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ieri, oggi e domani

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26 nov 2011

La Casta va al self service. Camera e Senato chiudono i ristoranti: per i parlamentari pranzi a 10-15 euro.





Perfettamente in linea con il nuovo «Monti style» che si respira nel Palazzo, presto vedremo deputati e senatori con il vassoio in mano in fila al self service. Per un piatto di lasagne o di melanzane alla parmigiana. Come qualsiasi altro impiegato. O travet, che dir si voglia.
 Non saranno paragonabili ai forzati della pausa pranzo con tanto di buoni pasto nel taschino. Ma almeno si avvicineranno un po’ ai comuni mortali.



NUOVA AUSTERITY DOPO I VITALIZI.
Dopo la polemica sui pranzi a cinque euro scoppiata in estate, infatti, Camera e Senato hanno deciso di chiudere i ristoranti interni e trasformarli in self service. A Montecitorio manca solo l’ufficialità: il sì definitivo deve avvenire alla prossima riunione del collegio dei questori. Mentre a Palazzo Madama la decisione è stata presa al consiglio di presidenza di giovedì 24 novembre, lo stesso in cui è stato deliberato lo stop ai vitalizi per gli ex senatori a partire dal 2013.

Addio al ristorante riservato ai deputati.
Alla Camera finora funzionava così. C’è una mensa self service per i dipendenti, in cui possono pranzare anche i giornalisti parlamentari, dove per un pasto completo si spendono tra i 10 e i 15 euro.
E poi c’è il ristorante per i deputati, dove due tavoli sono riservati ai cronisti. Qui la qualità del cibo è superiore e si spende pure di meno: un pranzo medio si aggira intorno ai 10 euro (i primi, per esempio, vanno da 2,5 a 3 euro). Un terzo del prezzo di mercato. Peccato, però, che gli altri due terzi, una ventina d’euro a pasto, vengano messi dal bilancio della Camera, quindi sono a carico dei contribuenti.


AL SELF SERVICE, PRANZO CON 14 EURO.
Ora si è deciso di chiudere il ristorante e sostituirlo con un self service dove un pasto medio, secondo i calcoli fatti dai questori, si aggirerà intorno ai 14 euro. Per un risparmio di oltre 2 milioni di euro all’anno.
 «Se poi qualcuno vorrà l’aragosta, la pagherà a parte», osserva il questore Antonio Mazzocchi (Popolo della libertà). «Il self service potrebbe essere operativo già da gennaio: ci sarà un bando di gara e poi si parte. Per i deputati si tratterebbe di un ritorno all’antico, perché a Montecitorio c’è stato un self service fino al 1973, poi si è deciso di aprire il ristorante», aggiunge un altro deputato questore, Gabriele Albonetti (Partito democratico).


SENATO: MENSA VUOTA DOPO I NUOVI PREZZI.
Lo stesso accadrà a Palazzo Madama. Dove, sull’onda dello scandalo estivo, il ristorante da settembre ha aumentato notevolmente i prezzi: da 5-6 euro a circa 30. Risultato: non ci va quasi più nessuno.
Così il consiglio di presidenza ha dato mandato all’ufficio dei questori di «razionalizzare le spese per la ristorazione». Per risparmiare sull’1,2 milioni di euro spesi ogni anno. Tradotto: via libera al self service.

Soddisfatti i locali intorno a Montecitorio e Palazzo Madama.
Ma ve li immaginate i parlamentari col vassoio in mano? «Già ora al ristorante interno andiamo poco, figuriamoci quando ci sarà il self service. Vorrà dire che andremo sempre fuori», dicono dal Pdl. E a gongolare saranno i locali intorno a Montecitorio e Palazzo Madama. 
«Da noi di politici ne vengono già tanti. Ora ne arriveranno ancora di più. Ci toccherà allestire un’altra sala…», scherza Fortunato Baldassarri, titolare del mitico Fortunato al Pantheon, vera e propria istituzione tra i politici nostrani. Qui vengono un po’ tutti e, all’ora di pranzo, è difficile trovare un tavolo senza nemmeno un parlamentare.


POLITICA TRA I TAVOLI.
Tra questi tavoli, alla fine degli Anni 90, Romano Prodi ed Helmut Kohl hanno deciso il via libera alla moneta unica. E Pier Ferdinando Casini ha scelto di non allearsi con Silvio Berlusconi alle elezioni del 2008. Mentre nella Prima Repubblica assidui frequentatori erano Sandro Pertini e Giovanni Spadolini.
«La scorsa estate avevamo proposto provocatoriamente pranzi per i parlamentari a 35-40 euro, in modo da far risparmiare i contribuenti, ma nessuno ha accettato. Ma adesso siamo pronti a fare la nostra parte, come sempre da oltre trentacinque anni», aggiunge Baldassarri.


FINE DELLA CONCORRENZA SLEALE.
«Qui vediamo un bel numero di parlamentari, ministri e funzionari di Palazzo Chigi, anche se noi offriamo un servizio diverso: pochi tavoli e cucina creativa», racconta Gianmarco Nitti, titolare dell’Osteria Dell’Ingegno, altro locale molto gettonato tra i frequentatori del Palazzo. 
«La chiusura del ristorante della Camera è positiva, perché si trattava di una vera e propria concorrenza sleale: noi non potremmo mai praticare prezzi così bassi. A pranzo siamo sempre pieni, ma se avremo qualche parlamentare in più, ne sono felice. D’altronde siamo qui dal 1996, abbiamo visto tutta la seconda Repubblica, da Prodi a Berlusconi. E ora siamo pronti per la Terza».