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ieri, oggi e domani

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23 mar 2011

Nostalgia canaglia.




Rewind. Il Cavaliere «addolorato» per Gheddafi vuole fermare il prima possibile i bombardamenti e provare a ridare all’Italia un ruolo di mediatore col raìs. Che intanto prosegue la controffensiva sul terreno. Usa, Francia e Gran Bretagna raggiungono un accordo sul comando Nato.
«Se la Francia porrà il veto sulla Nato si assumerà una responsabilità enorme. Ma noi dobbiamo pensare a come riprenderci la scena: il minuto dopo il cessate il fuoco tentiamo noi la mediazione tra Gheddafi e il governo provvisorio».
Silvio Berlusconi prepara il piano b.
Chiuso nel suo gabinetto di guerra col ministro Frattini, il premier è convinto che difficilmente si riusciranno a spostare le operazioni sotto un comando unificato della Nato. Nel momento in cui questo giornale va in stampa è stato raggiunto un accordo sul ruolo della Nato tra Usa, Gran Bretagna e Francia. Ma la questione dirimente del «comando» non è ancora chiara. Soprattutto dopo che il ministro degli Esteri francese Juppé ha interpretato l’accordo come una sorta di creazione di un «comitato politico» che coordini le operazioni.

Proposta indecente, dice il premier, segno che non vogliono mollare.
Epperò la strada di un comando Nato a palazzo Chigi pare stretta. Nonostante i segnali di pressione coinvolgano i massimi livelli istituzionali. Il comunicato del capo del Stato al termine dell’incontro con Nancy Pelosi («Sulla crisi libica un comando unificato Nato rappresenta la situazione di gran lunga più appropriata») rafforza la convinzione, a palazzo Chigi, che il governo si è attestato su una linea giusta, sacrosanta. Va portata avanti, fino all’ultimo. Ma il premier è scettico, sui risultati: «Solo un intervento americano - dicono a microfoni spenti a palazzo Chigi - può spostare Parigi».
Ecco che Berlusconi ha messo a punto un piano b, per riacquistare una centralità politica: «L’obiettivo vero che dobbiamo perseguire - ragiona con Frattini - è il cessate il fuoco effettivo, con l’Onu che un minuto dopo si impegna in una missione per verificare la sospensione delle ostilità». A quel punto il premier vuole giocarsi la carta a effetto, su cui la Farnesina sta già lavorando: imporsi come mediatore tra il consiglio provvisorio dei ribelli e Gheddafi, sia pur attraverso l’Unione africana. E non è un caso che l’ambasciata italiana ha riaperto la sua sede in Cirenaica. O che Frattini tiene contatti sempre più intensi con le diplomazie africane. La convinzione è che, magari per via indiretta, i rapporti con Gheddafi si possano riallacciare: «Se c’è un cessate il fuoco, tutto è possibile».
L’esito degli eventi dipende assai poco dal governo italiano, certo. Ma è anche certo che per poter esercitare un ruolo, quando sarà, occorre far capire che la missione è umanitaria, e che l’Italia non è in guerra. E non è un caso che Frattini ieri ha informato Napolitano dei contenuti della mozione comune di Pdl e Lega che sarà votata oggi 23 marzo in Parlamento. E che in questa fase a palazzo Chigi si parla di «triangolazione col Colle» nella gestione della crisi libica.

Il premier è preoccupato per come l’opinione pubblica sta percependo la missione. Un sondaggio lo ha impietrito, spingendolo a ritardare il momento in cui dirà più di due parole sull’operazione: il 75 per cento degli italiani è contrario a un intervento militare. E finora la natura della missione ha contorni troppo sfumati.
La comunicazione del governo non ha aiutato. Raccontano i ben informati che Berlusconi è irritato per le performance televisive del ministro della Difesa Ignazio La Russa: troppa insistenza sull’aspetto militare, troppi «tornado» e poco «Onu» nei suoi ragionamenti, poca esposizione del lavoro diplomatico che sta facendo l’Italia. Meglio Frattini. E infatti sarà il ministro degli Esteri a riferire in Parlamento, oggi, e ad anticipare, di fatto, i contenuti della mozione. È stato lui a limare il testo coi capigruppo, fino a tardi. Prima ancora dei punti chiesti dalla Lega, buoni per chiedere al consiglio europeo di giovedì un maggiore coinvolgimento dell’Europa, larga parte del testo è dedicata a spiegare il senso delle operazioni umanitarie, a rassicurare che i nostri aerei non sganciano bombe, ma portano aiuti, a illustrare il lavoro della diplomazia per attuare la risoluzione Onu. Sono i punti su cui il premier tenterà il recupero politico. L’unico modo, spiegano i ben informati, per riallacciare i rapporti con un paese troppo importante per l’Italia: «Noi – dice chi sta seguendo il dossier – abbiamo interessi enormi in Libia. La Francia vuole far pagare a Gheddafi la guerra del Ciad, ma per noi è diverso».


L’entrata in campo del Capo è rinviata. Si terrà lontano dall’Aula del Senato, evitando di metterci la faccia, nonostante in molti nel governo lo hanno sollecitato a usare tutta la sua autorevolezza per spiegare il senso della missione. Frattini gli ha pure inviato una accurata rassegna della stampa tedesca, per incoraggiarlo a superare le titubanze: la maggioranza dei tedeschi sono contrari alla linea neutralista della Merkel, stando ai sondaggi, per non parlare degli opinionisti che la stanno massacrando. Il premier è rimasto colpito. Per ora però si è limitato a consegnare al ministro poche regole d’ingaggio: «Dobbiamo dare un’immagine precisa di quel sta facendo il governo, e dobbiamo comunicare che siamo determinati sull’azione umanitaria, senza alimentare equivoci sulle bombe».

Perché i sondaggi italiani parlano chiaro.

Alessandro De Angelis