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ieri, oggi e domani

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27 ott 2011

Caccia al voto leghista. Pd, Idv e Fli puntano alla base elettorale del Carroccio.






Circa tre milioni di voti. Questo era più o meno il bacino elettorale della Lega Nord, che a meno di grosse contrazioni, viene accreditata anche dagli ultimi sondaggi al di sotto del 9%. 

Ed è questo bacino elettorale radicato al Nord a far gola a quasi tutti i partiti di opposizione.
 Dopo l’exploit elettorale delle regionali 2010, dove ha ottenuto in media il 12% delle preferenze con picchi del 35,15% in Veneto, risultando il primo partito, gli avversari politici del Carroccio ora, approfittando della debolezza del partito e del malcontento della base, cercano di conquistarne i voti.


MANIFESTI CONTRO IL CARROCCIO. E lo fanno con il modo più antico della propaganda politica: le affissioni murali. 
Così, nelle regioni settentrionali non è difficile incappare nei manifesti che attaccano le politiche leghiste, soprattutto in relazione al governo Berlusconi.
 Dall’Italia dei valori al Partito democratico, passando per Futuro e libertà, ogni antagonista ha interesse a minare la fede dell’elettorato leghista a proprio vantaggio. Del resto, la credibilità degli esponenti del Carroccio negli utlimi mesi è stata messa a dura prova.

Gli s(lega)ti  alla poltrona dell’Idv
                                                                          Il manifesto dell'Idv.

L’ultima in termini di tempo a mettere gli occhi sull'elettorato del Carroccio è stata l’Italia dei valori, che ha dato il via a una campagna di manifesti che raffigurano al centro una poltrona verde con il Sole delle Alpi al centro.
 «Legati alla poltrona», recita lo slogan del partito di Antonio di Pietro che attacca le decisioni politiche prese dagli esponenti leghisti a Roma.


LA STAMPELLA DI GOVERNO. Ivan Rota, responsabile organizzazione nazionale, nel lanciare la campagna ha criticato una Lega che, a suo dire, «funge da stampella per salvare piduisti, corrotti e amici dei mafiosi».
L’idea della Lega-poltrona, come l' ha definita Grabriele Sola, consigliere lombardo dell’Idv, è nata circa sei mesi fa, quando il partito di Di Pietro ha messo in luce le contraddizioni della Lega sul tema del lavoro.


ROMA- POLTRONA. Il soggetto della campagna di affissioni dell'Idv, centrata nelle regioni del Nord, intende proprio sottolineare «il tradimento di una Lega che ha sostituito lo slogan “Roma Ladrona” con l'attaccamento a “Roma Poltrona”.
 «Vogliamo raccontare ai militanti che cosa è successo perché sul territorio c'è un'idea distorta della Lega», ha detto Sola a Lettera43.it. «E l'unico modo è iniziare questo gioco grafico per attirare l'attenzione. 


TUTTI I RUOLI OCCUPATI. Oltre al manifesto principale, l'Idv ha realizzato anche un volantino che riepiloga tutte le poltrone nelle aziende pubbliche o con una compartecipazione pubblica che sono state appaltate a esponenti del Carroccio. Come dire che chi va al mulino si infarina.

Per il Pd lo spadone è moscio


Ma i voti del popolo di Bossi solleticano gli appetiti anche del Pd. Il partito guidato da Pier Luigi Bersani,  dopo che il voto leghista in Parlamento ha permesso al deputato Pdl Marco Milanese di evitare l'arresto, ha tappezzato le città del Nord con un poster raffigurante Alberto Da Giussano con la spada piegata.


IL SIMBOLO RIVISITATO. «Dov'è finito il Carroccio di una volta? La Lega salva la cricca», si legge nel manifesto verde Padania che mostra lo spadone del simbolo leghista per eccellenza ammosciato e privo della forza pugnace che lo contraddistingue. Nella campagna Pd, partita il 22 settembre, l'obiettivo era ricordare agli elettori del Senatùr come i primi successi elettorali del loro partito fossero legati all'idea di una forza antisistema, che è ormai integrata nell'agone politico. 


PARTITO DI LOTTA E DI GOVERNO. Il Carroccio «fa il partito di lotta e di governo, ma non potrà ancora lungamente andare a raccontare bugie ai suoi militanti. La verità è che il partito di Bossi salva Milanese per salvare le sue poltrone», aveva detto la senatrice del Pd, Anna Finocchiaro.

I finiani contro ministeri al Nord

Manifesti di Futuro e libertà.






Neppure i militanti di Futuro e libertà intendono rinunciare al tiro al leghista. Hanno iniziato con alcuni manifesti attaccando la «propaganda antinazionale» del Carroccio.
 Loro lo slogan più orecchiabile di tutti, «La Lega ti frega», poi declinato nei vari manifesti realizzati negli utlimi mesi.
In particolare, «la peggiore cultura leghista» per gli uomini che fanno capo a Fini è rappresentata nell’aver spostato le sedi di alcuni Ministeri nella villa reale di Monza. O meglio, di aver tentato di farlo visto che molti militanti del partito di Pintida si sono sentiti poi presi in giro dall'evoluzione degli eventi.




CONTRO I MINISTERI A MONZA. Ecco quindi che la «bilocazione dei Ministeri» si è trasformata «in più spesa pubblica e meno burocrazia» per il poster azzurro-verde realizzato ad hoc. «Alla faccia del programma elettorale del 2008, dove ci si impegnava a ridurre i costi della politica e a eliminare gli enti inutili», hanno commentato i finiani.


ANCHE I GIOVANI SCHIERATI. E i futuristi hanno cavalcato l'onda, schierando anche il loro movimento giovanile, Generazione futuro.
 L'occasione, ancora una volta è stata il salvataggio da parte degli uomini di Bossi di Marco Milanese. Per questo i leghisti hanno «perso ogni credibilità in materia di legalità» agli occhi dei giovani finiani. 
Così, ricordando il celebre «partito degli onesti» evocato dal segretario del Popolo della libertà, Angelino Alfano, nei manifesti targati Fli, il Senatùr viene raffigurato con il pugno alzato da combattente, ma con l'esplicita frase: «Anch'io ho votato per salvare Milanese». 
«La Lega ha svenduto la sua storia e i suoi militanti pur di salvare Berlusconi e le sue poltrone. La gente del Nord è stanca.
I giovani del Nord non ne possono più. È ora di voltare pagina», si legge sempre nei manifesti dei futuristi.
 Gli unici certi del proprio elettorato e disinteressati a quello che fa capo al Carroccio sembrano essere gli uomini di Pierferdinando Casini.
L'Udc, infatti, non si cura di loro e preferisce investire la propria comunicazione in altro. Per ora.