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ieri, oggi e domani

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2 ott 2011

Vogliono salvare le guardie padane.



Il ministro alla Semplificazione, Roberto Calderoli, quando aveva innescato il famoso rogo di migliaia di norme inutili, c'aveva messo anche quella: la legge che introduceva il reato di associazione a struttura militare.
La norma però teneva sottoprocesso 36 militanti leghisti veneti che si erano «arruolati» nella Guardia nazionale padana e per questo indagati a suo tempo dal procuratore veronese Guido Papalia, lo spauracchio dei lumbard. Un errore, si disse, tant'è vero che nell'ottobre del 2010, il ministro delle Difesa, Ignazio La Russa, ne chiese il ripristino, mentre il Tribunale di Verona, avanti il quale pendeva il giudizio, aveva fatto ricorso alla Corte costituzionale.
Oggi, che il governo starebbe apprestandosi a reintrodurre il reato, insorge l'Italia dei Valori, col deputato veneto Massimo Donadi che ha coinvolto lo stesso Tonino Di Pietro. Secondo l'Idv il decreto governativo non sarebbe altro che un escamotage per bloccare il pronunciamento della Suprema corte contro l'abrogazione: torna la legge, argomenterebbe in sostanza l'esecutivo, e la sentenza non è più necessaria. Fatto che, secondo i dipietristi, introdurrebbe un vuoto legislativo entro il quale la difesa delle guardie padane riuscirebbe a portarle fuori dal giudizio.
La vicenda, nel 1996, registrò perquisizioni della polizia nella sede veronese del Carroccio e in quella milanese di Via Bellerio, con corpo a corpo furiosi fra dirigenti leghisti, fra cui Roberto Maroni che ne uscì contuso, e gli uomini della Digos.