.

.

ieri, oggi e domani

ieri, oggi e domani
.

.

.


__________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

31 mar 2011

L’isola del famoso alcaprone.







Show. Il presidente del Consiglio promette lo svuotamento dei campi in 60 ore e la «ripulitura», annuncia di aver comprato una villa, invita un cittadino che gli pone una domanda a parlarne giocando a scopa. Intanto il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, si dimette e le navi che caricano i profughi non sanno ancora quale sarà la loro rotta.
Casinò, campi da golf, scuole: questo e altro ha promesso ieri Silvio Berlusconi a Lampedusa: «L’isola sarà libera dagli immigrati in 60 ore», ha annunciato.
Ma stavolta la coperta è corta e, senza una strategia chiara, il Cavaliere ha già perso un sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, dimessosi in aperta polemica.
Il problema è sempre lo stesso: dove sistemare gli immigrati. E, sul punto, il presidente del Consiglio è stato ondivago per tutta la giornata.

Prima ha assicurato che i circa seimila immigrati presenti sull’isola «saranno portati in altre regioni» su sei navi passeggeri con una capienza di 10mila persone, poi ha spiegato che «i futuri arrivi dovrebbero essere contenuti sulle banchine, agli attracchi» e che «ci sarà sempre una nave presente per l’immediato imbarco per altra destinazione: potrà essere come speriamo la Tunisia o altra destinazione in Italia», precisando che «ci sono già due traghetti, con una capacità di settecento passeggeri: li porteranno verso queste navi veloci e su queste navi poi potremo imbarcare 1450 migranti, già filmati e schedati, diretti al porto di Taranto per essere poi condotti a Manduria».

La faceva semplice, Berlusconi, dettagli da mettere in coda allo sfavillio delle promesse mai mantenute a Napoli come all’Aquila: il Nobel della Pace per l’isola, servizi di promozione per il turismo lampedusano su Rai e Mediaset, fondi straordinari per strade e fogne, gasolio scontato, moratoria fiscale.
E a garanzia della materializzazione di cotanti impegni, il Cavaliere ha annunciato di aver acquistato una villa. Su internet.


La faceva facile, però, il Cavaliere, sempre stretto tra le ansie leghiste del “tutti a casa propria” (ancora ieri Umberto Bossi assicurava che «Berlusconi li manderà via») e la necessità di gestire l’emergenza con una strategia chiara e globale che non si fermi solamente al «fora di ball», ma che coinvolga la Tunisia (da cui provengono in larga parte i migranti), l’Unione europea e la Regioni già chiamate ad ospitare profughi e clandestini. Non a caso, per tutta la giornata di ieri è stata valutata la concreta possibilità di inviare quattro navi da Lampedusa direttamente a Tunisi («l’accordo con il governo tunisino c’è», assicurava Berlusconi dall’isola). il ministro dell’Interno Roberto Maroni al question time alla Camera ha assicurato che i tunisini «saranno tutti rimpatriati», mentre il responsabile degli Affari regionali Raffaele Fitto ammetteva che «i respingimenti di massa sono l’ultima soluzione, l’estrema ratio».


Sul fronte diplomatico, nel frattempo, la Farnesina stava però lavorando. Deplorando, prima di tutto, l’atteggiamento francese che ha chiuso la frontiera di Ventimiglia dove centinaia di immigrati nordafricani si sono ammassati nel tentativo di passare il confine. «È uno degli aspetti gravi di mancanza di solidarietà da parte francese e di mancanza totale dell’Europa - ha dichiarato il ministro degli Esteri Franco Frattini - Non spetta all’Italia aprire un contenzioso con la Francia».

E la commissione europea, che in un primo momento ha finto di non capire affermando che «i responsabili sono in questo caso le autorità nazionali», deve aver compreso che costringere l’Italia ai respingimenti, avrebbe aperto nuovi fronti europei, a cominciare da quello francese. Anche perché proprio la direttiva europea sui rimpatrii dice che se l’obiettivo «non può essere realizzato in misura sufficiente dagli Stati membri e può dunque, a causa delle sue dimensioni e dei suoi effetti, essere realizzato meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire, in base al principio di sussidiarietà». Così, rientrando da Tunisi, il commissario agli Affari interni Cecilia Malmstrom ha cambiato musica, incoraggiando i partner europei dell’Italia a mostrarsi solidali a aiutare il paese a far fronte all’emergenza, offendo nuovi fondi. Ma l’Italia, spiegano fonti della Farnesina, più che chiedere fondi, vule che l’«Ue si assuma la responsabilità del dossier immigrazione a livello politico, con iniziative forti come un Consiglio europeo ad hoc». E a Bruxelles ora si lavora a un protocollo d’intesa specifico per la Tunisia che impegni tutti i Paesi membri.
Nel frattempo, però, a occuparsene deve essere l’Italia.

A tarda sera, la Conferenza unificata di regioni, Comuni e Province ha annunciato che profughi e clandestini saranno «spalmati» su tutto il territorio nazionale, escluso l’Abruzzo, in campi sorvegliati dove saranno identificati e nel caso rimpatriati.

La macchina è pronta a partire, dunque, così come l’aveva immaginata Maroni orima che Bossi gli si rivoltasse contro. Si è perso però del tempo e per ora si sa solamente che 1400 immigrati andranno a Manduria. Dove il sottosegretario Alfredo Mantovano si era recato di persona a garantire che in quel campo non ce ne sarebbero stati più di 1500. Con i nuovi arrivi però, questa cifra sarà ampiamente sforata e Mantovano stavolta ha deciso di non perderci la faccia e si è dimesso.

Mentre Berlusconi raccontava ai lampedusani l'ennesima e volgare barzelletta un gommone affondava nel Canale di Sicilia, portando con sé 11 vite. Anche quella di un bambino.

Sonia Oranges