.

.

ieri, oggi e domani

ieri, oggi e domani
.

.

.


__________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

18 mag 2011

La character assassination è la macchina del fango di Berlusconi lo vuole "sputtanare". «Battiamo la destra divertendoci, oppure cambiamo mestiere». L'altra Italia è diversa ed è con Pisapia.





Letizia Moratti, confusa e bastonata come chi non è convinto di ciò che sta facendo prepara la nuova tornata elettorale con gli appunti di un nuovo percorso che gli ha fornito Silvio in persona. Un mondo intero le è caduto addosso. Una stagione si è chiusa. 
La Santanché, falco-esremista con le mutande della destra più nera e con la bocca deformata dall'ira è ancora davanti allo specchio di Silvio.
La parola garantismo è diventata difficile da pronunciare dalle parti del Pdl-Lega e una stagione nuova si è già aperta per il Paese Italia.



Imprevedibile deus ex machina, la sciura sindaca ha riportato la destra là da dove è venuta, alle sue origini forcaiole, al suo antico vizio (così tipico di Milano, poi) di criminalizzare gli avversari descrivendoli come estremisti, fuorilegge, banditi.
C’è tutta una storia dietro l’incidente che ha svelato la debolezza della candidatura Moratti.
Anzi, ce ne sono diverse, e ognuna ha una sua interessante morale.


La prima storia è specifica, è legata a quest’ultima campagna elettorale. Lo spin sventatamente suggerito alla Moratti svela il punto di vista del suo campo, i suoi timori: i sondaggi negativi, il confronto sui temi amministrativi in perdita, Pisapia ha tenuto un profilo rassicurante e moderato e ha vinto.
Dobbiamo azzopparlo su questo, dobbiamo minarne la credibilità personale, dobbiamo infangarlo e ora "sputtanarlo".



L'imperativo categorico di Berlusconi al direttivo Pdl: dobbiamo "sputtanarlo". (Bossi tace e medita perchè la base della Lega da settimane è in subbuglio e ora i toni si stanno alzando in diretta su Radio Padania che è già al "dopo Silvio").


L’opposto di quanto ha fatto e vuol fare il candidato del centrosinistra, che, anche nel confronto aveva innervosito la Moratti ma senza mai tirare in ballo la opaca vicenda della casa di suo figlio.
Spin doctors da licenziamento.
La calunnia non è fra le virtù tipiche dei moderati. E il contributo che la Moratti dà allo scontro politico non è stato e non vuol esserlo di moderazione ma di ulteriore incanaglimento. Napolitano non gliene sarà grato, aveva chiesto l’opposto.


Ora deve sottostare ad un restayling che duri  due settimane per rifarle la verginità perduta.


C’è poi un’altra storia, dentro questa storia. E riguarda appunto il garantismo, la sinistra, la destra, e un po’ anche il buon umore.

Per gente esattamente come Giuliano Pisapia – ma ce ne sono tanti come lui nel centrosinistra, cattolici, liberali, radicali, socialisti, comunisti togliattiani o eretici – questi sono stati anni tristi. Anni nei quali, risucchiata prima dall’orgasmo di Mani pulite e poi dalla frustrazione per la scostumatezza berlusconiana, la sinistra ha perduto una delle sue stimmate: l’idea che le garanzie per le persone coinvolte in casi di giustizia dovessero valere sempre, dovunque e per chiunque. E con essa, l’idea che lo scontro politico, pur non potendo ignorare la dimensione di legalità, non potesse esaurirsi all’esibizione di fedine penali.


La liberazione, per tutti noi garantisti progressisti, non è arrivata per la sventatezza della Moratti o dai suoi "nuovi" buoni propositi di questa settimana da sembrare i saldi di fine stagione. Dovendo fissare una data, la collocheremmo al bel discorso parlamentare col quale Chiara Moroni annunciava l’abbandono del Pdl per seguire Fini nel dibattito sul caso Cosentino: una semplice, netta, incontrovertibile distinzione fra garantismo e pretesa di impunità.



Nel loro zelo sempre più controproducente, anche Giornale e Libero hanno dato una mano a far crollare il falso mito del garantismo berlusconiano.

Contro la Boccassini (come la chiama la Santanchè, metastasi?) e prima ancora contro D’Alema, Prodi, Fassino: tutta gente alla quale si è dovuto chiedere scusa, come prima o poi sarà costretta a fare Letizia Moratti con Pisapia.
È stato un garantista doc (sia pure da età matura) come Giuliano Ferrara, a rilanciare in Italia il concetto di character assassination, ovviamente quando si trattava di difendere Berlusconi da questa brutta pratica. 


Ora è evidente quale parte politica ricorra davvero, e sistematicamente, alla character assassination: Ferrara lo sa, ora tocca a lui soffrire per il ritrovarsi nella compagnia sbagliata.
Immaginiamo il suo stupore per aver scoperto che in questa compagnia ci sta anche la Moratti: solo qualche settimana fa la descriveva come «donna tranquilla, dotata di savoir faire, capace di temperare le polemiche». Alla faccia.


Cerchiamo però di fare tesoro di questa riconquistata serenità, della soddisfazione di ritrovarci a sostenere ancora una volta un galantuomo garantista integrale come Pisapia, contro uno schieramento che si riscopre cupo, forcaiolo, ansioso, ansiogeno e pronto a "sputtanarlo" con nuove "carte false" come fanno da sempre i bari di professione.


Voglio dire: non torniamo indietro. Berlusconi a Crotone citava un evergreen, la battuta sui leader della sinistra incapaci di sorridere. Pisapia ha sorriso per meritato risultato. 


La serenità sta in questo campo e deve restarci, tenendo alla larga rinfocolatori e odiatori di professione, che non ci sono mancati. La cosa più bella sarebbe vincere nel motto di Bill Clinton: «Battiamo la destra divertendoci, oppure cambiamo mestiere».