Si chiama "sounding Italy" ed è quel vasto mercato che all'estero sfrutta l'immagine italiana per vendere cibi che, però, con l'Italia hanno poco a che fare.
Dal parmesao argentino, all'Asiago - ma del Wisconsin - alla Robiola - ma del Canada, il prosciutto Daniele. O ancora formaggi, paste, dolci fabbricati in altri paesi, magari proprio dai figli degli italiani emigrati tanti anni fa, e rivenduti come italiani grazie a una bandierina tricolore o un paesaggio toscano. Tutto bene, basta che se ne parli? In fondo significa che l'Italia è sempre leader nella gastronomia? "Neanche per idea, si tratta di un affare milionario, e se è vero che l'Italia non avrebbe modo di esportare così grandi quantità di alimenti, è anche vero che taglia le gambe a una potenziale esportazione", osserva Silvia Biasotto, responsabile Sicurezza alimentare del Movimento di difesa del Cittadino.
Ed è proprio la sicurezza alimentare il tema del rapporto presentato stamattina dal Movimento insieme a Legambiente "Italia a Tavola 2011". La notizia buona è che non siamo più in un'epoca in cui bisognava temere di trovare la diossina nella mozzarella, o il metanolo nel vino. Ma è anche vero che le contraffazioni, invece, galoppano. E se non sono strettamente pericolose per la salute, rappresentano pur sempre un abbassamento della qualità del prodotto. D'altro canto, le norme a favore di una maggiore sicurezza alimentare sono aumentate negli ultimi anni, e l'attenzione delle associazioni, ma anche delle forze dell'ordine, nel nostro paese è alta.
Ultima in ordine di apparizione, il regolamento comunitario he ha messo un limite alla presenza di alchilesteri nell'olio extravergine di oliva. Gli alchilesteri sono sostanze utilizzate, tra le altre cose, per "deodorare" - nel senso di togliere l'odore - agli olii che sono stati fabbricati con olive stoccate male, e che quindi non erano totalmente integre. Ora il limite è di 75 grammi per litro. "Basti considerare - dice ancora Biasotto - che in un olio che abbiamo comprato qualche tempo fa per fare una dimostrazione in un convegno ce ne erano 1000 per litro!". Ora, aldilà degli alchisteri, la contraffazione che riguarda soprattutto cibi di qualità - i cibi che espongono marchi di origine come Dop o Ipg - i prodotti artigianali, o tipici, come alcuni vini, assicura milioni ai truffatori e droga l'economia, però è difficile incontrarli nei supermercati. E' facilissimo, invece, beccarli sule bancarelle, oppure nei nuovi canali d'acquisto come l'on line. Bisogna, dunque, stare attenti.
Basti pensare alla quantità di merce sequestrata come contraffatta dal Comando carabinieri Politiche agricole e alimentari. 9 mila i litri d'olio "deodorato" sequestrati quest'anno. E oltre 2 mila i pomodori pelati falsamente indicati come Dop o biologici.
Ma quanto incide la crisi? I truffatori sono spinti a buttare sul mercato merce contraffatta perché così possono contenere il prezzo? "Probabilmente sì - dice Silvia Biasotto - ma sono i consumatori a dover capire come afre la spesa, a cosa dare priorità. Non ha senso acquistare un olio extravergine di oliva che costa due euro in meno, se poi compriamo insalata già lavata in busta, o i salumi invece che al banco già confezionati, oppure pesce sfilettato. Così pensiamo di risparmiare tempo, ma spendiamo di più e alla fine 'cediamo' su prodotti che invece per essere di qualità devono avere un certo prezzo".
E se qualcuno subodora una truffa in qualche negozio? Cosa fare? Esiste il numero verde anticontraffazione 800.020.320, ma potete postare segnalazioni anche alla mail ccpacdo@carabinieri.it
