Lo hanno arrestato il 30 novembre alle 6 e 40 di mattina. I carabinieri di Brescia si sono presentati nella sua casa di Mompiano e lo hanno portato in caserma. Franco Nicoli Cristiani, numero due del Popolo della libertà lombardo e vicepresidente del Consiglio regionale è indagato per traffico organizzato di rifiuti illeciti e corruzione.
L'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il 68enne è stata emessa dal giudice per l'indagine preliminare Cesare Bonamartini nell'ambito di un'inchiesta per una presunta tangente da 100 mila euro, pagata per evitare controlli rigorosi sullo smaltimento di rifiuti speciali. Obiettivo far apparire tutto clean, come si addice alla regione motore dell'economia italiana.
SEQUESTRO DI CANTIERI BREBEMI.
A ognuno il suo affare. Nel giorno in cui un altro consigliere regionale del Pdl, questa volta calabrese, è stato arrestato in una maxi operazione anti 'ndrangheta, la Lombardia è stata scossa da una 'munnezzopoli' del Nord. Tra gli arrestati c'è anche il coordinatore degli staff dell'Arpa, l'agenzia regionale per la protezione dell'ambiente. Un altro bresicano, Gianbattista Pagani di Pontoglio, un dirigente del gruppo Locatelli spa di Bergamo, che lavora sia nelle infrastrutture stradali che nello smaltimento di rifiuti speciali.
Le indagini che hanno portato all'arresto di Cristiani, sono iniziate otto mesi fa: un ruolo determinante avrebbero giocato le intercettazioni telefoniche. L'inchiesta coordinata dai pubblici ministeri Silvia Bonardi e Carla Canaia, ha portato anche al sequestro di alcuni cantieri della Brebemi a Cassano d'Adda, nel milanese e a Fara Olivana Con Sola nel bergamasco.
LA CAVA DI CREMONA, NUOVA DISCARICA DI AMIANTO.
Sequestrata anche la cava di Cappella Cantone, in provincia di Cremona, destinata a ospitare una discarica di amianto, ma in attesa ancora del via libera dalla Regione e di un impianto per il trattamento di rifiuti a Calcinate, ancora in provincia di Bergamo. Destinatarie di ordinanze di custodia cautelare anche altre nove persone, tra cui un altro bresciano. I carabinieri - 150 quelli impegnati nell'operazione - hanno arrestato imprenditori, funzionari pubblici e politici. «Sono rimasto profondamente colpito», ha commentato presidente dell'assemblea regionale, Davide Boni, «dalla notizia della custodia cautelare eseguita nella mattina del 30 novembre ai danni del vicepresidente del Consiglio regionale: ho piena fiducia nell'operato della magistratura e confido nel fatto che il vicepresidente Nicoli sappia dimostrare l'estraneità ai fatti contestati». Il presidente del Consiglio lombardo non ha aggiunto altro sui particolari della vicenda, anche perché la notizia dell'arresto a Brescia è stata appresa dalla stampa e non c'è alcuna comunicazione ufficiale sui tavoli della presidenza.
A casa di Nicoli trovati 100 mila euro in pezzi da 500.
Franco Nicoli Cristiani ha militato in Forza Italia, sin dalla prima ora, dal 13 gennaio 2009 ha assunto la carica di vicecoordinatore regionale e responsabile della macroarea di Brescia-Bergamo-Mantova-Cremona. Consigliere regionale dal lontano 1995, sia nella VI che nella VII legislatura ha ricoperto la carica di assessore regionale con delega in materia ambientale. All'ultima elezione nel 2005 è passato all'assessorato al Commercio. Secondo l'accusa avrebbe dunque unito le sue competenze, Ambiente e Commercio, coprendo un copioso commercio illegale di rifiuti.
LE BANCONOTE DA 500 ERANO 'BIG BUBBLE'.
Nella perquisizione della sua casa i militari hanno trovato 100 mila euro, in pezzi da 500, riconducibili a una presunta tangente che alla fine di settembre, al ristorante Berti di Milano, sarebbero stati consegnati all'uomo politico da Pierluca Locatelli, imprenditore attivo nello smaltimento dei rifiuti. La presunta tangente sarebbe servita per accelerare l'iter di autorizzazione della discarica nel cremonese.
Nelle intercettazioni telefoniche i pezzi da 500 euro erano chiamati big bubble. La moglie di Locatelli, intercettata in auto mentre la coppia si accingeva a portare il denaro, appariva molto nervosa per il timore di essere controllata da qualche organo di polizia e per il fatto di non aver contato bene le banconote.
L'ALTRO VICE ERA FILIPPO PENATI.
In questa legislatura le poltrone dei vice del consiglio lombardo sembrano essere maledette. Nicoli è già il secondo vice a finire sotto inchiesta con accuse di corruzione. L'altro vicepresidente del Consiglio regionale si chiamava Filippo Penati, prima di essere costretto alle dimissioni, perché travolto dall'inchiesta sulle mazzette di Sesto San Giovanni. Attualmente i due vicepresidenti del leghista Boni sono appunto Nicoli (Pdl) e la democratica Sara Valmaggi, eletta a settembre al posto di Penati.
«La notizia dell'arresto di Franco Nicoli Cristiani ci lascia profondamente sgomenti. Sarebbe però inopportuno esprimere in questo momento giudizi sulla questione: lasciamo lavorare serenamente la magistratura e lasciamo al vicepresidente del Consiglio regionale la possibilità di replicare alle accuse che gli vengono mosse e di chiarire la sua posizione», è scritto in una nota del capogruppo del Pdl in consiglio, Paolo Valentini. «È ovvio», ha aggiunto Valentini, «che la mia speranza, e quella di tutto il gruppo del Pdl in Regione Lombardia, è che il collega Nicoli Cristiani possa dimostrare nei fatti la sua piena innocenza».
Il Pd: «Formigoni riferisca in aula». La Lega: «Un po' troppi problemi in casa Pdl».
Dall'opposizione è un coro di commenti. Il partito democratico, con Sara Valmaggi e Carlo Spreafico, rispettavimente vice-presidente e consigliere segretario del consiglio lombardo ha chiesto al presidente Roberto Fromigoni di venire a riferire in Aula. Sinistra ecologia e libertà (Sel) e Italia dei valori (Idv) hanno invece iniziato a chiedere di valutare il «dato politico» del nuovo caso giudiziario che ha coinvolto la Regione.
CAVALLI (SEL): SI VADA ALLE ELEZIONI.
Per Giulio Cavalli di Sel «questa giunta Formigoni ha un grave problema di credibilità, perché con le inchieste di quest'ultimo periodo continua a perdere pezzi in settori differenti. Più che chiedere a Formigoni di venire in Aula a riferire, come ha fatto il Pd, è il caso di chiedere a Formigoni di prendere atto di questa delegittimazione e di ridare la parola agli elettori». «È giusto che la magistratura lavori ma la politica non può girarsi dall'altra parte», ha aggiunto Gabriele Sola, dell'Idv, «questa inchiesta è un piatto avvelenato che conferma il brutto vizio di usare le grandi opere per servire interessi limitati, vent'anni dopo Tangentopoli, e conferma la devastazione senza scrupoli del nostro territorio».
Ma anche la Lega ha preso le distanze. Caustico il commento Matteo Salvini, eurodeputato leghista e capo gruppo del consiglio comunale di Milano. «Tutti», ha affermato Salvini, che ha ricordato i casi di Desio, Cassano d'Adda, Buccinasco, Arese e Garbagnate, «sono innocenti fino a prova contraria, ma i 'problemi' in casa Pdl iniziano a essere un po' troppi. La Lega fa molta attenzione a chi candida, speriamo in futuro lo facciano anche gli altri».
IL PIRELLONE TRA S. RAFFAELE E RIFIUTOPOLI.
Ma al Pirellone, dove già la giunta è nella bufera per l'inchiesta sulla bancarotta del San Raffaele, che ha coinvolto Antonio Simone ex responsabile della Sanità vicino a Comunione e Liberazione, potrebbero esserci nuove sorprese. In tarda mattinata i carabinieri hanno perquisito l'ufficio del vicepresidente al 24 esimo piano dell grattacielo. L'inchiesta su Rifiutopoli è tutt'altro che finita.
