuscire a far fronte alla crisi economica e che per questa ragione uscirà dalla scena politica avendo persino chiesto elezioni anticipate.
I politici, soprattutto quelli della Lega stanno pensando a come potersi ripresentare nel 2013. Aizzeranno qualche cavallo di troia con il quale prenderanno un po' di voti e via tutti in parlamento portandosi al seguito la legge porcata di Calderoli.
I sindaci Fontana di Varese e Tosi di Verona dovrebbero essere i primi a buttare fuori i loro colleghi di partito che stanno lì a fare solo danni e che piazzano figli tanto ignoranti nei consigli regionali pagati con migliaia di euro al mese (vedi il Trota).
Aumento dell'IVA; ulteriore balzello per coloro che vivono a stipendio fisso. I commercianti (base elettorale del governo) non ci perdono niente e grazie all'indeterminatezza aumenteranno del 3-4% i prezzi, gli evasori idem e chi più ha più avrà!
Povero Presidente Napolitano. Tutti ti applaudono ma nessuno ti ascolta.
Dicono di aver salvato le pensioni che poi si sà verranno messe in gioco nuovamente fra qualche settimana.
Taglio ai costi della politica? Non se ne parla più.
Il provvedimento sulle province sarà stralciato dalla manovra e quindi addio ai  risparmi.
Accorpamenti dei Comuni: silenzio.
Giovani: fuori dalla manovra.
L'art. 8 (vera porcata della manovra uscita dalla "illuminata" testa di Sacconi) di cui i più non ne hanno colto il significato: in pratica nei contratti aziendali l' imprenditore potrà chiedere a fronte di investimenti o aumenti di capacità produttiva di poter liberalizzare i licenziamenti (quelli senza giusta causa, utilizzando l'arma del ricatto). Altrimenti niente. O accetti o accetti. Non si comprende cosa c'entri con la manovra. Chi viene licenziato non potrà accedere ad ammortizzatori sociali perchè sarà il contratto aziendale a stabilirne i limiti.
Risparmierà l'azienda e lo stato ma chi entrerà nella macelleria sociale saranno i soliti noti.

I Comuni diventano gabellieri: tra addizionale Irpef e Imu aumenti di 1.000 euro a famiglia.



Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani, è il ritornello che arriva da Roma. 

Ineccepibile. Perché allo sgradevole compito lo Stato ha delegato i Comuni: il decreto sulla manovra toglierà loro poco meno di 7 miliardi e mezzo in meno di tre anni, spiega l'Anci, l'associazione dei municipi italiani. Il cui segretario, Antonio Rughetti, illustra con grande chiarezza le conseguenze per il cittadino: «Le alternative per i sindaci saranno due. O ridurranno i servizi abbassando la spesa per gli investimenti, o metteranno mano alla leva fiscale». Tradotto in chiaro, vuol dire aumentare le tasse, alzare le tariffe, rincarare il costo del trasporto pubblico e dei servizi a domanda individuale.  

C'è chi riuscirà a sfuggire a questa morsa usufruendo della possibilità di aumentare dall'anno prossimo fino allo 0,8% l'addizionale Irpef; ma secondo i calcoli dell'Anci saranno meno di quattro Comuni su dieci. Sarà dura per i sindaci, comunque costretti a imporre un aggravio ai loro cittadini, già colpiti dalla manovra sotto altri versanti, vedi la sanità. Ifel, la fondazione dell'Anci che si occupa di finanza ed economia locale, calcola un aggravio medio di 100 euro a persona.  

E "Il Sole 24 Ore" aggiunge una stima ancor più choccante: prendendo in considerazione, oltre alle addizionali Irpef (che dal 2014 potranno aumentare fino al 2 per cento e l'anno dopo al 3), anche l'Imu (la nuova imposta unica sugli immobili, che potrebbe essere anticipata all'anno prossimo), tra il 2011 e il 2015 il rincaro potrebbe arrivare a 1.000 euro a famiglia. Tutto questo, naturalmente, se la manovra dovesse rimanere quella che è uscita dal consiglio dei ministri. Uno scenario contro il quale si stanno mobilitando Comuni di tutte le taglie e di tutti i colori politici, incluso il verde-Lega, dove sono in molti (il ministro degli Interni Maroni in testa) a premere per delle sostanziali modifiche.

Su questi temi sarà incentrata la manifestazione indetta per oggi a Milano dall'Anci. Chiarissimo, al riguardo, il messaggio inviato ai sindaci nella lettera di convocazione dal presidente facente funzione dell'associazione, Osvaldo Napoli (Pdl): «Siamo vicini al momento in cui i Comuni dovranno chiudere non perchè troppo piccoli, ma perché impossibilitati ad assolvere le loro funzioni, a garantire servizi essenziali e quindi diritti, coesione sociale, possibilità di crescita e sviluppo ai loro cittadini, alle famiglie, alle imprese».
Aggiungendo, con amara ironia: «Una grande riforma di semplificazione: il deserto delle politiche sociali e di sviluppo per la nostra gente». D'altra parte, è da ben prima della manovra d'agosto che gli enti locali si trovano di fatto costretti a riversare sui cittadini la stretta economica imposta da uno Stato che giunge al paradosso, in ossequio al patto di stabilità, di impedire ai Comuni di spendere soldi che avrebbero in cassa grazie a una gestione virtuosa.

In Veneto, i municipi che comunque non ce la fanno a stare dentro i vincoli del Patto sono passati dai 3 del 2010 ai 22 del 2011. E nei primi mesi di quest'anno, molti Comuni italiani hanno comunque rincarato le tariffe di servizi come l'acqua, i rifiuti e il trasporto, di fatto introducendo una vera e propria tassa occulta; oltretutto con aumenti superiori a quello dell'inflazione, in qualche caso addirittura a due cifre, come dimostra uno studio della Cgia di Mestre.

Oggi sugli italiani grava a livello locale un macigno di ben 45 versamenti fra tasse, tributi, canoni, addizionali, compartecipazioni; e la pressione fiscale complessiva è giunta al 43,5 per cento, terzo posto nella graduatoria del Paesi aderenti all'Ocse. Le cifre, del resto, sono quelle che sono. Secondo le simulazioni operate dal già ricordato Ifel, alla fine del quadriennio 2011-2014 i Comuni italiani potranno contare su quasi metà delle risorse ottenute dallo Stato nel 2010.

Dovranno procurarsi comunque le risorse per tirare avanti, e in questo senso la manovra introduce alcune soluzioni. Che comunque graveranno sulla credibilità dei Comuni, ultimo baluardo nella sempre più scarsa fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Segnala a questo riguardo Graziano Delrio, Pd, vice presidente dell'Anci: «Tra imposta di soggiorno, addizionali Irpef e Imu, rischiamo di diventare i gabellieri dello Stato e quindi il paravento delle sue inefficienze».

Intanto, per riuscire a sfangarla, c'è chi ricorre alla fantasia più spinta: alcuni Comuni hanno perfino rispolverato una vecchia quanto ridicola imposta del 1972, la cosiddetta "tassa sull'ombra", intesa non come bicchiere di vino ma come misura fiscale che colpisce "la proiezione sul suolo pubblico di balconi, tende e pensiline". E ci sono stati perfino tre sindaci (uno del Pd, uno della Lega e uno del Movimento per le autonomie) che sono ricorsi perfino al Superenalotto, autotassando se stessi e gli assessori, nella speranza di attingere al jackpot. Peraltro, malinconicamente, senza riuscirvi.