E venne il giorno dello Statuto. A 11 anni dalla prima proposta (era il 27 ottobre), dopo due fallimenti e con un significativo ritardo anche rispetto ai 100 giorni di propagandistica memoria, alle 18.31, in 58 – assenti giustificati Finozzi e Coppola – hanno detto sì al nuovo Statuto. Sostenitori e detrattori, entusiasti e non.
E a quel punto i volti tesi sfilati nel pomeriggio, si sono sciolti in sorrisi ed è stato un tripudio di strette di mano e pacche sulle spalle culminato con un brindisi «km zero e costi zaro» come ha ribadito il presidente del Consiglio Clodovaldo Ruffato riferendosi alla mastodontica porchetta immolata sull’altare dei festeggiamenti.
Ed eccolo quindi lo Statuto, 65 articoli che lasciano per strada i principi più roboanti come il voto di fiducia, i decreti legislativi e il famigerato «prima i veneti» declinato a favore di «tutti coloro che hanno un particolare legame con il territorio». Il testo che ne esce delinea i principi fondamentali e i diritti di una Regione che gode di ampia autonomia, i suoi rapporti con le autonomie locali e con l'Unione Europea.
Riconosciuta anche la libera iniziativa economica, individuale e collettiva, in particolare delle piccole e medie imprese. Grande attenzione viene rivolta alla persona e alla famiglia, alla difesa del patrimonio culturale ed ambientale, alla valorizzazione dell’autonomia dei Comuni, delle loro unioni e delle province in un’ottica federalista di sussidiarietà ed economicità.
Tra le novità previste, il principio di responsabilità che per la Regione ha come corollario l’obbligo del pareggio di bilancio, l'incentivazione all'associazione tra enti locali, l'autonomia della provincia di Belluno, i diritti e doveri del contribuente; la valorizzazione del Consiglio regionale, la sua composizione (un consigliere ogni 100 mila abitanti e comunque non più di 60) e quella della Giunta (non più di 1/5 dei Consiglieri con un massimo del 50% di assessori esterni). Rafforzato anche il ruolo del Consiglio, in termini di controllo dell'esecutivo attraverso la valutazione preventiva e successiva delle leggi, la vigilanza sugli enti e le società regionali. Tra gli altri elementi d’interesse, la determinazione dei livelli minimi di efficienza che tutte le amministrazioni dovranno rispettare.
Ma non finisce qui: sulla scia dell’entusiasmo riformatore, il Consiglio ha approvato due ordini del giorno con cui si impegna a stabilire con legge la soppressione dell’assegno vitalizio e assume l’impegno di inserire nella nuova legge elettorale una norma che pone il limite di due mandati consecutivi.
Quando si dice uno stato di grazia.
