I Thienesi e Garibaldi
Il contributo dei giovani e della popolazione
Nelle stucchevoli polemiche di questi giorni sulle celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia, è forse opportuno un breve ricordo di quanta parte ebbero i thienesi nelle vicende risorgimentali, si pensi a Pietro Scarcerle, e in particolare a quelle garibaldine.
Lo storico thienese da consultare allo scopo è soprattutto Alessandro Giongo che più di altri a Thiene ha studiato il nostro Risorgimento nazionale, anche se spesso ama supplire con la fantasia alla incompletezza delle fonti.
La partenza da Quarto dei Mille.
Secondo il Giongo “Ricordi di Thiene nelle varie epoche del Risorgimento nazionale”, a quella che lui chiama ‘Campagna del 1860–1861, tra cui la spedizione dei Mille, parteciparono ben 43 giovani patrioti del thienese, tra cui ci limitiamo a ricordarne almeno due.
Il primo è Valentino Signorini, un garibaldino ferito al Volturno e che a Thiene continuerà la sua testimonianza di patriota addirittura fino alla Grande Guerra, quando, secondo don Ermanno Gasparella, si rifiutò di andare profugo perché doveva tenere in efficienza, per ogni eventualità, uno stormo di piccioni viaggiatori.
Un zanadiense a Palermo
Il secondo è Giacomo Pedrazza, nato a Zanè, che fu con Garibaldi nella spedizione dei Mille. A dire il vero, sempre secondo Alessandro Giongo, Giacomo Pedrazza aveva una storia famigliare di patriottismo, tanto che suo padre Andrea aveva combattuto con Napoleone, e considerava “prezzolato e ludro” lo scrittore inglese Walter Scott per quanto aveva detto su Napoleone; lo zio di Giacomo, Antonio, si era dedicato ad aiutare i giovani patrioti che volevano unirsi a Garibaldi trasportandoli fino alle sponde del Po con un carro trainato da “due cavalline bianche”.
In una ricerca scolastica degli anni ’60 da parte degli studenti della scuola media “F. Bassani” di Thiene, si può seguire quasi in diretta l’avventura garibaldina di Giacomo Pedrazza.
Nella notte tra il 26 e il 27 maggio di 150 anni fa, Garibaldi con i suoi si stanno preparando per entrare a Palermo; ma c’è ancora da superare l’inevitabile ostacolo del Ponte dell’Ammiraglio.
Parla Garibaldi: ”Chi desidera morire fra i primi nell’entrata a Palermo faccia un passo avanti!”; Giacomo Pedrazza fu più avanti di tutti. “Sarebbe necessario un caporale di buona gamba” dice ancora il Generale; e l’ingegner Ferrini “difficilmente un’altra come quella di Giacomo Pedrazza”.
Parla Garibaldi: ”Chi desidera morire fra i primi nell’entrata a Palermo faccia un passo avanti!”; Giacomo Pedrazza fu più avanti di tutti. “Sarebbe necessario un caporale di buona gamba” dice ancora il Generale; e l’ingegner Ferrini “difficilmente un’altra come quella di Giacomo Pedrazza”.
L’intensità della scena fu interrotta dalla inopinata fuga della “puledra mascarona” di Giuseppe Garibaldi che comunque il Pedrazza, non a caso nominato “gambalesta”, riuscì a riprendere in appena tre quari d’ora.
E mentre gli storici disputano su chi sia stato il primo garibaldino ad entrare a Palermo, tutti sono d’accordo sul fatto che si dovette comunque passare per il Ponte dell’Ammiraglio a cui Giacomo Pedrazza si era avvicinato nottetempo “senza il menomo rumore”, soprendendo la guardia borbonica. Fu così possibile rispettare l’ordine di Garibaldi “Domani tutti a Palermo!”.
Al di là di questi fatti eroici, era la Thiene del tempo, almeno quella liberal-popolare, ad essere apertamente schierata a favore dell’eroe dei due mondi; al punto che, sempre dal Giongo, veniamo a sapere che a Thiene era stata organizzata una lotteria clandestina per raccogliere fondi a sostegno delle imprese garibaldine.
Una lotteria che, per eludere lo scrupoloso controllo della polizia austriaca, era stata mascherata con un’altra lotteria pubblica in cui era stato messo in palio un orologio d’oro.
Il funzionario austriaco che aveva condotto scrupolose indagini, concluse la sua relazione dicendo che, pur subdorato, l’inganno non era dimostrabile, e non si poteva procedere oltre.
Resta infine da dire che, una volta fatta l’Italia, all’eroe dei due Mondi, che aveva così infervorato tanti nostri giovani, oltre ad una effigie nel Monumento ai Caduti, i thienesi intitolarono il corso principale della città, che ancora oggi si chiama Corso Garibaldi.
(Zanè 2011: Giacomo Pedrazza, l'unico garibaldino del paese è ricordato da un'anonima e incompleta toponomastica).



