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ieri, oggi e domani

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21 set 2011

Prima che ci scappi il morto!



Il governo e la sua maggioranza parlamentare non ci sono più. 


Domani sarà la cartina al tornasole per verificare se in Parlamento c’è ancora qualche parlamentare di maggioranza che ha un po’ di dignità e di onore.
Domani avremo a che fare con la richiesta di una misura cautelare, cioè di mandare in carcere l’on. Milanese, un deputato che prima era un alto ufficiale della Guardia di Finanza e che è accusato di reati gravissimi contro la Pubblica amministrazione dalla Procura della Repubblica di Napoli. 


Il Parlamento deve decidere se dare l’autorizzazione all’arresto o meno.
E’ agli atti che non v’è alcun fumuspersecutionis, alcun intento persecutorio. Lo ha dimostrato ancora ieri il gip di Napoli, dicendo che, a seguito delle ulteriori indagini svolte, si è accertato che le dazioni di pagamento sarebbero avvenute a Roma e che, quindi, è Roma la Procura competente. Domani però si rischia che la decisione del Parlamento venga assunta non per motivi di legge ma per motivi politici: “Siccome sei un parlamentare, noi non diamo l’autorizzazione all’arresto”.



Il problema, come vedete, non è Milanese. Il problema è la degenerazione di questo Parlamento, di questa maggioranza parlamentare e del suo governo che, mentre il mondo brucia, mentre l’Italia va a pezzi, mentre il Paese ha bisogno di interventi urgenti in materia economica, sociale, di rilancio della produzione industriale e di diritti civili, tiene impegnato domani il Parlamento per dire no all’arresto di un deputato accusato di essersi macchiato di gravi reati.


Tiene impegnato il Senato per dire che il presidente del consiglio non può essere processato perché Ruby Rubacuori ai suoi occhi era la nipote di Mubarak e quindi, per salvare la dignità di un capo di Stato, non voleva che fosse arrestata.
Tiene impegnato il Parlamento, la settimana prossima, per il “processo lungo”, cioè per fare delle regole affinché i processi non arrivino mai a sentenza e i delinquenti stiano sempre fuori, perché questo serve a Berlusconi nel processo Mills.



Tiene impegnato l’altro ramo del Parlamento per ridurre o eliminare le intercettazioni telefoniche come strumento di investigazione.
Al di là di tutte queste anomalie sul piano del diritto processuale penale, interessa qui far rilevare la grande responsabilità politica di un governo che non ha più nulla da dire o da dare, chiuso nel suo bunker, che pensa di poter ancora governare il Paese mentre nel Paese sta sbocciando la rivolta sociale.
Prima che ci scappi il morto, mandiamo a casa questo governo.


Antonio Di Pietro