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ieri, oggi e domani

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5 mar 2011

A Bolzano si difende la statua del Duce.




E mentre il Paese va a donne allegre come il Presidente del Consiglio, in una peripatetica spirale di perversione, ingiustizia e privilegio, nei bassifondi di quel sentimento anti-italiano estremizzato dalla Lega e da altri che cavalcano la bestia verde del federalismo, rinasce e riprende vigore un altro sentimento, questa volta italiano, ma per nulla patriottico, perché nel fascismo, nel nazionalismo e nel razzismo di patriottico c’è poco o nulla.
E non è un caso che oggi oltre 1.000 nostalgici del Duce sfileranno a Bolzano, contro l’accordo stipulato tra il ministro Sandro Bondi e la Svp che prevede il “depotenziamento” del Monumento alla Vittoria e la rimozione del Duce a cavallo che sorge davanti a Palazzo di giustizia. A causa del leghismo e del secessionismo, riprendono vigore e forza la propaganda nazionalista che portò quasi un secolo fa all’affermazione del Partito Nazionale Fascista e di Benito Mussolini. Che vinse andando contro una classe politica autoreferenziale, lontana dai problemi dei cittadini, completamente ripiegata su se stessa, e grazie alle divisioni interne della Sinistra (l’unica cosa del passato ad essere rimasta).
In risposta al corteo fascista, ci sarà anche un corteo anti-fascista, a cui prenderà parte anche il sindaco di Bolzano, Luigi Spagnolli. Non è un caso, però, che il corteo fascista di Casa Pound abbia luogo a Bolzano: fu proprio il Presidente della cosiddetta Provincia Autonoma di Bolzano (quella i cui due parlamentari con la propria astensione tengono in vita il governo Berlusconi) Luis Durnwalder a dire che a Bolzano si sentivano austriaci e a dire che non avrebbero festeggiato i 150 anni dell’Unità d’Italia. Cosa insopportabile non solo ai nazional-fascisti, ma anche a tanti altri italiani, sensibili all’unità nazionale, più che ai fasci da combattimento.
Questa inerzia, questo continuo sottovalutare situazioni estreme che possono portare alla disintegrazione della democrazia, è la strada per l’affermazione di questi signori. Che certamente non hanno i titoli per difendere la loro Patria, visto che 80 anni fa l’asservirono a Hitler e ai tedeschi, trasformandola in un campo di battaglia dove vi morirono milioni di italiani. Morti per la libertà e per la democrazia.