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ieri, oggi e domani

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13 mag 2011

“Sospendiamo i prof che fanno propaganda per la sinistra a scuola”.



Il deputato del Pdl Fabio Garagnani, componente della Commissione Cultura di Montecitorio, ha eleborato una proposta di legge che prevede che i professori che faranno “propaganda politica o ideologica nelle scuole” potranno essere puniti con la sospensione dall’insegnamento per “almeno 1-3 mesi”. 
Ne parla il Fatto Quotidiano, in un trafiletto che riporta anche le parole del deputato: Ma chi può giudicare se un professore sta facendo propaganda politica? “L’importante – ha detto il parlamentare – era inserire nel Testo unico sulla scuola il divieto di fare propaganda politica per i professor i”. “Per quanto riguarda le sanzioni queste dovranno essere contenute poi in dettaglio in un provvedimento attuativo della legge”. Ma l’intenzione del prode “imbavagliatore ” di docenti è presto scoperta: “Il problema esiste soprattutto in Emilia Romagna, tra i professori della Cgil”. ‘”É squallido che anche la scuola pubblica debba essere gettata in questo modo nella campagna elettorale” ha risposto il Partito democratico “dopo gli attacchi alla magistratura mancavano quelli agli insegnati: ci ha pensato oggi Garagnani con una proposta di legge che dimostra la solita visione trinariciuta nei confronti della libertà di insegnamento”. E magari l’idea era anche quella di liberare qualche posto per i precari che il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha lasciato a casa.
Anche Michele Serra su Repubblica parla del caso, discutendolo dal punto di vista tecnico: Solo chi non è mai andato a scuola può concepire l’idea, veramente mostruosa, di un insegnamento “oggettivo” e asettico come garanzia di quella finta “neutralità” alla quale sempre si appellano i faziosi veri, cioè quelli che non reggendo l’urto delle idee altrui sperano di poterle zittire, e avendo idee piccole sentono come una minaccia ogni idea più grande di loro. Ogni liceale sa che è nel conflitto delle idee che si cresce, e ha in mente almeno un paio di professori appassionati che proprio lasciando trapelare un deciso orientamento culturale diventavano punti di riferimento. Ebbi una professoressa di filosofia tenacemente atea e un professore di latino e greco validamente antimodernista e reazionario, ma se qualche malsano censore, scolastico o politico, si fosse sognato di biasimarlo o addirittura di impedirgli di entrare in classe, non c’è alunno del mio liceo che non sarebbe insorto.
Secondo Serra, i ragazzi sono in grado di capire la differenza: Distinguere tra la volgarità della propaganda e il fascino della cultura e delle idee è facoltà in possesso anche di un quattordicenne. La disastrosa proposta di Garagnani riesce, in uno colpo solo, a offendere, oltre che i professori, anche gli studenti, trattati da branco imbelle che si lascia sobillare dal primo agit-prof in transito: come rivela quell’orrendo verbo “inculcare” usato dal premier, forse applicabile al suo mondo di persuasione occulta, di ruffianeria commerciale, di pubblicità martellante, come illustra magnificamente la sua celebre e famigerata frase “ricordatevi che il pubblico è un bambino di otto anni”. Ma non applicabile, no davvero, al mondo della scuola, che con tutti i suoi difetti, e nonostante le privazioni imposte dall’austerità a senso unico di un potere che punisce “la scuola di sinistra” (?!) e premia le scuole devote, e private, è ancora un luogo vivo, conflittuale, libero, aperto a tutti (chissà se la parola “tutti” fa parte del bagaglio culturale dell’onorevole Garagnani).