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ieri, oggi e domani

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9 mag 2011

Alzo zero.





L’altro palasharp. Berlusconi attacca i magistrati per polarizzare le amministrative. «Sono un test nazionale». Sospetti su Bossi, che dà ragione al Colle e salirà sul palco di Bologna con Tremonti.
Accolto da un Palasharp in cui pochi minuti prima Letizia Moratti aveva danzato sulle note di Viva la mamma e Ignazio La Russa interpretato con Iva Zanicchi O mia bela madunina, Silvio Berlusconi ritorna al parallelo tra i «pm di Milano» e un «cancro da estirpare».
Al contrario di Umberto Bossi, che da Gallarate aveva appena riconosciuto le ragioni di Giorgio Napolitano sul rimpasto.
La contestazione che lo sorprende durante il suo intervento a sostegno della candidatura della Moratti è il la per iniziare a suonare il suo spartito preferito. Quello che serve per polarizzare il più possibile la campagna elettorale delle amministrative. «Siete illiberali», risponde Berlusconi al ragazzo che lo contesta dalla platea.
Quindi parte con l’attacco ad alzo zero. Contro i pm di Milano, «patologia, cancro della democrazia che dobbiamo estirpare», scandisce il premier. Contro la Corte costituzionale, «prona alle richiesta dei pm di sinistra». E anche contro il Csm, di cui suggerisce «l’estrazione a sorte tra i novemila magistrati italiani» per l’individuazione dei membri togati.
Le parole di Berlusconi - il cui attacco alla magistratura tornerà a innescare le reazioni di Consulta, Palazzo dei marescialli e Quirinale - arrivano a poche ore dalla nota con cui Palazzo Chigi aveva smentito le frasi sul capo dello Stato attribuite al premier da tutti i quotidiani.
Un tentativo di spegnere il fuoco dell’ennesimo scontro istituzionale, che però viene riportato in scena da Umberto Bossi. Che, parlando da Gallarate, fa marcia indietro sulle sue dichiarazioni di venerdì e riscrive il canovaccio delle reazioni della Lega Nord sulla nota del Quirinale. «Napolitano ha ragione», scandisce il Senatur prima di riconoscere che «ho grande stima per il Presidente della Repubblica e sono convinto che sia abbastanza saggio». Poi, replicando alle domande dei giornalisti a proposito del dibattito sui sottosegretari, che i presidenti delle Camere hanno fissato per il dopo-voto, risponde che «sì». La Lega, insomma, è favorevole a discutere a Montecitorio e a Palazzo Madama del mutamento avvenuto nella maggioranza dopo l’ingresso della pattuglia dei Responsabili nelle stanze dei bottoni dell’esecutivo.
Eppure, a dispetto della tranquillità ostentata l’altro giorno, quando s’era affrettato a placare l’umore dei “bocciati” dal rimpasto anticipando l’infornata di «altre dieci nomine», il Cavaliere è ancora tormentato dal tarlo dei malpalcisti.

Nello scenario che i berluscones più pessimisti hanno già messo nero su bianco, c’è il rischio che il dossier «poltrone» possa innescare la miccia di una possibile crisi politica. Il perché è semplice. Sul disegno di legge che servirà per moltiplicare i posti nell’esecutivo possono scaricarsi tutte le tensioni di una maggioranza che - senza una vittoria elettorale netta alle amministrative (soprattutto a Milano) - si troverebbe di nuovo alle prese col «problema Lega». A Palazzo Grazioli, infatti, stanno guardando con sempre maggiore preoccupazione al numero sortite che Bossi sta facendo sulla piazza di Gallarate. Perché proprio a Gallarate, dove il Senatur s’è fatto vedere anche nei giorni in cui il premier lo cercava per un chiarimento sulla Libia, la leghista Giovanna Bianchi Clerici contende la poltrona di sindaco al candidato ufficiale del Pdl (che, curiosità, fa «Bossi» di cognome). Non solo. Stando ai rumors che arrivano da via Bellerio, non è affatto da escludere - in caso di ballottaggio tra l’esponente del Pdl e quello del centrosinistra - un sostegno della Lega al candidato del Pd.
Che cosa c’entra tutto questo col passaggio parlamentare sulla maggioranza?
Basti pensare che, al primo passaggio in Aula del dopo-voto, il Cavaliere potrebbe dover tornare a fare i conti col pallottoliere. Come dimostra l’uscita con cui Gianfranco Fini, nella serata di ieri, ha ammesso che «la fiducia non è necessaria, ma non è detto che non ci sia».
A quel punto il premier si troverebbe accerchiato: dalla Lega, dai Responsabili rimasti fuori dalla “spartizione dei posti” e soprattutto da chi - come Claudio Scajola - già medita un rientro in grande stile nella contesa pidiellina, tra l’altro alla testa di una cinquantina di parlamentari.
Ed è proprio per arginare il rischio dell’«accerchiamento» che Berlusconi alza l’asticella dello scontro elettorale. «Il voto delle amministrative», ha detto ieri riferendosi alla partita di Milano, «ha un valore nazionale». Dentro o fuori. Col rischio che, «se qualcosa non fa per il verso giusto - come spiega un suo ministro - il 30 maggio, a urne chiuse, potremmo trovarci con qualcuno che ha già occupato il Palazzo». Il riferimento è soprattutto a Giulio Tremonti. Che oggi salirà sul palco a Bologna per tenere un comizio insieme a Umberto Bossi. «E da Piazza Maggiore», spiegano dalla Lega anticipando l’appuntamento odierno, «potrebbe uscire qualcosa di divertente...».