Riuscirà il disegno di legge Calderoli a risolvere i problemi della politica italiana?
Secondo il costituzionalista Michele Ainis e il professore di Scienze politiche Paolo Feltrin, il rischio è che, correndo dietro alla demagogia, alla fine le cose non cambino più di tanto.
Roberto Calderoli ha previsto nuove regole, cioè di avere a Montecitorio e al Senato in totale 500 deputati, 250 per ciascuna Camera. «Ma io, come diceva Totò, lo supero a sinistra e dico che basterebbe avere un solo parlamentare», ha spiegato Ainis a Lettera43.it. «Certo, 1000 parlamentari sono troppi, ma il rischio è quello di fare una rincorsa un pò troppo demagogica. Sfoltisci di qua, sfoltisci di là alla fine rimane solo Berlusconi».
NON SOLO TAGLI. Le modifiche di Calderoli comprendono anche nuovi limiti d’età (più bassi) per le cariche di senatore e presidente della Repubblica, nuovi poteri per il premier, che diventa Primo ministro e una profonda modifica alla struttura del Senato che diventa in teoria «senato federale». La bozza abbassa a 21 anni la possibilità di essere eletti in Senato (attualmente è 40 anni). Per essere eletti Presidente della Repubblica il requisito anagrafico scende da 50 a 40 anni.
IL PERICOLO DELL'ETÀ. Feltrin, invece, ha puntato il dito contro la riduzione dell'età dei parlamentari. «Perché il nostro parlamento è uno dei più giovani, ma per fare le leggi serve una certa esperienza in materia. Anche per questo è fondamentale che i senatori abbiano un'età avanzata. Servono competenze». E infine, rispetto alla possibilità di rafforzare i poteri del premier, il docente triestino ricorda che «la questione più importante, dopo quella di migliorare i lavori delle camere, è quella del potere del governo. Questo non vuol dire rafforzare il presidente del consiglio, ma riguarda l'intero esecutivo».