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ieri, oggi e domani

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22 ott 2011

Giovani industriali: "Crisi, politici inerti".





"Serve una nuova leadership per decisioni di cui beneficeranno le future generazioni" afferma Jacopo Morelli, presidente dei giovani imprenditori di Confindustria riuniti a Capri, che nei mesi scorsi aveva denunciato il disagio con una lettera al capo dello Stato. Napolitano risponde lanciando la sfida al Paese: "Restituire ai giovani il diritto a essere protagonisti"

Jacopo Morelli, presidente dei giovani industriali
Per affermare "condizioni durature di crescita economica e sociale, "occorre realizzare una forte coesione di intenti in ordine a obiettivi condivisi, superando con coraggio e senso della responsabilità comune anche sentimenti di sfiducia che si possono affacciare". Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato a Jacopo Morelli, presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, riuniti per il 26mo convegno di Capri, intitolato "Alziamo il volume, diamo voce al futuro".

In un precedente convegno, lo scorso giugno a Santa Margherita Ligure, Morelli aveva manifestato la frustrazione dei giovani di Confindustria, affermando: "L'Italia non è un Paese per giovani . E' un paese contro i giovani, ostaggio di egoismi generazionali e di una pervasiva gerontocrazia antitesi della meritocrazia e pericoloso blocco alla crescita". A settembre, lo stesso Jacopo Morelli si era rivolto direttamente a Napolitano in una lettera aperta in cui esprimeva il disagio dei 13mila iscritti all'associazione dei giovani industriali per un Paese "incapace di affrontare il presente e costruire il futuro" e per una politica "priva di coraggio nelle riforme".

L'inerzia dei politici. Proprio i politici non sono stati invitati quest'anno sul palco del convegno di Capri perché "la politica deve passare dal dire al fare, dagli annunci all'azione" dichiara il presidente Morelli, tracciando il fosco quadro del presente, che "sta tutta in tre numeri: 120-27-0: 120% del Pil il debito pubblico, 27% di disoccupazione giovanile e 0 come la previsione di crescita del Pil il prossimo anno". "La crisi continua e si acuisce a causa dell'inerzia dei politici" denuncia il leader dei giovani industriali. Che chiede "un'immediata modifica" della legge elettorale e l'inserimento in Costituzione del "principio dell'equità generazionale".

Le riforme da fare subito. Riforme, riforme, riforme è lo slogan dei giovani industriali. Le più urgenti: "Innalzare l'età pensionabile a 70 anni, escludendo i lavori usuranti, abolire le pensioni di anzianità, equiparare da subito il sistema per uomini e donne". Morelli ricorda anche le quattro proposte avanzate nel giugno scorso: ridurre le aliquote fiscali per i giovani e le donne, abbassare il cuneo contributivo per chi entra nel mercato del lavoro, detassare le nuove imprese, abolire il valore legale dei titoli di studio. "Non abbiamo ricevuto risposte", l'amara constatazione.

Una nuova leadership. Ma non c'è solo lamento nelle parole del presidente dei giovani industriali. C'è anche una scommessa impegnativa e stimolante: "In 20 anni, nel tempo di una sola generazione, possiamo raddoppiare la ricchezza, raddoppiare il Pil. E' questa la nostra scommessa di imprenditori". Ma Morelli avverte: "Serve il coraggio di decisioni delle quali beneficeranno solo le prossime generazioni", perché "vedere ciò che è giusto e non farlo è mancanza di coraggio e di leadership. Finora si sono rimandati i problemi fino a mettere in pericolo la nostra stessa sopravvivenza. Abbiamo bisogno di leader che sappiano spiegare, convincere e agire: l'unica prova concreta della leadership è la capacità di guidare. Una nazione stanca è una nazione conservatrice, non possiamo permettercelo. L'Italia non è stata costruita con la rassegnazione, ma con coraggio, creatività, determinazione".

L'Italia deve salvarsi da sola. "Non siamo la Grecia, è vero. Ma siamo distanti dalla Germania - osserva Morelli -. Non servono formule autoassolutorie, nè altre menzogne, abbiamo bisogno di verità. Scomode, taglienti. Ma verità. Occorre decidere e le opzioni sono chiare: o riduciamo il debito, con una robusta crescita, o ci arrendiamo ad una rovinosa discesa". Ma, chiude Morelli, "l'Italia deve avere la dignità e la forza di salvarsi da sola, perché ne ha le risorse, ma soprattutto perché non ci sono alternative. Nessuno può risolvere i problemi che noi, per primi, non vogliamo affrontare".

La lettera di Napolitano. Nel suo saluto ai giovani industriali, il capo dello Stato sembra rifarsi alle critiche manifestate a più riprese da Jacopo Morelli quando ricorda la "persistente difficoltà per i giovani di intraprendere nuove iniziative economiche e di conseguire un'occupazione stabile e consona alle attitudini e capacità acquisite". Ma il capo dello Stato non si ferma alla constatazione del presente, lanciando la sfida per il futuro. "Il superamento di questa condizione di disagio - scrive infatti Napolitano - costituisce la principale sfida da vincere per restituire ai giovani il diritto a essere protagonisti nella costruzione del proprio futuro e insieme per l'affermazione di condizioni durature di crescita economica e sociale di tutto il Paese".

"I temi posti al centro del convegno sollecitano riflessioni attente sulle prospettive di sviluppo del nostro Paese nell'attuale difficile situazione economica e finanziaria", premette Napolitano nel suo messaggio. "Una delle preoccupazioni più forti - prosegue il capo dello Stato - è rappresentata dalla condizione di sottoutilizzazione delle grandi potenzialità presenti nelle giovani generazioni, in termini di professionalità, di capacità intellettuali e di spirito di intrapresa".

"Tale situazione - sottolinea Napolitano -, particolarmente grave nel Mezzogiorno, caratterizza diffusamente anche le aree più sviluppate del Paese, con la persistente difficoltà per i giovani di intraprendere nuove iniziative economiche e di conseguire una occupazione stabile e consona alle attitudini e capacità acquisite. Il superamento di questa condizione di disagio costituisce la principale sfida da vincere per restituire ai giovani il diritto ad essere protagonisti nella costruzione del proprio futuro e insieme per l'affermazione di condizioni durature di crescita economica e sociale di tutto il Paese".

"Per questo obiettivo devono impegnarsi fattivamente tutte le istituzioni nazionali e locali - ammonisce il presidente della Repubblica -, in un confronto costruttivo con le rappresentanze del mondo produttivo, a partire da quelle che esprimono più direttamente l'impegno dei giovani nelle imprese".

Per il capo dello Stato "occorre realizzare una forte coesione di intenti in ordine a obiettivi condivisi, superando con coraggio e senso della responsabilità comune anche sentimenti di sfiducia che si possono affacciare. Sono certo che la vostra riflessione sul futuro dell'Italia fornirà un significativo contributo in questa direzione".