Quando Giuseppe Dossetti il 18 maggio 1994, nel suo ultimo discorso pubblico per ricordare l’amico Giuseppe Lazzati, levava alto il suo grido d’allarme sulle minacce, palesi o occulte, di quegli anni ai valori e all’impianto della Costituzione, tanti democratici risposero dando vita in tutta Italia ai “Comitati per la difesa della Costituzione”. La loro forte azione di vigilanza e testimonianza consentì poi il voto consapevole dei cittadini, per affossare con il referendum la riforma costituzionale del Polo, preparata dai quattro saggi nella baita di Lorenzago.
Anche oggi, come allora, ci troviamo nel mezzo di una drammatica notte in cui il pericolo per la nostra democrazia è ancora più insidioso, perché, senza alcuna modifica legislativa, si stanno sgretolando dall’interno i principi basilari della Costituzione. A partire da quello essenziale per ogni stato liberale e democratico della divisione e dell’equilibrio dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) che, in nome della cosidetta “sovranità popolare”, si vogliono attribuire ad una sola persona, che già detiene un enorme potere mediatico ed economico. Così, con una maggioranza d’accatto, il Presidente del Consiglio occupa il Parlamento, che diventa mero esecutore dei dictat del governo, rivolti in modo prevalente a ridurre o annullare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.
Il rischio che oggi corriamo è lo strangolamento della democrazia, con gli strumenti stessi della democrazia. Un lento declino verso l’autoritarismo che, al colmo dell’insulto si definisce democratico e che trova le sue cause profonde in primo luogo nella tolleranza tenuta verso il più grande conflitto di interesse, inamissibile in qualsiasi altro paese, che è incarnato dal Presidente del Consiglio con una sovrapposizione costante tra interesse privato e interesse pubblico. Ed ancora, nella legge elettorale, che ha sottratto ai cittadini il diritto di scelta dei propri rappresentanti annullando la responsabilità degli eletti.
Se il principio di rappresentanza politica è svuotato di ogni significato è stato possibile ad una maggioranza numerica, frutto della compravendita di parlamentari, scrivere nelle ultime settimane le pagine più tristi nella storia della nostra Repubblica, votando le leggi “ad personam” per salvare il premier dai suoi processi, senza alcuna vergogna ma con la esibita consapevolezza dei danni che gli atti provocheranno al funzionamento della giustizia e a tante vittime in attesa della condanna dei responsabili di reato.
Così la misura del degrado politico-istituzionale si è colmata e il silenzio pubblico diventerebbe omertoso e complice.
Per questo l’11 aprile 2011, mossi dallo stesso grido d’allarme per le sorti del paese e della democrazia, si sono incontrati, presso la Sede dell’Anpi di Parma, i Rappresentanti di associazioni, movimenti, comitati, sindacati e partiti, che credono nei valori della Costituzione, per mettere insieme idee, iniziative, forze in un patto comune.
Come in una nuova resistenza, metteranno in atto un impegno straordinario per rispondere colpo su colpo agli attacchi contro la Costituzione, per mobilitare le coscienze, per parlare ai giovani, per unire tutte le voci, da quella delle donne di ogni età, provenienza, tessuto sociale, orientamento politico, che hanno saputo risvegliare la coscienza civile del Paese, a quelledei giovani che vogliono liberarsi dalla precarietà, di chi nella scuola, nell’università, nella ricerca, lavora per il futuro, di chi lotta per il diritto del lavoro, di chi crede e testimonia la propria fede nella giustizia e nell’uomo, di tanti uomini e donne di buona volontà che vogliono uscire dal torpore, dalla indifferenza, dal recinto del proprio privato, per assumersi ciascuno le proprie responsabilità verso il paese.
Adesso è il tempo di tornare a lottare per un nuovo risorgimento e per una nuova resistenza e liberare l’Italia.
