Si puo stare al governo, non riuscire a risolvere i problemi e in più cercare anche di lucrarci sopra dal punto di vista elettorale?
La risposta è sì. Si prenda il caso della Lega. È il partito che esprime il ministro dell’Interno e detta le linee guida in tema di immigrazione. Si sta dimostrando incapace di trovare una soluzione concreta all’emergenza e parla al paese solo con la voce della più vieta propaganda («Gli immigrati? Cacciamoli tutti e basta», dice Umberto Bossi).
Al tempo stesso, la Lega è la forza che conta, non a torto, di ricavare il maggior incremento di consensi dalla situazione attuale. Incredibile a dirsi, ma è così.
Quello che sta accadendo in queste ore a Lampedusa, e a cascata nel resto del paese, rappresenta una prova ulteriore di questa capacità della maggioranza.
Una capacità che, paradossalmente, è spesso alimentatata proprio dai risultati dell’inefficienza e dalla improvvisazione.
Del resto, sono anni che al centrodestra riesce questo gioco. Prendiamo il tema sicurezza. Quando Silvio Berlusconi si trova all’opposizione, partono forsennate campagne di comunicazione - al Cavaliere non mancano le possibilità - per suggerire che la mancata sicurezza è figlia del lassismo della sinistra, della sua “solidarietà” con chi delinque più che con le vittime e delle «porte aperte» agli immigrati. Quando il centrodestra torna al governo le campagne si placano, la sicurezza resta quella di prima, in compenso il problema diventano gli intoppi che le oscure forze della reazione (la sinistra stessa, la magistratura, i media) pongono sul terreno delle regole e delle garanzie.
Ricordate i titoli dei poliziotteschi anni Settanta? La polizia ha le mani legate, quel genere lì. E a legargliele sono sempre i nemici di Berlusconi. Forza Italia è stata capace di votare l’indulto (giustamente) e poi farne argomento da campagna elettorale attribuendone la responsabilità alle sole forze che sostenevano il governo Prodi. Abbiamo casi come quello del sindaco di Roma Gianni Alemanno, arrivato in Campidoglio anche grazie alla brutale strumentalizzazione di un caso di cronaca nera, il quale però oggi si risente se qualcuno gli rinfaccia, con altrettanta strumentalità, gli orrori che continuano a succedere a Roma.
Su Lampedusa potrebbe accadere un altro miracolo.
Un governo che da giorni dà spettacolo di inettitudine, con ministri che continuano a smentirsi quotidianamente a vicenda sulle strategie da seguire, è impegnato nel tentativo di rovesciare tutto. Ha cominciato Umberto Bossi, lo stesso al quale Pier Luigi Bersani ha regalato l’astensione del Pd sul federalismo, spiegando che «la sinistra vuole spalancare le porte agli immigrati per farli votare», e ribaltare così i rapporti di forza nel paese.
Poi, esaurite le barzellette, la maggioranza ha cercato argomenti più seri. Ecco che si è cominciato ad alludere al fatto che la guerra in Libia è stata voluta con forza dall’opposizione e dunque pure le sue conseguenze migratorie. Oppure si usa la disponibilità di alcuni governatori del centrosinistra, che correttamente si rendono disponibili ad accogliere gli immigrati, additandola come fosse la causa degli arrivi: la sinistra li vuole, dunque loro arrivano.
Il governo fa tutto, in questo gioco di inerzia e scaricabarile, tranne quello ciò cui sarebbe deputato: agire e risolvere. Naturalmente, è più facile e redditizio fare propaganda.
Perché l’esecutivo stia mostrando inettitudine sulla questione immigrati non è difficile da spiegare e da dimostrare.
Il flusso di migranti verso l’Italia non è figlio diretto dell’intervento. Per ora, di profughi libici se ne sono visti pochissimi. La gran parte dei nuovi arrivati proviene dalla Tunisia, dove l’insurrezione che ha portato alla defenestrazione di Ben Ali risale a più di due mesi fa. Già nel pieno della rivolta tunisina, subito seguita da quella egiziana, era chiara l’urgenza di prepararsi a una forte ondata di arrivi. Lo stesso ministro dell’Interno Roberto Maroni si era prodotto nelle prime stime, parlando di decine di migliaia di profughi in arrivo.
Sessanta giorni sono passati senza che il governo italiano riuscisse a preparare un serio piano d’emergenza, tanto che ancora oggi lo stesso Maroni è costretto a minacciare le Regioni renitenti, la maggior parte delle quali non ne vuol sapere di accogliere la propria parte di immigrati. E mercoledì approderà in Consiglio dei ministri un fantomatico piano straordinario di cui ancora non si capisce bene il merito.
Si è lasciato che Lampedusa si riempisse giorno dopo giorno di una massa sempre più incontrollabile di disperati, con l’unico risultato di portare all’esasperazione sia gli immigrati che i lampedusani, i quali si sentono giustamente caricati - unici nel paese - di una missione che è decisamente fuori dalla loro portata. Con grande fatica (e ritardo) si sono allestite tendopoli dell’ultim’ora con la speranza, nemmeno troppo nascosta, che molti migranti prendano la via della fuga e, soprattutto, la strada per la Francia, che è la vera meta sognata dai più.
In questo scenario la Lega continua a comportarsi come fosse all’opposizione. Anche in questo caso non è certo la prima volta.
Al Carroccio è già riuscito nei mesi scorsi di portare in piazza i propri amministratori locali per protestare contro i tagli agli Enti locali decisi dal ministro più vicino a Bossi, Giulio Tremonti, e avallati dalla maggioranza di cui la Lega è pilastro portante. Un opposizione degna di questo nome non permette che chi ha responsabilità di governo svicoli dai propri errori a colpi di slogan. Alla Lega - e al Cavaliere che ne condivide lo scetticismo sull’intervento in Libia e la tendenza a ribaltare la logica dei fatti - bisogna dire con forza: volete cacciare gli immigrati? Siete al governo, fatelo e assumetevi la responsabilità di questo crimine umanitario. Non li potete o volete cacciare? Allora lavorate a trovare delle soluzioni che rispettino contemporaneamente la dignità di chi è arrivato qui spinto dal bisogno e di chi, come i cittadini di Lampedusa e Manduria, è già qui, talvolta non meno bisognoso.
