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ieri, oggi e domani

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16 nov 2011

Il Carroccio molla Silvio. Rottura tra Lega e Pdl, Maroni: «Niente sconti a nessuno».





Perché loro «ce l'hanno duro», è proprio il caso di dirlo. Così dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi, la nomina a presidente del Consiglio incaricato di Mario Monti, la Lega Nord ha promesso di non fare «sconti a nessuno».
 

Il Carroccio, martedì 15 novembre, ha dichiarato guerra al palazzo ed è tornata alle sue origini: partito di lotta arroccato al Nord e pronto a evocare nuovamente la secessione. E il concetto l'ha ribadito con la scelta di fare «opposizione al governo Monti» e ha giurato battaglia a tutti. Anche agli ex alleati del Popolo della libertà che, decidendo di appoggiare il nuovo esecutivo tecnico - ha spiegato ministro dell'Interno uscente Roberto Maroni - «hanno segnato la rottura» dell'Asse del Nord.


«IL CAV VITTIMA DI UN LINCIAGGIO». Così dopo 17 anni il cammino della Lega e quello di Berlusconi si sono divisi, almeno in parlamento.
Da ridiscutere l'alleanza per il futuro. Il pronostico dell'ex numero uno del Viminale è da tripla al totocalcio: «Rinnovo, alternativa o la Lega che corre da sola? Vedremo» ha replicato Maroni che ha avuto anche parole di solidarietà nei confronti del Cavaliere, vittima di un vero e proprio «linciaggio».
«Avrà modo di riscattarsi», ha proseguito uno dei fondatori della Lega, «non è stato sfiduciato e ha deciso di fare un passo indietro perché messo sotto processo».

Bobo: «Non esiste una sola maggioranza, non siamo in Libia»
L'unica certezza è che i lumbard non appoggiano il governo Monti: «Andremo all'opposizione. Se ci fosse solo la maggioranza, diventerebbe un parlamento come quello di Gheddafi».
Quanto ai provvedimenti, «valuteremo di volta in volta» ha avvisato. «Viste le premesse, diremo più 'no' che 'sì'».
A conferma delle intenzioni belligeranti, nel Carroccio già si discute su cosa fare all'opposizione e si rivendicano diritti: «Come unico partito fuori dal governo» hanno ragionato alcuni dirigenti della Lega «ci spettano le presidenze delle commissioni bicamerali di garanzia, Copasir e Vigilanza Rai che normalmente sono assegnate all'opposizione».


NEL MIRINO CAMERA E SENATO. Qualche parlamentare si è spinto oltre e ha immaginato che le due presidenze possano essere date ai ministri uscenti Maroni e Roberto Calderoli. Il primo - è stato spiegato - avrebbe tutte le competenza visto come ha gestito il Viminale; il secondo, già vicepresidente del Senato, ha la sensibilità necessaria per curare le questioni interne alla Rai.
In ambienti parlamentari, però, si è fatto notare che i regolamenti non sono così automatici in merito alla successione dei presidenti. Di certo il Carroccio vuole lottare per ottenere il doppio avvicendamento.


IL NODO REGUZZONI. Avere le due presidenze, infatti, permetterebbe alla Lega di ricollocare i due ministri uscenti. Nella partita potrebbe rientrare anche il capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni, che alcuni maroniani vedono pronto a lasciare la carica per cederla proprio a Maroni. Scenario, a detta di altri, difficile: «Il ministro uscente non ha certo bisogno di un posto» si è sottolineato, «la sua autorevolezza nella Lega, e non solo, non è in discussione: non ha bisogno di incarichi o prebende».
Venerdì 18 novembre, la Lega ha in agenda una riunione per definire strategia e incarichi in vista della 'lunga marcia' all'opposizione. La linea la deve indicare, come sempre, il leader Umberto Bossi che deve sciogliere anche questo nodo.
Il Senatùr nei giorni scorsi ha traghettato il partito verso la svolta all'opposizione, dando anche appuntamento: il 4 dicembre a Vicenza per la riapertura del parlamento padano.