Domani il sindacato dei metalmeccanici va in piazza. Tutti in piedi aspettando lo sciopero del 6 settembre. Manifestazioni alla Borsa di Milano, alla Ducati di Bologna, all'Ilva di Taranto e a Torino.
Lo sciopero è una cosa seria e la Fiom cerca di offrire alla mobilitazione indetta dalla Cgil per il 6 settembre un contributo che allarghi la partecipazione e l’impatto della protesta.
E così, i metalmeccanici guidati da Maurizio Landini cominciano un giorno prima, il 5 settembre con un’iniziativa inedita: “Le notti bianche”. L’espressione può sembrare un po’ “radical”, richiamandosi alle notti di festa inaugurate dal sindaco di Parigi Delanoë e poi riprese con successo in Italia dall’allora sindaco di Roma, Walter Veltroni. La Fiom, invece, le propone come nottate di mobilitazione e di “indignazione” “contro una manovra che cancella per legge i Contratti nazionali, che permette alle imprese di licenziare liberamente, che fa pagare interamente alle lavoratrici e ai lavoratori i suoi costi”. Del resto, durante l’ultimo sciopero dei metalmeccanici ad Ancona si svolse “la notte rossa” e fu un successo.
Così, per il 5 settembre sera la Fiom sta preparando dei presidi in luoghi simbolici di quattro città italiane: la Borsa di Milano, la Ducati Motor di Bologna, azienda simbolo del tessuto industriale di quella città, l’Ilva, Taranto, a rappresentare il rapporto tra lavoro e ambiente e poi a Torino davanti a Palazzo Carignano che ospitò il primo Parlamento Subalpino a simboleggiare un confronto con i luoghi del potere. “Manifestiamo davanti ai luoghi che la crisi l’hanno determinata”, spiega Maurizio Landini. “Si tratta di rimettere al centro il lavoro svalorizzato dalla crisi contestando l’idea che la finanza possa sostituire la produzione. Anzi, dalla crisi occorre uscire con un diverso modello di sviluppo”.
Le iniziative della Fiom non si fermano però nella notte del 5, ma proseguiranno il 6 dopo le manifestazioni dello sciopero, con un presidio “nazionale” in Piazza Navona, davanti al Senato: “Mentre nel Parlamento discuteranno della manovra noi vogliamo dare voce alle alternative possibili”. Al presidio parteciperanno movimenti e associazioni, dai comitati per l’Acqua agli studenti, da Arci a Libera, da personalità della cultura a giornali, tra cui il Fatto.
Se da un lato l’iniziativa intende richiamare attenzione e visibilità alla specifica lotta della Fiom – che è impegnata non solo contro la manovra ma anche contro le giravolte di Marchionne in Fiat e per il rinnovo del contratto metalmeccanico – nondimeno si tratta di un supporto allo sciopero. Che Landini giudica “importantissimo e che avrà, a giudicare dai segnali che abbiamo in questi giorni, un risultato straordinario. Però non deve essere solo di testimonianza, deve proseguire”. Su come farlo Landini non va oltre. Le manifestazioni del 5 e del 6, ci tiene a precisare, “finiscono lì” e quindi non viene avanzata nessuna idea di accampamento “alla spagnola”. Però la Fiom, insieme a molte altre associazioni, sindacati di base, forze politiche e sociali, sta lavorando per lanciare una manifestazione nazionale il 15 ottobre, giorno in cui gli “indignados” hanno promosso una mobilitazione europea. Se ne parlerà domenica a Roma e poi ancora, dopo lo sciopero, al Comitato centrale della Fiom che si terrà il 7 settembre in preparazione dell’assemblea nazionale dei metalmeccanici del 21 e 22 settembre.
Se ne discuterà, probabilmente, anche al direttivo che la Cgil ha convocato per il 9 settembre in cui l’organizzazione diretta da Susanna Camusso farà il punto sullo sciopero e sulle iniziative da intraprendere nel futuro (oltre che discutere della propria strategia). Ieri la Cgil ha invece ricordato il caso delle crisi aziendali irrisolte e che la manovra renderà ancora più problematiche con un impatto critico su almeno 225 mila persone. Tanti sono, infatti, i lavoratori il cui futuro lavorativo attende l’esito dei 187 tavoli di crisi aperti presso il Ministero dello Sviluppo economico. Secondo la Cgil le situazioni di crisi che continuano a colpire i macro settori produttivi sono “allarmanti”. Vengono citate “le numerose vertenze legate alla Chimica, all’Itc (Information and communications technology), al settore Farmaceutico, Navalmeccanico, degli Elettrodomestici, della Ceramica, del mobile imbottito e dei Trasporti”. Nella nota diffusa ieri, infine, il sindacato di Corso Italia fa l’elenco di 20 casi che rappresentano vecchie e nuove possibili future vertenze. Si scorrono i nomi di crisi note – Eutelia, Vynils, Eurallumina, Omsa, Fiat, Fincantieri, – ma appaiono situazioni nuove e altrettanto pesanti: Alenia, Basell, Pfizer, Magona, Irisbus, Porto di Gioia Tauro. Solo per queste principali vertenze i posti a rischio sarebbero 25 mila.
