Nel dibattito sui licenziamenti facili scatenato dalle misure annunciate dal governo in materia di riforma del mercato del Lavoro, anche il presidente della Camera ha preso una posizione, lanciando un allarme e mostrando la sua visione opposta a quella del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi.
«Se si tende solo a favorire la possibilità di licenziare c'é il rischio di veder moltiplicare il tasso di disoccupazione che da qualche anno a questa parte sta crescendo e che riguarda in particolare un'area del Paese», ha detto Gianfranco Fini il 29 ottobre al congresso regionale di Futuro e libertà. «Mi auguro», ha aggiunto Fini, «che il governo non sia così irresponsabile da non confrontarsi con le parti sociali e le categorie economiche per tutelare non solo le imprese ma anche per farle crescere e prosperare». Fini ha poi messo in guardia dal rischio di «un autunno caldo che ci farebbe tornare indietro».
BATTAGLIE RADICALI IMPORTANTI PER LA DEMOCRAZIA. Il presidente della Camera ha poi spezzato una lancia in favore dei radicali, dopo le polemiche su un presunto 'flirt' tra il partito di Pannella e Silvio Berlusconi: «La tradizione politica radicale, che negli anni si è contraddistinta per l'impegno nel Parlamento e nel Paese in importanti lotte per la libertà, per la democrazia e per la difesa dei diritti umani, rappresenta un patrimonio di idee che, dotato di una grande forza mobilitatrice, ha contribuito ad arricchire il confronto e il dibattito politico sulle grandi sfide che caratterizzano la contemporaneità», ha detto Fini nel messaggio inviato al congresso radicale insieme agli auguri di buon lavoro.
LA SECESSIONE DELLA LEGA CELA L'INGANNO DEL FEDERALISMO. Infine, il presidente della Camera non ha mancato di attaccare le pulsioni secessioniste della Lega: «Se la Lega rilancia la bandiera stinta della secessione è solo perché non può presentare un bilancio positivo ai suoi elettori. Rispolverare la bandiera inesistente dell'identità padana - ha aggiunto - altro non è che la manifestazione di un fallimento».
Secondo il presidente della Camera, infatti, Bossi non può presentare l'utopia fallimentare del federalismo che «si é rivelato un clamoroso inganno. Il suo federalismo ha fatto moltiplicare le tasse e oggi i cittadini e gli imprenditori pagano le tasse come mai le hanno pagate prima».
