.

.

ieri, oggi e domani

ieri, oggi e domani
.

.

.


__________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

7 ott 2011

Bossi punta al voto.




L’Umberto fa sul serio. Un’accelerazione per evitare che Maroni inizi la scalata al partito. Il titolare del Viminale tesse la tela con Alfano per arrivare a fine legislatura.
Stavolta non è la solita voce dal sen fuggita. Quando dice che «bisogna andare al voto» nel 2012, Umberto Bossi rende pubblica una strategia messa a punto con il «cerchio magico» della Lega.


La trovata mediatica di Bobo Maroni, che ha scelto di saltare sul (popolarissimo) carro dei referendum provando a lasciare agli altri l’onta di aver salvato sia Milanese che Romano. L’attenzione sempre maggiore che sta suscitando la signora Bossi, Manuela Marrone, dopo l’uscita dell’articolo di Panorama («Dovrebbero denunciarvi. Mia moglie ha sempre lavorato per la Lega senza mai avere nulla in cambio», Bossi, ancora ieri). L’eco delle tante espulsioni ai danni dei dissidenti. E i tormenti di una base che, nonostante il silenziatore imposto ai forum di Radio Padania, cominciano a sentirsi anche nei sondaggi, tra l’altro senza che neanche il Senatur li smentisca con nettezza («Malumori della base? Non lo so, non mi pare»).
 Sono alcuni dei punti che, nelle tante serate capitoline, trascorse al fianco del suo «cerchio magico», il Senatur e i suoi hanno trasformato in una strategia.

«Se non smuoviamo le acque, il rischio che i maroniani scalino i vertici della Lega diventerà certezza», è il canovaccio che suoi uomini d’ordine (da Reguzzoni a Rosy Mauro, da Belsito a Bricolo, senza dimenticare il governatore piemontese Cota, tornato a bazzicare la «corte») hanno condiviso col Capo. E visto che non è ancora scaduto il «contratto» con Berlusconi, evocato anche dall’ex direttore della Padania Gigi Moncalvo durante l’intervista con Lucia Annunziata a In mezz’ora, ecco che Umberto e i suoi hanno individuato una via di fuga: «A questo punto, meglio andare a votare nel 2012 alleati col Cavaliere. Perso per perso, quantomeno riusciamo a mantenere il controllo del partito». Poi, è il sottotesto, si vedrà.


Stavolta fa sul serio, Bossi. Stretto dall’esigenza di fare di necessità virtù, trascinando il Paese a delle elezioni che lo vedrebbero (per l’ultima volta) alleato di Berlusconi, il Senatur ha cominciato a centellinare i messaggi che portano dritto al cuore della sua nuova strategia. Come ha fatto ieri quando, ribadendo il trito ritornello sul «2013 troppo lontano», l’ha detto chiaramente. «Prima bisogna fare la legge elettorale». Successivamente, «un po’ dopo» la primavera, si va alle elezioni. 

Il piano è tutt’altro che campato in aria. Ed è diviso in due fasi. La prima è un maquillage dell’attuale Porcellum che consenta di aggirare l’ostacolo del referendum. E «aggiungere le preferenze», come gli ha fatto notare qualcuno dei suoi, «potrebbe essere un primo passo». La seconda è riallestire rapidamente il cantiere della coalizione insieme al Cavaliere, ponendo l’autunno dell’anno prossimo come frontiera per lo scioglimento anticipato della legislatura.


Non ci sono margini per fraintendimenti. Anche perché, come spiega a microfoni spenti un bossiano di stretta osservanza, «il Capo si sta muovendo in perfetta sintonia con Berlusconi». D’altronde, i ragazzi del cerchio magico, avvertiti con largo anticipo dell’intenzione del Cavaliere di aggiungere una sua lista al carrozzone pre-elettorale, sono perfettamente in grado di decrittare l’ultimo trucchetto di Silvio.

«Altro che Forza Gnocca. Il progetto che sta nella testa del premier, semmai, dovrebbe chiamarsi “Forza Scilipoti”». 

Perché? Semplice. «Visto che anche i Responsabili stanno iniziando a tramare alle spalle del governo, smaniosi di allungare la legislatura perché preoccupati dalla mancata rielezione, ecco che Berlusconi se ne esce col suo messaggio in codice...».

Un messaggio rivolto alle tante zone grigie del Parlamento in cui stazionano, magari pensando al governissimo, tutti i peones che vedono il proprio seggio traballare. «Sono queste persone», aggiunge la fonte leghista, «che l’anno prossimo dovranno aiutarci a far sciogliere le Camere. In cambio di una ricandidatura certa nella lista di Silvio». 

Una specie di 14 dicembre 2010. Ma al contrario. Un’ipotesi contro cui lavorano i delfini di Pdl e Lega che, al contrario del tandem Berlusconi-Bossi, vogliono che l’ora delle urne scatti nel 2013 per avere il tempo di completare le rispettive scalate. Alfano e Maroni, tanto per essere chiari. Con buona pace dell’«Umberto», che riferendosi agli screzi con «Bobo» li ha liquidati così: «Tensioni? No, siamo amici da troppi anni».