Parlare il meno possibile con i giornalisti. Dosare e vagliare accuratamente le risposte e non partecipare ai talk show televisivi. Evitare indiscrezioni o pillole per alimentare retroscena politici tipici degli anni del berlusconismo. Sono queste le regole informali di comunicazione che il nuovo presidente del Consiglio Mario Monti ha impartito alla sua squadra di governo.
INVERSIONE DI TENDENZA.
È una linea di condotta che l'ex commissario dell'Unione europea va ripetendo ormai da giorni ai membri dell'esecutivo, esperti e tecnici provenienti dal mondo accademico e, nella maggior parte dei casi, poco inclini a gestire i media rispetto ai canoni classici della politica italiana.
Lo dimostra il Consiglio dei ministri di lunedì 21 novembre. Nessuno dei 17 supertecnici ha rilasciato battute alle telecamere. Piero Giarda, ministro per i Rapporti con il parlamento, intercettato dai cronisti, si è limitato a dire: «Non parlo».
Dopo gli anni roventi del berlusconismo, con deputati e ministri sempre in prima fila per imitare l'eccesso di comunicazione del Cavaliere, non è avventato prevedere che il nuovo corso montiano sarà caratterizzato da tanti comunicati e conferenze stampa. E soprattutto da pochi interventi pubblici con slogan a effetto.
UFFICI STAMPA INTATTI.
Lo si può percepire anche dal modo in cui è stato metabolizzato il passaggio di consegne tra i governi: gli organici degli uffici stampa sono rimasti più o meno gli stessi, per conoscere i nuovi portavoce bisognerà attendere ancora qualche giorno, quando saranno nominati i sottosegretari e gli staff.
Al momento, comunque, questa non sembra una priorità del governo a trazione bocconiana. Balza agli occhi la differenza con il precedente esecutivo a spinta pidiellina. Il partito piazzò da subito i propri uomini della comunicazione con stipendi a cinque zeri.
Di mezzo c'è pure la durata dei nuovi incarichi che potrebbero scadere nel 2013. Forse troppo poco per scomodare esperti di rango. Per questo motivo, la maggior parte dei ministri sembrano intenzionati a servirsi dei vecchi uffici stampa universitari o di amici fidati che li hanno seguiti in questi anni.
Riservatezza e rigore ambrosiano-sabaudi.
Vince, insomma, la linea di austerity. Soprattutto in questa delicata fase in cui il governo è pronto a varare misure impopolari per tirare fuori il Paese da una crisi economica senza precedenti, con le Borse ancora altalenanti e lo spread in costante rialzo.
LA GAFFE DI CLINI.
Del resto, l'unica uscita «pubblica» alla trasmissione Un Giorno da Pecora del nuovo ministro all'Ambiente Corrado Clini, il giorno stesso del giuramento di fronte al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è servita da monito a tutti i colleghi: le sue dichiarazioni a favore di Ogm e nucleare hanno fatto il giro delle radio e dei social network provocando più di un mal di pancia a sinistra. Anche per questo motivo, al momento, la nuova compagine governativa si mantiene distante da microfoni, da dibattiti televisivi, da Porta a Porta di Bruno Vespa a L'Ultima Parola di Gianluigi Paragone.
INTERVISTE SÌ, MA BILANCIATE.
L'unica intervista, a dire il vero più un colloquio informale, è stata concessa dal ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi a Repubblica venerdì 18 novembre. Il rettore della Cattolica si è complimentato per il nuovo decisionismo cattolico e ha ammesso di non apprezzare deputati a caccia di strette di mano: messaggio chiaro, rivolto ai molti questuanti del generone romano.
D'altra parte, in questi giorni ai ministeri giungono chiamate da tutta Italia. Giornalisti e comunicatori chiedono di poter collaborare in qualsiasi modo, ma al momento le porte sono sbarrate. Il nuovo governo Monti viaggia sull'asse Torino-Milano, dove la tradizione ambrosiana e quella sabauda si incrociano nel rigore e nella riservatezza più assoluti.
Giovanna Salza, lady Passera, è un'esperta.
Nella prima settimana di governo, la comunicazione del presidente del Consiglio è stata gestita di fatto dall'ufficio stampa dell'Università Bocconi, ma si rincorrono voci sulla probabile nomina di Carlo Malinconico, presidente Fieg, a nuovo portavoce di palazzo Chigi.
Il sostituto di Paolo Bonaiuti, come qualcuno l'ha già soprannominato, però, non ha ancora ricevuto alcuna investitura ufficiale. E sul sito del governo la casella è rimasta vuota.
BUIO ANCHE ALL'ECONOMIA.
Ruolo vacante anche al ministero Economia, retto ad interim dallo stesso Monti, dopo l'addio di Manuela Bravi nel luglio di quest'anno a seguito dell'indagine sull'ex sottosegretario Marco Milanese e l'ex ministro Giulio Tremonti.
In sostanza, della comunicazione standard continuano a occuparsi gli uffici stampa istituzionali, anche se l'interesse a gestire interviste radiofoniche, televisive o sui quotidiani pare davvero risicato.
PASSERA SI AFFIDA ALLA MOGLIE.
Diversa la situazione di Corrado Passera, ministro allo Sviluppo economico e alle Insfrastrutture. L'ex amministratore delegato di Intesa San Paolo, che non ha mai disdegnato la visibilità, un tempo affidava la sua comunicazione all'ufficio stampa dell'istituto di credito: ora in pochi credono che sceglierà un portavoce. Del resto, ha già un'esperta in famiglia, ha spiegato chi lo conosce bene: si tratta della moglie Giovanna Salza che ha seguito sia Alitalia sia Airone.
Negli altri ministeri il tenore è più o meno lo stesso. La risposta ufficiale è sempre uguale: «Al momento siamo qui, vedremo tra qualche settimana».
Fornero pesca in Intesa San Paolo.
Elsa Fornero, titolare del Welfare, ha annunciato che si doterà al più presto di un portavoce torinese e non è detto che possa essere pescato nello staff che la seguiva da vicepresidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa San Paolo.
All'Interno Anna Maria Cancellieri non ha rimosso, almeno per il momento, Felice Colombrino, capo ufficio stampa del Viminale. Non c'è più invece Isabella Votino, portavoce personale dell'ex ministro Roberto Maroni.
Al ministero degli Esteri, Giulio Terzi di Santagata non ha rimosso Maurizio Massari da capo della comunicazione ma continuerà a lavorare con lo staff che lo aveva seguito a New York come ambasciatore.
IL GIRO DI NOMINE.
All'Istruzione, Francesco Profumo, ex rettore del Politecnico di Torino, deve rimpiazzare Massimo Zennaro, ex portavoce del ministro Mariastella Gelmini licenziato dopo l'ormai storico comunicato sul tunnel dei neutrini. A sostituirlo era arrivato Tonino Bettanini, ex portavoce di Franco Frattini agli Esteri: con tutta probabilità, però, pure lui dovrà cedere il posto.
All'Ambiente fino a ora non è cambiato nulla. Salvatore Bianca, ex portavoce del ministro Stefania Prestigiacomo è ancora al suo posto, ma i suoi uomini fanno intendere che si stanno preparando gli scatoloni. Stesso discorso vale per il ministero della Difesa: Giampaolo Di Paola potrebbe presto sostituire o almeno ridimensionare il corposo staff che seguiva la comunicazione di Ignazio La Russa.
