.

.

ieri, oggi e domani

ieri, oggi e domani
.

.

.


__________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

25 nov 2011

All’unanimità tutti i politici in carica non vogliono fare sacrifici come il resto dei cittadini. L’ultima furbata arriva dal Senato dove la Legge stop ai nuovi vitalizi è valida solo per i futuri eletti e non saranno toccati i diritti acquisiti.






Il Consiglio di presidenza del Senato, presieduto da Renato Schifani, ha deliberato giovedì 24 novembre all'unanimità il superamento, a partire dalla prossima legislatura per i nuovi eletti, dell'attuale sistema degli assegni vitalizi, cioè le pensioni maturate dai parlamentari al termine del loro mandato. Lo ha reso noto un comunicato di Palazzo Madama.

Il provvedimento è quindi valido per i futuri eletti, non per i deputati in carica o quelli precedenti.


Riguardo i criteri di calcolo della pensione degli onorevoli, i nuovi vitalizi dovrebbero essere calcolati in base ai contributi effettivamente versati in maniera uguale o molto simile a quella dell'Inps.



DONADI: NON È SUFFICIENTE.
«La decisione del Senato di superare l'attuale sistema dei vitalizi è un buon segnale ma non è sufficiente, si deve fare di più». Lo ha affermato il presidente del gruppo Italia dei valori alla Camera, Massimo Donadi. «Nel momento in cui si chiedono sacrifici ai cittadini per affrontare la crisi e rilanciare l'economia», ha aggiunto Donadi, «si deve avere il coraggio di dare un taglio ai privilegi dei politici. L'abolizione dei vitalizi è una nostra battaglia storica e riteniamo che debba partire dai parlamentari in carica e da quelli non più in carica ma non ancora andati in pensione».
Per quanto riguarda i vitalizi dei deputati (che scattano dopo appena cinque anni di mandato), è stato fatto rilevare a Montecitorio, la Camera già nella riunione dell'ufficio di presidenza dello scorso 21 luglio aveva stabilito la «definizione di una proposta di sostituzione dell'attuale sistema, a decorrere dalla prossima legislatura, con un nuovo sistema di tipo previdenziale analogo a quello previsto per la generalità dei lavoratori».


«GIURIDICAMENTE INCOMPETENTI».
Non saranno dunque toccati i diritti acquisiti. «Non era possibile modificare il regime per i parlamentari già eletti e giuridicamente non eravamo competenti», ha spiegato Benedetto Adragna, questore a Palazzo Madama eletto nelle liste del Pd.


LE ALTRE DECISIONI.
Da parte del Consiglio di presidenza del Senato sono arrivate anche altre decisioni. In merito alla spending review, per tagliare i costi di palazzo Madama, è stata revocata la gara per la tipografia, con l'obiettivo di risparmiare un milione e mezzo di euro riducendo il numero di copie attraverso la digitalizzazione.  

Stessa logica anche per i servizi assicurativi, che riguardano sia i senatori sia i dipendenti di palazzo Madama. «Avevamo previsto una spesa di nove milioni e 300 mila euro per il triennio», ha spiegato Adragna. «Abbiamo deciso di fare una gara per il valore massimo di sei milioni 450 mila euro. Ci siamo arrivati eliminando una serie di garanzie che facevano aumentare il prezzo».
Per i servizi bancari è stata indetta una gara. «Finora ci siamo affidati alla Bnl sia per la Tesoreria che per gli sportelli. Ora ci sarà una una regolare gara d'appalto, con Bankitalia come consulente».