L’ex assessore Malaspina: «Gobbo viola lo statuto fondativo Eravamo 300 in sezione a Chioggia. Ora sono rimasti in 7».
Chioggia. Cecchinaggio, la guerra dentro la Lega è ad personam, se punta, se carga, se spara come in un film di Tomas Millian. Ieri sono caduti sette militanti di Chioggia, degradati da militanti a semplici sostenitori (non potranno più votare nei congressi), altri cadranno nei prossimi giorni sul fronte dei combattimenti tra tosiani e bossiani. Nessuno si fa male naturalmente, la battaglia nella Lega è politica, ma condotta con mezzi non ortodossi.
Oggi il segretario nazionale (regionale) Giampaolo Gobbo riceverà una raccomandata da uno di questi fucilati, l’ex assessore alla provincia di Venezia, il chioggiotto Massimiliano Malaspina, in cui gli si contesta criteri e norme della decimazione, la violazione dello statuto della Lega. Sembra una lagna, ma non lo è, gli avvocati ingaggiati dai reprobi valutano l’ipotesi di inficiare lo statuto leghista: se i vertici non lo rispettano, o se ne vanno loro o se ne va lo statuto. Quest’ultima ipotesi, per quanto surreale, sembra la più praticabile.
L’antica sezione leghista di Chioggia è vuota di militanti, nel giro di dieci giorni sono arrivate una ventina di sanzioni, ieri toccava a: Mario Nordio, Boscolo Ermenegildo Natta, Fabio Nordio, Monica Cester, Francesca Erini, Boscolo Marina Boscoletto. aloro si aggiunge il consigliere comunale di Cona Orazio Bondesan, degradato a sostenitore come gli altri. Che cosa hanno commesso? «Erano con me in barca al Festa Padana di Venezia - dice Malaspina - la barca degli epurati, l’altra, quella ufficiale, era vuota. Colpevoli di aver raccolto firme a mio favore, diffuso volantini contro la Zaccariotto. Espelli oggi che ti espelli domani, ora sono soli: eravamo in 300 in sezione, ora sono asserragliati in sette, il cugino del commissario, la moglie, due figlie, tre compari. Commissario è Paolo Pizzolato, l’amministratore unico di Veneto Agricoltura in rapporto di corrispondenza con il direttore generale di Veneto Agricoltura Giorgio Bonete che a sua volta corrisponde con la moglie Francesca Zaccariotto, presidente della provincia di Venezia».
Il commissariamento di Chioggia è a doppia mandata, a norma di regolamento ma custodito su basi saliche, la famiglia è l’assicurazione in più che la ’andrangheta usa per i sequestri. «In più i gobbiani ragionano così: se si va al rinnovo del Parlamento con l’attuale legge, sarà ancora Gobbo a decidere chi entra il lista, se al posto suo c’è Tosi il meccanismo frana miseramente e i vincitori di oggi sono gli sconfitti di domani. Bisogna sterilizzare i contrari, metterli fuori gioco, a segretario garantito sono garantite anche le careghe. La pedagogia è quella della paura, la fedeltà si basa sulla sottomissione al ricatto di una possibile mancata conferma».
Malaspina - che la Zaccariotto chiama «l’ex venditore di depuratori d’acqua casalinghi» - ammette una sola colpa, «quella di essermi fatto vedere a colloquio con il sindaco di Verona Tosi quando ero assessore provinciale». I suoi avversari gli addebitano anche ammistrazione allegra, sperpero di denaro pubblico e altre leggerezze, «tutte accuse susseguenti mio avvicinamento a Tosi e comunque tutte costruite sulla necessità di distruggere la mia immagine pubblica per poi colpirmi con la sanzione politica».
Un trattamento riservato anche al senatore vicentino Alberto Filippi che lui spiega con il «character assassination di ascendenza america, ma da noi da noi si chiama più semplicemmente sputtanamento - dice il senatore maroniano espulso dalla Lega - le accuse contro di me partirono da presunte frodi fiscali messe in giro da un certo Ghiotto, patron della Grifo, squadra di calcetto arzignanese, e mai confermate in sede giudiziaria, di pastette edilizie mai commesse. Poi si passò all’imputazione politica di traditore». Apprendistato che a Tosi viene risparmiato, con lui si passa subito all’abilitazione.
