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ieri, oggi e domani

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17 mag 2011

Daniela Santanchè, la chiave della sconfitta.





Il centrodestra perde dove vince la linea del sottosegretario. E l’ultima Letizia è una sua creatura.
Daniela Garnero Santanchè: è lei la pietra dello scandalo nel Popolo delle Libertà: indicata come la pasionaria che motivava gli elettori, adesso pare davvero l’unica responsabile di una sconfitta causata, secondo molti dalla sua linea intransigente. Ne parla Fabio Martini sulla Stampa: Il secondo fantasma era quello di Daniela Santanchè. Non c’era ma tutti parlavano di lei. Perché quelli dello staff di Letizia Moratti erano (e sono ancora) furenti per la svolta «cattivista» del sindaco, che a un certo punto ha cambiato stile e marcia della campagna elettorale. Era partita confermandosi come una signora, moderata e misurata, si era smarcata senza se e senza ma dall’ultrà Roberto Lassini, quello dei manifesti «Via le Br dalla Procura». Aveva posto un perentorio aut aut: «O io o Lassini», e così tutti avevano avuto la conferma della sua diversità dagli urlatori della politica dei nostri tempi. Poi, a pochi giorni dal voto, quell’aggressione a freddo a Giuliano Pisapia: «Tu sei stato condannato per furto d’auto»…
Nello staff della Moratti nessuno sapeva niente di quel foglietto con la vecchia sentenza della Corte d’assise tirato fuori allo scadere del confronto su Sky: Chi dunque ha (mal) consigliato il sindaco? Non si sa con certezza, può anche darsi che la Santanchè non c’entri nulla,ma siccome ormai lei è diventata l’icona della linea guerrafondaia del centrodestra, siccome è lei che va a battagliare in tv e davanti al tribunale gridando che la Boccassini è una metastasi eccetera eccetera, ecco perché ieri in via Romagnosi tutti parlavano di lei. La ritengono la responsabile di un clima, di un metodo che ha portato a questo disastroso risultato. Ma c’era, come detto, un terzo fantasma. Inutile dire il suo nome. Era lui. Sceso in campo pesantemente, aveva dato a queste elezioni amministrative un significato politico, anzi personale – «questo è un referendum pro o contro di me» – e aveva sperato che perfino uno scudetto potesse aiutarlo.
Ieri in via Romagnosi la domanda era soprattutto questa: Ma ha perso la Moratti o ha perso lui? E tutti finivano con il concludere che ha perso soprattutto lui. Al di là delle defezioni leghiste e dello scarso feeling che – di pelle – la Moratti ha avuto con la città, sotto accusa ieri era proprio la radicalizzazione della campagna elettorale imposta dai falchi del Pdl, dai giornali di area, e in prima battuta proprio da Berlusconi. Anche se ieri sera La Russa cercava di dire (l’ha fatto a «Porta a porta») che Berlusconi non c’entra nulla con i manifesti di Lassini, le frasi sui magistrati eversori le ha pronunciate per primo il premier.
Insomma, la Santanchè come specchio del Silvio estremista: Ieri, al quartier generale della Moratti, si pensava dunque questo: che la deriva violenta della campagna elettorale non ha pagato – lo stesso Lassini pare abbia preso ben poche preferenze – e che quindi più che la Moratti hanno perso appunto Berlusconi e i teorici del «tirar fuori le unghie». Ma fino alle undici di ieri sera, come detto, i tre oggetti di queste considerazioni erano fantasmi. Anche i pezzi grossi del partito non si erano fatti vedere da queste parti. Così erano sflilate – senza offesa – alcune comparse. L’onorevole Laura Ravetto, investita in giornata dell’ingrato ruolo di portavoce del sindaco, era arrivata alle sei e venti del pomeriggio e, attorniata dai giornalisti, aveva letto poche parole su un bigliettino («I primi dati danno una tenuta della coalizione. Se ci sarà il ballottaggio lo affronteremo con grande serenità»), dopo di che se l’era squagliata senza aspettare alcuna domanda, tradendo tutto il nervosismo della giornata difficile. Poi s’erano visti gli assessori Mariolina Moioli e Giovanni Terzi. Parole di circostanza pronunciate in un clima mesto, perché è vero che siamo solo al primo tempo,ma nessuno si immaginava un parziale così pesante. Al di là della difficoltà di ribaltare il risultato nel secondo tempo, aleggiava ieri il brutto clima della sconfitta, e si sa che se le vittorie hanno di solito tanti padri, le sconfitte sono sempre orfane. Per questo ieri, fino a tarda sera, il palcoscenico del centrodestra milanese era popolato soprattutto da fantasmi.