Quando può, in Russia, ci fa una scappata. L’unico posto all’estero dove riesce ancora a recarsi senza particolari timori: la dacia dell’amico Putin (KGB).
E così è stato ancora ieri. Berlusconi è andato a festeggiare i 59 anni del premier russo, per una visita in “forma privata”. Presente anche il tedesco Schroeder. Ormai sembra destinata a manifestarsi soltanto in simili uscite l’iniziativa internazionale del presidente del Consiglio. Questioni personali e affari suoi.
Anche importanti se siamo già alla quarta visita in un anno e se è stata cancellata dall’agenda la missione all’Onu. Del resto, come ha dovuto ammettere un imbarazzatissimo ministro degli esteri Franco Frattini, ci sono delle oggettive «difficoltà a spiegare» ai colleghi, in francese o in inglese, l’espressione «Forza Gnocca». La pratica in tedesco, a scapito della Merkel, era già stata sistemata qualche giorno prima. Purtuttavia, si spera che all’arrivo abbia avuto il buon gusto di non salutare al grido di “Davai Pizdà!”, l’ultima versione (in russo) del proposto nome di nuovo partito. Anche perché l’amico Putin tiene famiglia e due giovani figlie.
Berlusconi è partito per andarsi a rinfrancare qualche oretta a casa dell’uomo che pianifica di restare al potere sino al 2024.
Nelle ore in cui dentro il Pdl molti esponenti lavorano alacremente per tagliargli il ramo su cui è seduto, il presidente del Consiglio cerca conforto nell’ex graduato del KGB che lavora alla rinascita della “Grande Russia”.
Prima di partire con il suo aereo privato, come ha certificato il ministro Saverio Romano che si trovava per coincidenza anch’egli a Mosca, il Cavaliere aveva registrato il suo ultimo messaggio per i “promotori” della ministra Brambilla: «Vinceremo e continueremo». Per non essere da meno.
Un proclama, il suo, quasi dovuto. E pronunciato con aria stanca e timorosa. In cui ha evocato la «Grande Alleanza» dei moderati e annunciato l’avvio delle «Grandi Riforme», tra cui quella che gli assegni più potere in quanto, allo stato attuale, non può nemmeno «dimettere un ministro».
Curioso: un capo di governo che vanta compattezza e unità del partito, del governo e della maggioranza e che nello stesso tempo si lamenta perché non avrebbe il potere di privarsi di un suo ministro. Se si sente così sicuro, perché pensa di cacciare qualcuno dei suoi?
Il viaggio di piacere da Putin è da considerare, dunque, come una piccola parentesi lieta dentro la mole dei “sacrifici” che sta compiendo nelle vesti di capo del governo e per lenire i dolori del “fardello” che è costretto a sopportare. Parole che avrebbe voluto pronunciare in diretta telefonica al convegno del ministro Rotondi a Saint Vincent.
Magari canticchiando Kalinka: «Bacche di bosco non turbate i miei sogni leggeri…». Ma è caduta per due volte la linea. A Lavitola, da Panama, andò meglio.
