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ieri, oggi e domani

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10 nov 2011

Comprare i titoli italiani? Forse conviene, ma non serve.





Il Corriere della sera ha, di fatto, aperto una campagna per invitare i lettori a comprare Btp con lo scopo di aiutare l'Italia. «Che dici, lo faccio? Sono sicuri?», mi hanno chiesto ieri i lettori per telefono...

«Che dici, compro un po' di Btp? Sono sicuri?», mi hanno chiesto ieri i lettori per telefono. E tutti, immancabilmente hanno chiarito che volevano fare «un piccolo acquisto», perché «non ho tanti soldi» e su quei soldi depositati in banca «non prendo un centesimo di interessi». A tutti, in prima battuta, ho risposto: «compra azioni della manifesto spa», ma tutti, immancabilmente, mi hanno risposto che erano già soci. A questo punto, la chiacchierata si è fatta seria. Con una premessa doverosa: non do mai consigli, perché non voglio essere in futuro né benedetto, né maledetto.

Il Corriere della sera ha, di fatto, aperto una campagna per invitare i lettori a comprare Btp con lo scopo di aiutare l'Italia. Insomma, quasi una replica del «compra italiano» o più recentemente del «compra europeo». Che possibilità hanno questi acquisti di condizionare il prezzo dei Btp e i relativi rendimenti? Molto bassa. Anzi vicino allo zero. La massa di debito pubblico in circolazione, infatti, è enorme (attorno ai 1.900 miliardi, dei quali circa 1.600 di Btp) e con i piccoli acquisti, il mercato non viene di certo influenzato. 

Di più: secondo le ultime stime almeno il 40% del debito (circa 740 miliardi) è in mani estere e all'estero sono decisamente meno nazionalisti.
A questo punto è necessaria una spiegazione: i Btp possono essere acquistati o quando lo stato li emette (in questo caso si parla di sottoscrizione) o sul mercato secondario. Cioè è possibile acquistare titoli del debito pubblico emessi in passato, presenti sul mercato. In generale i rendimenti dei Buoni del tesoro di nuova emissione sono condizionati dai tassi pagati dai vecchi Buoni. Fino a poco tempo fa il rendimento sui Btp (a proposito la sigla significa «Buoni del tesoro pluriennali») che sono titoli con scadenze abbastanza lunghe (anche di 20-30 anni) era attorno al 4%. Questo significa che con un investimento di 1000 euro, il risparmiatore incassava 40 euro lordi l'anno. 
Tutto è andato liscio fino a pochi mesi fa, poi il «mercato» ha cominciato a prevedere che per l'Italia le cose non si sarebbero messe bene. Cioè che nelle successive emissioni, per essere collocate, il Tesoro avrebbe dovuto offrire interessi più alti. 

A questo punto (la teoria l'ha spiegata magistralmente Keynes) è successo che i Btp sul mercato hanno cominciato a perdere di valore, cioè a essere comprati e venduti non più a 1000 euro (l'ipotesi che abbiamo fatto) ma a meno di mille euro. Semplificando (molto, per essere chiari, anche se approssimativi) se il mercato suppone che lo stato sulle future emissioni pagherà non più il 4%, ma l'8%, i Btp che hanno un valore nominale di 1000, perderanno valore e scenderanno a 500. Infatti, se la cedola di 40 euro (il 4% di 1.000) rimane immutata se acquistiamo il Btp a 500, e ne acquistiamo per 1000 euro, il rendimento di quell'investimento sarà di 80 euro, cioè l'8%. E quando i Btp andranno in scadenza, lo stato mi rimborserà 2000 euro.

Ho avvisato: questo è un calcolo grossolano: nel determinare il prezzo di un Btp sul mercato, occorre, infatti, considerare anche qual è la vita residua del bond, perché la determinazione del prezzo è fatta anche considerando il guadagno in conto capitale (la differenza tra il prezzo pagato e il valore nominale che verrà restituito) e soprattutto il tempo nel quale il Bond matura. Calcoli un po' complicati, ma non impossibili. Se non volete perdere tempo si possono consultare le utili tabelle (sui «Titoli di stato») che Il Sole 24 ore pubblica quotidianamente.

E ora rispondo ai lettori/telefonisti. Hanno ragione: tenere i soldi in banca non conviene. Alcune banche offrono sui «conti deposito» vincolati a un anno un tasso di interesse del 4,20% lordo. Fino a due giorni fa si potevano acquistare sul mercato Btp con scadenza 15 ottobre 2012 che pagavano un rendimento di oltre il 6%, pari al 5,48% netto. E ieri tutti i rendimenti sono ulteriormente saliti oltre il 7%. 

Questo significa che i bond che ho preso a esempio ieri sono stati trattati a circa 947 euro per ogni 1000 euro di valore nominale. Comunque vada a finire, il 15 ottobre del prossimo anno l'investitore/risparmiatore riceverà indietro i 1000 euro del valore nominale, oltre agli interessi che sono del 4,25% annuo. Da questo punto di vista chi ha qualche disponibilità farebbe bene a comprare un po' di bond. Ma sono sicuri? I soldi depositati in banca (fino a 100 mila euro) sono garantiti da uno speciale fondo, mentre per i titoli del debito pubblico non c'è alcuna garanzia. 

Risultato: se lo stato fallisce, cioè fa default, c'è il rischio che non si riprende un centesimo. Ma se fallisce il vero disastro non sarà solo quello di non riavere indietro i propri soldi. E se non fallisce è perché i «sacrifici» che saranno imposti ci sfileranno soldi da altre tasche.

L'unico consiglio che mi sento di dare è di preferire l'acquisto di Btp con scendenze non lunghe. Certo, con quelli a 10 o più anni si può guadagnare molto di più, soprattutto se i tassi scenderanno (come probabile) nei prossimi mesi. Ma se, per caso, avete urgenza di soldi, la vendita di Btp a più breve scadenza è meno dolorosa.