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ieri, oggi e domani

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28 nov 2011

Germania affossa l’euro. Èlite bond e manovre per dividere l'Eurozona. Come nel '92.





Le voci si sono rincorse di ora in ora, di pari passo con le smentite del governo Merkel. La Germania ha un piano nel cassetto per uscire dalla moneta comune, insieme agli Stati forti dell'Unione europea, ha scritto il settimanale der Spiegel, citando un programma d'emergenza elaborato dall'università di Amburgo.



Oltre che per un regime con un euro a due velocità, ha gettato benzina sul fuoco il quotidiano die Welt, i previdenti tedeschi si sarebbero già accordati sottobanco con gli altri cinque Paesi a tripla A dell'Eurozona, per emettere insieme gli élite-bond, obbligazioni comuni di first class.
Nella settimana in cui le fondamenta di Eurolandia potrebbero cedere, le speculazioni di scenari futuri hanno iniziato ad accavallarsi alla velocità della luce, mettendo a rischio i traballanti negoziati tra i big dell'Ue. Il clima potrebbe ulteriormente esacerbarsi, alimentando spaccature e battibecchi.


A GUADAGNARCI SPECULATORI E USA.
Qualcuno, di sicuro, ci ha guadagnato e, nei prossimi giorni, accumulerà nuovi miliardi. Sono gli speculatori americani delle grandi banche d'investimento che per rivalutare il dollaro vogliono affossare l'eurozona, hanno puntato il dito gli europei capitanati dai tedeschi.
Peccato che anche la Germania abbia tratto vantaggio dai terremoti dell'euro, risparmiando, secondo le stime del think tank internazionale Re-define, almeno 20 miliardi di euro solo in minori costi di rifinanziamento del debito, tra il 2009 e il 2011.


L'ATTACCO ALLO SME DEL 1992.
Poi ci sono i grandi gruppi d'interesse industriali e finanziari tedeschi tutelati dalla Bundesbank che, investendo nei rendimenti alle stelle dei Paesi stranieri, hanno accumulato grossi capitali. Alcuni di loro chiedono da mesi l'uscita della Grecia dall'Eurozona e una moneta a due velocità. Gli stessi poteri forti che, nell'estate 1992, incoraggiarono George Soros e altri speculatori per cacciare la lira e la sterlina dal Sistema monetario europeo (Sme), nel tentativo di affossare la nascita dell'Ecu, precurosore dell'euro.

Le manovre della Bundesbank e gli interessi tedeschi.
Quasi 20 anni dopo, con l'esplosione dei dei debiti sovrani, da mesi Baviera Hans-Werner Sinn, presidente del potente Ifo Institute di Monaco, ha chiesto l'uscita dall'euro della Grecia.
«La colpa della crisi non è dei manger della finanza, è dei Paesi inadempienti», ha dichiato Sinn, tra maggiori economisti tedeschi, equiparando l'attacco contro gli speculatori del 2011 a quello mosso agli ebrei nel 1929. Della medesima idea è l'ex presidente degli industriali tedeschi (Bdi) Hans-Olaf Henkl, sfegatato supporter della prima ora della spaccatura tra un euro del Nord sull'impronta del vecchio supermarco e uno svalutato euro del Sud.
Ai tempi del dibattito sull'Unità di conto europea (Ecu), di fatto la prima valuta paniere dell'Unione europea, l'allora presidente della Bundesbank Helmut Schlesinger non le mandò a dire: «Non ho assolutamente nulla contro l'Ecu, a parte il suo nome, si dovrebbe chiamare deutsche Mark». 


SOROS EMISSARIO DELLA BUNDESBANK.
Di conseguenza, per preservare l'imperialismo monetario che storicamente poneva la Germania al centro dell'economia europea, il governatore di Francoforte premette affinché Soros attaccasse deliberatamente l'Italia e la Gran Bretagna. Trait d'union per il complotto del 1992 fu Richard Medley, esperto di hedge fund e consulente di finanza internazionale per la Casa Banca, dal 1990 anche consigliere del Soros Fund Managment.
Ad ammettere il legame tra il suo advisor di punta e la Bundesbank fu lo stesso superspeculatore americano, che, in un'intervista al Times dichiarò: «Mi sentivo al sicuro a puntare sull'istituto di Francoforte. Era chiaro che i banchieri tedeschi volessero la svalutazione della sterlina e della lira, pronti, invece, a difendere gli alleati francesi. Ho fatto meglio di altri a restare al fianco della Bundesbank».


IL NECROLOGIO DI MEDLEY.
Casualità, proprio questo novembre Medley è morto all'età di 60 anni. E, tra le frasi citate nei necrologi, è spuntata anche questa curiosa citazione, solleticando le fantasia di dietrologi e cospirazionisti.
Non a caso, pochi giorni dopo la Welt ha raccontato di aver raccolto la soffiata sulle trattative riservate per gli elité bond da un «alto diplomatico dell'Ue». Gli Stati coinvolti nel progetto sarebbero Francia, Finlandia, Olanda, Lussemburgo e Austria: «Tutti Paesi a tripla A con capacità di credito notevole», che all'evenienza, oltre a emettere «obbligazioni comuni a un tasso d'interesse tra il 2 e il 2,5%», potrebbero «finanziare non solo i debiti interni, ma, in casi estremi, gli aiuti a Paesi in crisi come la Spagna e l'Italia».

Dalle manovre sul panfilo Britannia all'euro a due velocità.
Che a premere per dividere in due l'Eurolandia non siano solo i grandi investitori americani, ma cordate industriali e finanziarie tedesche non è un'ipotesi peregrina neppure per Giuseppe Di Taranto, economista dell'università Luiss di Roma. «Ricordiamoci le indiscrezioni sul Britannia, il panfilo della regina Elisabetta in crociera nel Mediterraneo, a bordo del quale, nel 1992, i potenti avrebbero pattuito la spartizione delle aziende pubbliche italiane, dopo il crollo finanziario pilotato, nella stessa estate da Soros. E non dimentichiamoci che questa estate, con gli spread alle stelle, i bund tedeschi sono diventati un porto sicuro». E anche se all'ultima asta, i redimenti eccessivamente bassi ne abbiano frenato l'acquisto, come contraltare «la Germania ha rimborsato i titoli in scadenza a tassi d'interesse sempre minori, accumulando risparmi, mentre chi ha investito verso l'esterno lo ha fatto incassando rendimenti sempre maggiori».

IL MODELLO ECONOMICO TEDESCO.
Inoltre, con la spaccatura tra euro di serie A e di serie B dei Paesi Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna), prospettata dalla stampa tedesca, si perpetuerebbe nello spazio economico comune, il modello imposto, con la complicità della Francia, dalla 'grande Germania'.
 Nei trattati fondanti e nello statuto istitutivo della Bce, Berlino, infatti, chiese e ottenne che l'Eurotower raccogliesse l'eredità della Bundesbank, diventando il principale costode dei gruppi d'interesse, per lo più tedeschi, e non il garante della crescita economica dei Paesi dell'Eurozona.
 Anche con il contagio della crisi, Berlino si è opposta fino all'ultimo ad allargare i poteri dell'Eurotower in difesa dell'euro, cambiando lo statuto della Bce per renderla, come l'americana Fed o la Bank of England, prestastrice di ultima istanza.

BOND D'ÉLITE PER LA CRISI.
Creare un'Europa a due binari, permetterebbe alla Banca centrale europea di manterene le sue funzioni inalterate, visto che la Germania, con la sua compagine di Paesi satellite solidi, anziché finanziare obbligazioni comuni, emetterebbe bond acquistabili, in cambio di interessi, dagli Stati poveri.
 Di nuovo prestiti con il contagocce dunque, «come quelli della Troika che hanno messo la Grecia in ginocchio. Grazie alla linea economica dettata dalla Germania a Bruxelles», ha concluso Di Taranto, «i Paesi vicini sono stati progressivamente strozzati e l'Ue è arrivata al fallimento. Questa crisi è la riprova che, sin dai trattati di Maastricht del 1992, parametri e politiche comuni sono state scritte in modo sbagliato».
 Il governo tedesco ha categoricamente smentito le trattative sotterranee per dividere l'Eurozona. Ma è indubbio che grandi gruppi d'interesse premano per la scissione.