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ieri, oggi e domani

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23 nov 2011

Bruxelles decide per tutti. L'idea: controllo Ue sulle finanziarie prima dei singoli Stati.





Risanare le finanze e uniformare il fisco. 

Le parole che si pronunciano a Bruxelles sono le stesse da mesi: cambiano gli interlocutori, i palcoscenici e i sorrisi più o meno di circostanza che incorniciano le frasi, ma il messaggio è ormai poco più che una litania.
 Sono stati però necessari il quasi default della Grecia - ufficialmente evitato grazie a un salvataggio da 110 miliardi di euro - e la spirale velenosa che ha travolto in estate i mercati e i conti pubblici dei Paesi periferici (e non solo) per dare maggiore concretezza al messaggio. E per far decidere all’Unione europea di intervenire al posto di chi non è in grado di farlo: sia che si tratti di spingere verso il cambio dei governi nazionali sia di valutarne l’operato.


UE SULLE LEGGI DI BILANCIO.
Adesso, però, gli euroleader premono sull’acceleratore. Secondo alcune indiscrezioni, esiste un progetto per controllare direttamente le leggi di bilancio e finanziarie dei 17 Stati dell'Eurozona: i provvedimenti dovrebbero passare al vaglio di Bruxelles prima ancora che dei parlamenti nazionali.

Il piano segreto: controllo preventivo sulle leggi economiche nazionali.
La proposta è inclusa in un pacchetto di misure che il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha intenzione di sottoporre ai commissari il 23 novembre.
Secondo quanto riferito dal quotidiano Financial Times, i tecnici dell’Europa vogliono poter esaminare le spese e le manovre fiscali dei Paesi dell’Eurozona prima che queste siano non solo varate, ma anche discusse dalla politica interna: in sostanza, chiedono un sistema di controllo preventivo che diminuisce significativamente il  margine di libertà sovrana.
Non solo: Bruxelles potrebbe inoltre inviare i proprio emissari in quegli Stati che dovessero dimostrarsi in difficoltà economico-finanziaria, verosimilmente per monitorare e indirizzare le decisioni dei governi.
Il tutto, sarebbe possibile in tempi brevi, senza nemmeno dover procedere alla revisione dei Trattati tema in cima alle preoccupazioni della cancelliera tedesca Angela Merkel.


LA UE CHIUDE IL CERCHIO.
Insomma, l’Ue vuole codificare e regolamentare il processo avviato nell’estate 2011 prima con l’arrivo della troika ad Atene - i controllori della Ue, della Commissione europea e del Fondo monetario internazionale - poi con la lettera della Banca centrale europea al governo di Roma e infine con le pressioni per il ricambio degli esecutivi nazionali di Italia e Grecia.
D’altra parte, il neo premier italiano (ed ex commissario europeo) Mario Monti, accolto con calore proprio a Bruxelles il 22 novembre, è impegnato in un progetto di risanamento economico le cui linee di massima sono state dettate proprio dall'Ue e senza grandi spazi di discussione interna.

La Germania per una Ue fatta di controlli, non di condivisione del debito.
L’emergenza economica internazionale, aggravata da bollettini quotidiani che raccontano l’avvicinarsi della recessione, le difficoltà delle banche e la necessità di linee di credito per sostenere i bilanci nazionali, autorizzano insomma l’Ue a ritagliarsi un nuovo ruolo di controllore e decisore di ultima istanza.
Un ruolo sostenuto con convinzione dalla Germania e da alcuni dei suoi Paesi satelliti, Olanda in testa, preoccupati che le intemperanze del resto della regione finiscano con il travolgere anche le loro economie. O quantomeno che tocchi a loro pagare per le cicale, più di quanto non sia successo finora.


IL VETO AGLI EUROBOND. 
Non è certo un caso se Frau Merkel non perde occasione per sottolineare l’importanza di una riforma dei Trattati fondativi dell’Ue, pur senza specificare come: il sospetto è che Berlino voglia spingere per attribuirsi poteri di voto e di veto maggiori sulle scelte economiche comuni.
E d’altra parte, nonostante qualche difficoltà si faccia sentire anche a Berlino - la crescita in calo dal 3,4% del 2010 al 2,3%; gli istituti di credito alle prese con le ricapitalizzazioni - la Germania resta fermamente contraria agli eurobond.
Merkel non vuole mettere in comune il debito pubblico dell’Eurozona, perché teme di doverne diventare il garante di ultima istanza. Dal punto di vista tedesco, l’unione politica e fiscale non si deve realizzare dividendo rischi e spese, ma imponendo regole e controlli. Meglio se ispirati al modello tedesco.