Nonostante il bollino di fiducia incollato dalla soddisfazione di Bankitalia («la direzione intrapresa è quella giusta») e del suo ex timoniere Mario Draghi (leggi l'ok alla lettera dell'ex governatore della Banca d'Italia e il suo invito ad agire in tempi brevi), le reazioni della scena politica alla missiva del Cavaliere a Bruxelles continuano a puntare il dito in particolare contro il punto relativo ai licenziamenti. «Minacce inaccettabili al mondo del lavoro», per dirla con le parole di Pier Luigi Bersani.
L'appellativo che la Cgil ha rifilato a quanto contenuto nella busta che Berlusconi ha consegnato all'Ue è quello di «misure da incubo».
Da qui la dichiarata intenzione di «reagire con la forza necessaria».
«Noi non siamo d'accordo a mettere mano sui licenziamenti, ci sembra una provocazione mentre il Paese ha bisogno di coesione». L'eco del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che al Tg2 ha preannunciato: qualora venga modificato «l'assetto dei licenziamenti senza il consenso delle parti sociali la Cisl andrà allo sciopero». E identica, secondo quanto appreso al termine della riunione della segreteria, è la posizione della Uil pronta allo sciopero generale di tutte le categorie qualora il governo confermi i contenuti della missiva.
Lo sdegno dei sindacati, sul piede di guerra e innescati dalle stoccate di Susanna Camusso che ha parlato di attacco all'articolo 18, è stato corroborato dalla perplessità di Maurizio Sacconi, «siamo l'unico Paese al mondo con regole così stringenti», e dalla critica dell'ex segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani: «Moralmente senza nessun ritegno l'idea che una crisi originata dalla speculazione la si paghi con licenziamenti facili.
EPIFANI: «È INACCETTABILE, ALTRO CHE INDIGNADOS». «Altro che Indignados, questo è un rovesciamento inaccettabile delle responsabilità e delle conseguenze che nessun Paese può accettare, tanto meno il sindacato italiano».
Per Epifani, «fermo restando che tra gli obiettivi e la realtà del governo c'è una contraddizione insanabile, la cosa che più colpisce è l'accanimento in materia di licenziamenti. Anche i commenti e i tentativi di spiegazione aggravano la situazione. Se tu rendi ancora più facili i licenziamenti quando la crisi già li facilita è evidente che fai una cosa che è il contrario di ciò che andrebbe fatto e nella logica, quindi è totalmente inaccettabile. Credo che la risposta sindacale sarà molto forte».
BERSANI: «IL GOVERNO RIFERISCA IN PARLAMENTO». «Io per carità di patria non faccio l'elenco punto per punto ma», ha aggiunto Bersani, ci sono vere e proprie prese in giro». Ragione per cui, «il governo venga in Parlamento e spieghi il rispetto di quel calendario e ci faccia vedere cosa c'è di nuovo e come possa essere rispettata la tabella di marcia».
«Credo che l'Europa giustamente non abbia altro interesse che rendere credibile le misure italiane. Siamo troppo grossi per essere salvati. Temo che dall'esame tecnico possa emergere che non ci siamo sostanzialmente».
Franceschini: «Mancano le vere riforme strutturali»
Il negativo giudizio dell'opposizione è stato sottolineato anche dai concetti espressi da Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera. Sul piatto della bilancia anche lo scadenziario del quale l'esecutivo è chiamato a dar conto. Il governo deve riferire «immediatamente» in Parlamento «sui contenuti della lettera inviata all'Unione europea», ha spiegato Franceschini intervenendo in aula alla Camera, anche perché contiene «impegni che non riguardano solo l'esecutivo».
Inoltre, ha aggiunto, ci sono «impegni e date molto difficili da rispettare». Il Pd ha chiesto quindi di conoscere quali siano «le priorità dei lavori nonché il rapporto tra l'esecutivo e la sua maggioranza parlamentare». La lettera, ha concluso poi l'esponente dei Democratici, «è piena di buone intenzioni ma non contiene le vere riforme strutturali: la lotta all'evasione fiscale, alla corruzione e alla criminalità organizzata» di cui ha bisogno l'Italia e senza cui «non è pensabile affrontare il futuro».
