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ieri, oggi e domani

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23 ott 2011

Pdl-Lega, la frana parte dal Veneto.




L’alleanza a rischio a Belluno, il silenzio dei vertici leghisti preoccupati solo del caso Tosi, il tifo dei centristi.

«Una telefonata allunga Lavitola», motteggiava la vignetta di Giannelli sul Corriere della Sera. Stavolta la telefonata non è più tra Berlusconi e Lavitola ma tra il deputato bellunese del Pdl Maurizio Paniz e il faccendiere uccel di bosco. 

E la vita che verrà allungata, a occhio e croce, è quella del leghista Gianpaolo Bottacin come presidente della Provincia di Belluno, benché si sia dimesso giovedì.
E' presumibile che Bottacin resti sulla poltrona per un sacco di buone ragioni. La prima è che un'alleanza che a Roma tiene in piedi il governo, non può implodere a Belluno senza conseguenze sui rapporti tra Pdl e Lega, almeno nel Veneto. La seconda è che le dimissioni di Bottacin sono arrivate giovedì, ma la frizione con il Pdl risale a molto prima. E riguarda il portafoglio.

Bottacin ha messo i bastoni tra le ruote all’azienda di gestione dei servizi idrici integrati Bin-Gsp, di cui è controllore: una società pubblica piena di debiti (70 milioni, di cui 51 con le banche, 17 con i privati e il resto con i Comuni), che non paga i creditori, non riduce i costi e non aumenta le bollette. Qualcosa dovrebbe fare, ma sentirsi il fiato sul collo non piace al presidente Franco Roccon, già consigliere regionale leghista, passato al Pdl. Bottacin ha bloccato grosse operazioni immobiliari, tipo il trasferimento degli uffici dell'Usl di Belluno in un palazzone costruito da un imprenditore in odore di camorra, riacquistato a prezzo stracciato da un privato che realizzerebbe un megaprofitto rivendendolo all’Usl. Coincidenza: il privato in questione è cugino del sindaco di Belluno Antonio Prade, Pdl. L’operazione aveva l’ok del direttore generale Ermanno Angonese: purtroppo l’hanno trasferito a Thiene-Schio, al suo posto è arrivato Antonio Compostella, leghista. Bottacin e Compostella ne hanno parlato a Luca Zaia e l’operazione si è fermata.

Ma Bottacin è andato avanti: ha eccepito sui lavori della cosiddetta “Torre Ascon”, un impianto di Busche di cui è socia l’impresa di costruzioni Deon, un nome una garanzia nel Bellunese. Fanno tutto loro: viabilità, costruzioni, sanità. Peccato che la “Torre Ascon” sia stata messa sotto sequestro nei giorni scorsi dalla procura per sospetti abusi edilizi.

Avrà anche ragione questo Bottacin, ma quanto rompe. Glielo dicono anche al bar. Ovvio che è finito nel mirino. Cose poco simpatiche: minacce di morte, anche con biglietti recapitati a casa. La Digos lo ha messo sotto scorta. «Io voglio essere a posto con me stesso», dice. Figurarsi se un tipo così poteva andare d’accordo con Maurizio Paniz, l’avvocato di Berlusconi convinto ancora oggi che il suo cliente credesse davvero che Ruby era nipote di Mubarack. Partendo dal basso, Paniz è titolare dello studio legale più importante di Belluno, è coordinatore provinciale del Pdl, è presidente della giunta per le autorizzazioni a procedere alla Camera ed è stato intercettato in una telefonata con Lavitola che da venerdì l’ha reso ancora più famoso. Come faccia Paniz a pretendere dai leghisti unità di intenti con il Pdl nella giunta che presiede a Roma e ricambiarli a pesci in faccia quando torna a Belluno, è un mistero gaudioso. Il mistero numero due è perché Gian Paolo Gobbo, gran capo della Lega, parli solo del caso Tosi a Verona, dove non risulta esserci nessuna crisi. 

Lo stato maggiore della Lega non prende posizione, anche se Bottacin sta facendo quello che Luca Zaia prometteva di fare in campagna elettorale una volta arrivato a palazzo Balbi. Gli unici che fanno il tifo per Bottacin e per Tosi sono i centristi e Verso Nord. «Magari buttassero fuori Tosi dalla Lega - dice per esempio Diego Bottacin –. Sarebbe un detonatore per il Veneto».

Renzo Mazzaro