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ieri, oggi e domani

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30 nov 2011

Lega Nord, questione di simboli. L'evoluzione del Carroccio dalla canotta di Bossi alla forma di Grana Padano.






Tutto cominciò con una valigetta, o forse no. In realtà era una chitarra, quella di Umberto Bossi, in arte «Donato», che cercava di sfondare nel panorama cantautorale italiano, ma le cose, in quel contesto non andarono un granché bene. Bocciato a Castrocaro nel 1961: «Troppo triste». 
Quindi, via la chitarra ed ecco di nuovo la valigetta, quella che il Senatùr inforcava tutte le mattine: direzione Valle d’Aosta per capire come funzionavano le regioni autonome.



PO CONFINE DELL'ITALIA LABORIOSA.
La faccenda era semplice: se le autonomie erano possibili, perché non pensare al Nord Italia autonomo dal resto dello stivale? L’idea funzionò e il fiume Po divenne il simbolo di quella demarcazione fisica tra chi lavorava e chi mangiava a sbafo: «Paga e taci, somaro del Nord» era lo slogan per indicare il centralismo romano.
Fu il boom, era il 1992. Un successo strepitoso sia in termini mediatici sia elettorali: il Po rimaneva il simbolo della terra, a cui accostava un nuovo ideale di maschio vero, forte e soprattutto padano.

Braveheart l'eroe, il terrone è il nemico.
Il «padan lover» ce l’aveva sempre duro, parlava in dialetto e beveva l’acqua del Po. E aveva un eroe e un nemico. Due simboli indelebili nella storia padana: Braveheart, l’eroe che lottava per l’indipendenza della Scozia (che era sempre a Nord dei suoi nemici) e il terrone, tendenzialmente dipendente pubblico e scansafatiche.

FEDERALISMO CONTRO ROMA. 
Ecco che allora nel 1996 la soluzione politica si tradusse in federalismo, simbolo di quella cornice istituzionale giusta ed equa perché dava a ognuno quel che produceva, pagava e meritava.
La Lega Nord era già a Roma e il federalismo poteva vederlo nascere e crescere, ma la Padania rimaneva il suo cruccio. E allora Ponte di Legno diventava il simbolo del partito del Nord, passerella in cui lanciare la moda del momento: lì già si vedeva la canotta bianca di «Umberto padan lover» - ma la sfoderò anche nel 1994 niente meno che in Costa Smeralda -, e il sigaro era il vero compagno delle labbra maschili per eccellenza.


PONTIDA CAPITALE PADANA. 
E poi tutti a Pontida. Altro grande simbolo dell’unità del popolo padano almeno dal 1990 dove le corna celtiche e i rituali dei popoli del Nord si mischiano a improbabili felpe con il brand «padania», marchi di qualità e segni distintivi dell’unzione del giovane padano, aspirante «Trota», ma mai controcorrente.
E poi ci sono le pallottole e i fucili, già dal 1993 simboli dei padani irredenti, novelli D’Annunzio pronti a imbracciare le armi per combattere per quella terra e quel popolo che oggi rischia di sfuggire dalle loro mani sotto la minaccia dello straniero, immigrato, delinquente e scansafatiche.
Sì perché quando il «padan lover» con il terrone (o la terrona) doc ci lavora e, magari, si sposa pure, poi è costretto a ripiegare. Va bene sputare nel piatto in cui si mangia, ma a tutto c’è un limite e per tutto c’è un simbolo.

Nel 2008, campagna elettorale contro gli immigrati.
Durante la campagna elettorale 2008, toccò agli indiani: «Loro non si opposero all’immigrazione e sono finiti nelle riserve».
La propaganda elettorale fu travolgente, le persone convinte e i poveri indiani, ancora una volta, sfruttati. E così, sotto il profilo umano, il simbolo del male era l’immigrato, l’uomo nero in tutti i sensi, mentre dal punto di vista economico, il nemico era il cinese, che distruggeva mercato, qualità e concorrenza.


DITO MEDIO ALZATO CONTRO TUTTO.
Come reagire? Comprare italiano? Forse padano? E il federalismo, a quale fine è destinato? E come fanno le aziende del Nord? A tante domande, tutte difficili, meglio una risposta semplice, unica ed esaustiva. Una risposta simbolo di uno stile, un bel dito medio alzato contro l’Inno di Mameli nel 2008 e, poi, contro mercati, giornali e anche governi.
Un bel dito medio che vale più di tante parole, un simbolo di una leadership che forse qualche problema di comunicazione oggi ce l’ha e non solo con chi quel dito ce lo ha alzato contro.


OPPOSIZIONE DA GRANA PADANO. 
Siamo a oggi, novembre 2011. La storia finisce e si decide che è meglio lasciare fare ai «prufesùr», starsene tranquilli all’opposizione e tornarsene in Padania. Già la Padania. E se qualcuno mai dovesse dire che non esiste, si può sempre imboccare un sigaro, alzarsi in piedi sul tavolo con la canotta bianca e la bandana verde e dire: «La Padania esiste perché esiste il Grana Padano».
 
Insomma, non c’è storia senza un simbolo.

Accuse alla Lega su Finmeccanica.





Il capogruppo del Carroccio nega tutto e risponde con azione legale. Nelle deposizioni dell'ex dirigente si tira in ballo il capogruppo, Giorgetti e Maroni.

Si parla di assunzioni dietro raccomandazioni, affitto di capannoni per fare un favore al capogruppo della Lega Marco Reguzzoni, contratto a un parente del presidente della Commissione Bilancio alla Camera Giancarlo Giorgetti e addirittura è stato detto che il trasferimento da Pomigliano D'Arco a Venegono Inferiore (Varese) della sede legale dell'Alenia, azienda del gruppo Finmeccanica nella quale uno dei dirigenti è la moglie dell'ex ministro dell'Interno, Roberto Maroni, sarebbe stato deciso col fine di assecondare la politica della Lega.

Accuse pesanti, ovviamente tutte da provare, e che provengono da Lorenzo Borgogni, ex capo delle relazioni esterne di Finmeccanica ascoltato come testimone a Napoli (i sostituti Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesco Curcio sono i titolari dell’indagine) che ha messo sopratutto la Lega Nord nel mirino. Gli interessati ovviamente smentiscono e proprio in merito a queste indiscrezioni apparse oggi su alcuni organi di stampa, il capogruppo Marco Reguzzoni ha sporto querela nei confronti di Borgogni. Per quest'ultimo, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, il Carroccio avrebbe addirittura imposto al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi la nomina di Giuseppe Orsi come amministratore delegato.

In base a quanto riportano oggi diversi organi di stampa, per favorire Marco Reguzzoni a Malpensa sarebbero stati presi in affitto alcuni capannoni di una società segnalata proprio dall'esponente leghista. Di certo finora l'accusa è costata a Borgogni l'azione legale del parlamentare bustocco che evidentemente si considera assolutamente estraneo ai presunti fatti.

Nel bailamme entra anche Marco Milanese, ex braccio destro di Tremonti. Insomma, la collaborazione di Borgogni con la magistratura getta ombre su Lega e Pdl
Ma è chiaro che tutto dovrà esssere vagliato e appurato. 

Monti supera l'Euroesame Ue: «Riforme ambiziose». Il premier: «È andata molto bene».





Italia, tempo di pagella dalla professoressa Europa. «È andata molto bene», ha detto il presidente del Consiglio Mario Monti ai cronisti che gli chiedevano come fosse andato l'incontro di Bruxelles sul caso Italia.


Le misure presentate «da Monti rappresentano una buona base su cui fondare riforme ambiziose e garantire gli obiettivi sperati, siamo sicuri che Monti saprà realizzare il programma», ha detto il presidente dell'eurogruppo Jean Claude Juncker al termine del vertice che ha permesso il raggiungimento di un accordo per aumentare le risorse del Fondo monetario internazionale per i prestiti bilaterali.


MA MONTI NON È PREOCCUPATO DA REPORT DI BRUXELLES. 
Tante sollecitazioni, ma nessun allarmismo: il presidente del Consiglio Mario Monti dal canto suo «non è preoccupato» dal rapporto sull'Italia, anche perché non contiene sorprese. È quanto hanno riferito fonti della delegazione italiana presente a Bruxelles.


REHN: «MONTI HA GARANTITO PAREGGIO BILANCIO 2013».
Il commissario Olli Rehn ha poi spiegato che «il premier Mario Monti ha sottolineato con chiarezza che il governo italiano è pronto ad assumere le necessarie decisioni per arrivare al pareggio di bilancio nel 2013 così come convenuto con i partner Ue».
Si tratta di una misura «essenziale per garantire stabilitià finanziaria, fiducia a operatori e per invertire tendenza negativa del debito. Ci rallegriamo del programma di consolidamento fiscale e misure per la crescita».


EUROGRUPPO, SÌ AD AUMENTO EFSF MA SENZA CIFRE. 
L'aumento del fondo europeo salva stati Efsf non può essere quantificato: dipende dalle condizioni del mercato, dal suo utilizzo reale e dagli strumenti utilizzati.
Lo ha detto il presidente Karl Regling. L'Eurogruppo ha comunque trovato un accordo sulla leva finanziaria, con un sistema di garanzie che copre tra il 20 e il 30% dei bond dei Paesi a rischio.
L'Efsf potenziato attraverso due opzioni (la creazione di un fondo di co-investimento e l'emissione di garanzie sui bond) sarà pronto all'inizio del 2012.

Il rapporto Ue: «Tasse sugli immobili, pensioni e riforma del lavoro».
Il rapporto sul nostro Paese della Commissione Ue recitava così: «Se la crisi ha costretto al riorientamento delle politiche in altri Paesi, in Italia non cambia le priorità, che sono note a tutti, e che anzi con la crisi sono diventate ancora più urgenti».


CON TASSI ALTI RISCHIO FUGA DA BTP.
«Tassi d'interesse elevati, in modo persistente, aumentano il rischio di una 'fuga' dai bond italiani», è il monito.
Anche perché «in assenza di una risposta determinata può aumentare rapidamente il rischio di un avvitamento della crisi di liquidità».


VIA TASSE DAL LAVORO, SÌ A CONSUMI E IMMOBILI.
Una delle raccomandazioni è «spostare la tassazione dal lavoro ai consumi e all'immobiliare».
«La tassazione in Italia è molto elevata e non distribuita equamente a causa dell'elevata evasione fiscale, che va ridotta», è un altro dei punti del documento che ha sottolineato anche la necessità di riformare il sistema pensionistico.


RIFORMARE MERCATO LAVORO, TROPPO RIGIDO.
E ancora: «La legislazione sul lavoro continua a offrire elevata protezione a chi è dentro, mentre a chi è fuori, soprattutto a donne e giovani, restano lavori precari e nessun sussidio di disoccupazione». La raccomandazione è quella di pensare a una riforma del mercato del lavoro per eliminare le differenze, perché «le passate riforme hanno affrontato solo parzialmente la rigidità del mercato e hanno aumentato l'occupazione al costo di aumentarne la frammentazione».

Pirellone, scoppia “Rifiutopoli” la 'Munnezzopoli' del Nord. Arrestato il vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia Franco Nicoli (Pdl).






Lo hanno arrestato il 30 novembre alle 6 e 40 di mattina. I carabinieri di Brescia si sono presentati  nella sua casa di Mompiano e lo hanno portato in caserma. Franco Nicoli Cristiani, numero due del Popolo della libertà lombardo e vicepresidente del Consiglio regionale è indagato per traffico organizzato di rifiuti illeciti e corruzione.

L'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il 68enne è stata emessa dal giudice per l'indagine preliminare Cesare Bonamartini nell'ambito di un'inchiesta per una presunta tangente da 100 mila euro, pagata per evitare controlli rigorosi sullo smaltimento di rifiuti speciali. Obiettivo far apparire tutto clean, come si addice alla regione motore dell'economia italiana.


SEQUESTRO DI CANTIERI BREBEMI.
A ognuno il suo affare. Nel giorno in cui un altro consigliere regionale del Pdl, questa volta calabrese, è stato arrestato in una maxi operazione anti 'ndrangheta, la Lombardia è stata scossa da una 'munnezzopoli' del Nord. Tra gli arrestati c'è anche il coordinatore degli staff dell'Arpa, l'agenzia regionale per la protezione dell'ambiente. Un altro  bresicano, Gianbattista Pagani di Pontoglio, un dirigente del gruppo Locatelli spa di Bergamo, che lavora sia nelle infrastrutture stradali che nello smaltimento di rifiuti speciali.
Le indagini che hanno portato all'arresto di Cristiani, sono iniziate otto mesi fa: un ruolo determinante avrebbero giocato le intercettazioni telefoniche. L'inchiesta coordinata dai pubblici ministeri Silvia Bonardi e Carla Canaia, ha portato anche al sequestro di alcuni cantieri della Brebemi a Cassano d'Adda, nel milanese e a Fara Olivana Con Sola nel bergamasco.
 

LA CAVA DI CREMONA, NUOVA DISCARICA DI AMIANTO. 
Sequestrata anche la cava di Cappella Cantone, in provincia di Cremona, destinata a ospitare una discarica di amianto, ma in attesa ancora del via libera dalla Regione e di un impianto per il trattamento di rifiuti a Calcinate, ancora  in provincia di Bergamo. Destinatarie di ordinanze di custodia cautelare anche altre nove persone, tra cui un altro bresciano. I carabinieri - 150 quelli impegnati nell'operazione - hanno arrestato imprenditori, funzionari pubblici e politici. «Sono rimasto profondamente colpito», ha commentato presidente dell'assemblea regionale, Davide Boni, «dalla notizia della custodia cautelare eseguita nella mattina del 30 novembre ai danni del vicepresidente del Consiglio regionale: ho piena fiducia nell'operato della magistratura e confido nel fatto che il vicepresidente Nicoli sappia dimostrare l'estraneità ai fatti contestati». Il presidente del Consiglio lombardo non ha aggiunto altro sui particolari della vicenda, anche perché la notizia dell'arresto a Brescia è stata appresa dalla stampa e non c'è alcuna comunicazione ufficiale sui tavoli della presidenza.

A casa di Nicoli trovati 100 mila euro in pezzi da 500.
Franco Nicoli Cristiani ha militato in Forza Italia, sin dalla prima ora, dal 13 gennaio 2009 ha assunto la carica di vicecoordinatore regionale e responsabile della macroarea di Brescia-Bergamo-Mantova-Cremona. Consigliere regionale dal lontano 1995, sia nella VI che nella VII legislatura ha ricoperto la carica di assessore regionale con delega in materia ambientale. All'ultima elezione nel 2005 è passato all'assessorato al Commercio. Secondo l'accusa avrebbe dunque unito le sue competenze, Ambiente e Commercio, coprendo un copioso commercio illegale di rifiuti.


LE BANCONOTE DA 500 ERANO 'BIG BUBBLE'.
Nella perquisizione della sua casa i militari hanno trovato 100 mila euro, in pezzi da 500, riconducibili a una presunta tangente che alla fine di settembre, al ristorante Berti di Milano, sarebbero stati consegnati all'uomo politico da Pierluca Locatelli, imprenditore attivo nello smaltimento dei rifiuti. La presunta tangente sarebbe servita per accelerare l'iter di autorizzazione della discarica nel cremonese.
Nelle intercettazioni telefoniche i pezzi da 500 euro erano chiamati big bubble. La moglie di Locatelli, intercettata in auto mentre la coppia si accingeva a portare il denaro, appariva molto nervosa per il timore di essere controllata da qualche organo di polizia e per il fatto di non aver contato bene le banconote.


L'ALTRO VICE ERA FILIPPO PENATI.
In questa legislatura le poltrone dei vice del consiglio lombardo sembrano essere maledette. Nicoli è già il secondo vice a finire sotto inchiesta con accuse di corruzione. L'altro vicepresidente del Consiglio regionale si chiamava Filippo Penati,  prima di essere costretto alle dimissioni, perché travolto dall'inchiesta sulle mazzette di Sesto San Giovanni. Attualmente i due vicepresidenti del leghista Boni sono appunto Nicoli (Pdl) e la democratica Sara Valmaggi, eletta a settembre al posto di Penati.
«La notizia dell'arresto di Franco Nicoli Cristiani ci lascia profondamente sgomenti. Sarebbe però inopportuno esprimere in questo momento giudizi sulla questione: lasciamo lavorare serenamente la magistratura e lasciamo al vicepresidente del Consiglio regionale la possibilità di replicare alle accuse che gli vengono mosse e di chiarire la sua posizione», è scritto in una nota del capogruppo del Pdl in consiglio, Paolo Valentini. «È ovvio», ha aggiunto Valentini, «che la mia speranza, e quella di tutto il gruppo del Pdl in Regione Lombardia, è che il collega Nicoli Cristiani possa dimostrare nei fatti la sua piena innocenza».

Il Pd: «Formigoni riferisca in aula». La Lega: «Un po' troppi problemi in casa Pdl».
Dall'opposizione è un coro di commenti. Il partito democratico, con Sara Valmaggi e Carlo Spreafico, rispettavimente vice-presidente e consigliere segretario del consiglio lombardo ha chiesto al presidente Roberto Fromigoni di venire a riferire in Aula. Sinistra ecologia e libertà (Sel) e Italia dei valori (Idv) hanno invece iniziato a chiedere di valutare il «dato politico» del nuovo caso giudiziario che ha coinvolto la Regione.


CAVALLI (SEL): SI VADA ALLE ELEZIONI.
Per Giulio Cavalli di Sel «questa giunta Formigoni ha un grave problema di credibilità, perché con le inchieste di quest'ultimo periodo continua a perdere pezzi in settori differenti. Più che chiedere a Formigoni di venire in Aula a riferire, come ha fatto il Pd, è il caso di chiedere a Formigoni di prendere atto di questa delegittimazione e di ridare la parola agli elettori». «È giusto che la magistratura lavori ma la politica non può girarsi dall'altra parte», ha aggiunto Gabriele Sola, dell'Idv, «questa inchiesta è un piatto avvelenato che conferma il brutto vizio di usare le grandi opere per servire interessi limitati, vent'anni dopo Tangentopoli, e conferma la devastazione senza scrupoli del nostro territorio».
Ma anche la Lega ha preso le distanze. Caustico il commento Matteo Salvini, eurodeputato leghista e capo gruppo del consiglio comunale di Milano. «Tutti», ha affermato Salvini, che ha ricordato i casi di Desio, Cassano d'Adda, Buccinasco, Arese e Garbagnate, «sono innocenti fino a prova contraria, ma i 'problemi' in casa Pdl iniziano a essere un po' troppi. La Lega fa molta attenzione a chi candida, speriamo in futuro lo facciano anche gli altri».


IL PIRELLONE TRA S. RAFFAELE E RIFIUTOPOLI.
Ma al Pirellone, dove già la giunta è nella bufera per l'inchiesta sulla bancarotta del San Raffaele, che ha coinvolto Antonio Simone ex responsabile della Sanità vicino a Comunione e Liberazione, potrebbero esserci nuove sorprese. In tarda mattinata i carabinieri hanno perquisito l'ufficio del vicepresidente al 24 esimo piano dell grattacielo. L'inchiesta su Rifiutopoli è tutt'altro che finita.