23 maggio 2011 - Il centralismo è stato uno dei più grossi difetti del percorso unitario dell’Italia. Probabilmente indispensabile all’inizio, la concentrazione dei poteri statali nell’ entità centrale ha sempre costituito un problema penalizzante per tutti i territori, settentrionali, centrali o meridionali.
La proposta della Lega di avere ministeri a Milano appare però solo l’ennesima puntata della vuota propaganda padana.
Delocalizzare un paio di dicasteri avrebbe l’unico effetto di aumentare la spesa pubblica, visto che difficilmente si costringerebbero migliaia di risorse umane a trasferirsi da Roma a Milano.
Altre assunzioni nel settore pubblico lombardo, una delle specialità che contraddistingue le amministrazioni leghiste o di centrodestra che si sono succedute negli ultimi dieci anni. Nuova spesa improduttiva è davvero l’ultima esigenza dell’economia milanese e settentrionale.
La proposta di Bossi, condivisa da Berlusconi e opposta da Alemanno, è solo l’ultimo esempio degli infiniti distinguo che contraddistinguono il rapporto, sempre più conflittuale, tra Pdl e Lega. Un’altra lite sul nulla che mostra scarsa lucidità da parte di chi l’ha lanciata.
La netta flessione del centrodestra del Nord è stata causata anche dai costanti balletti mediatici, anche di queste ore che si rivelano solo aria fritta.
