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ieri, oggi e domani

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31 ott 2011

«Meglio i rom che il Pdl» Belluno: la furia leghista.





Vertice con Gobbo e dure reazioni dopo la sfiducia azzurra al presidente Bottacin Manzato: «Partito incapace e inaffidabile, da rivedere tutte le alleanze in Veneto».        

Il naufragio dell’amministrazione provinciale di Belluno, avviata alle elezioni anticipate, provoca una frattura nell'asse Lega-Pdl, che governa il Veneto e il Paese, ben oltre i confini alpini.

Mentre Gianpaolo Bottacin trasloca mestamente dall’ufficio di presidenza - sfiduciato dagli ex alleati azzurri che hanno sommato i loro voti a quelli dell'opposizione - nel Veneto si apre un problema politico, riassunto in toni inequivocabili da Franco Manzato, l'assessore regionale leghista all'Agricoltura: «Il Pdl è un partner inaffidabile, è un partito che non sta più in piedi, incapace di garantire una stagione di riforme.

A Belluno, per la prima volta, avevamo l'opportunità di imprimere una svolta all'amministrazione ma loro non l'hanno capito, perché concepiscono l'alleanza come una spartizione di potere non come la condivisione di un progetto». L'impressione, però, è che la Lega si sia spesa col contagocce in difesa di Bottacin... «No, noi non lasciamo soli i nostri uomini, c'era un'intesa tra i segretari regionali ma nel Pdl, evidentemente, non esiste più un vertice in grado di fornire garanzie e rispettare gli accordi. Il caso Belluno va ben oltre l'aspetto locale, non si illudano, non gliela faremo passare liscia, gli accordi vanno rimessi in discussione in dovunque». «E’ accaduto un fatto grave, i cui protagonisti hanno una forte responsabilità di fronte ai cittadini, ben sapendo quanto alla gente non interessino i giochetti politici ma azioni concrete per superare la difficoltà del momento», rincarano Arianna Lazzarini, consigliere regionale e responsabile organizzativo della Lega, e il capogruppo Federico Caner, solidali con l’ex presidente che «In questi 29 mesi di governo ha saputo ben amministrare nonostante i tagli delle risorse, tenendo la testa alta e compiendo azioni di grande dignità».

Bottacin, gettata la spugna, si rimette al capo del partito: «Sarà Gobbo a decidere»; quest'ultimo, ieri a Belluno per una riunione conclusa con la decisione di correre da soli in città e in provincia, non si sbottona - «Ne stiamo discutendo a fondo, noi non ci confrontiamo sui giornali» - ma il suo malumore è evidente e così il rischio di un effetto-slavina in regione. I punti critici, del resto, non mancano.
A cominciare da Treviso, dove i pidiellini - stremati da una lunga stagione di egemonia leghista e feriti dalla secessione del parlamentare Fabio Gava - reclamano, con largo anticipo, la candidatura di un azzurro alla poltrona di sindaco. Nel Carroccio, che guarda alla Marca come al proprio cortile di casa, la richiesta (alla luce del default bellunese) - è stata accolta alla stregua di una provocazione dal segretario Antonio Da Re. Che sibila: «Accordi con loro? Piuttosto li faccio con i rom».

A Rovigo, invece, sono le risse interne alla Lega a turbare i sonni del sindaco berlusconiano Bruno Piva; tre consiglieri “padani” ribelli - in lotta con segretario di partito Antonello Contiero, accusato di “metodi stalinisti” - hanno costituito un gruppo autonomo; appoggeranno lealmente Piva, assicurano (e il loro voto è già stato decisivo per respingere una mozione di dimissioni del presidente dell’assemblea) ma non si tratterà di un sostegno gratuito: «Se il sindaco darà spazio al traditori, sappia che non arriverà al panettone», minaccia l’implacabile Contiero.

Tant’è. Tra i due litiganti prova a godere il Pd: « A Belluno la necessità di una vera autonomia e di un vero federalismo è più forte che in qualsiasi altra provincia veneta, è naturale che le contraddizioni del centrodestra siano esplose qui prima che altrove», sentenzia il segretario regionale Rosanna Filippin «ora che questa alleanza è crollata dev’essere chiaro che su queste macerie non c’è nulla da ricostruire. Lega e Pdl hanno fallito come alleanza. A Belluno, come in tutto il Paese, è tempo di un’alternativa e le elezioni saranno l’occasione per metterla in campo».