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ieri, oggi e domani

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2 giu 2011

«Lega di lotta e di sottogoverno»: parla Francesco Francini Pesenti, padano deluso.




Francesco Francini Pesenti è stato sindaco di Vigodarzere, un paese del padovano, per 8 anni. Militante storico della Lega, da pochi mesi ne è uscito. E ci ha raccontato cosa sta succedendo nel Carroccio veneto e del perché le cose non vanno così bene come potrebbe sembrare dall'esterno.

Lei è stato un quadro del partito per molti anni, perché ne è uscito?

Quello che sta accadendo alla Lega è molto chiaro: la trasformazione di un movimento popolare, e popolano, in un soggetto organizzato. Gli obiettivi enunciati appaiono gli stessi, ma quando si vanno a vedere le dinamiche interne si capisce che in realtà gli obiettivi sono altri.

Con lei sono uscite altre persone in questi ultimi anni?

Sono usciti dei quadri, delle brave persone e sono entrate altre persone, provenienti anche da altri partiti, che intendono le organizzazioni politiche come delle agenzie di collocamento. Siamo di fronte ad un processo di svilimento del materiale umano del partito. I quadri, spesso assessori o sindaci, che devono gestire beni pubblici non hanno più l'etica come priorità politica.

Quando ha preso il via questo processo di trasformazione della Lega?

Già a metà degli anni '90 quando sembrava semplice farsi eleggere in qualche carica. Poi c'è stata la flessione con il divorzio da Forza Italia. Poi dal 2001, quando la Lega ha ripreso a crescere, si è assistito ad un accorrere di una serie di persone più interessate alle poltrone che ad altro.

Ma i capi, anche in Veneto, sono sempre gli stessi...

La Lega non tiene un congresso dal 2001, è un partito senza democrazia. Quando emerge il dissenso si procede con l'espulsione. In assenza di dibattito proliferano le correnti.

Come quelle che fanno capo a Tosi e Zaia?

Certo, e che riguardano ambiti geografici, ma anche settori tematici. Si sa che la sanità fa capo a Tosi, e assistiamo al pellegrinaggio di primari ospedalieri, o aspiranti tali che elemosinano un appuntamento con i politici veronesi. Lo stesso spettacolo che vedevamo con la Dc.

In confronto a quel che è successo a Milano la Lega qui in Veneto sembra aver tenuto...

Le campagne venete tardano in confronto a Milano, ma visto il personale politico che regge il partito lo scontento dilagherà presto. A meno che non cambi il modo di selezionare i quadri dirigenti, ma dev'essere un cambiamento promosso dai vertici. E poi quali sono i provvedimenti che sono andati incontro alle attese del nostro elettorato: la tassa sulla benzina per finanziare la cultura, forse?

Il problema è la corsa alle poltrone?

Il problema che si pongono i dirigenti è quello di ricompensare la manovalanza, chi tiene in piedi i banchetti e i gazebo. Per questo è una corsa a procurarsi piccoli ed inutili posti di sottogoverno.

Che cosa è successo nel suo paese, a Vigodarzere?

La Lega si è alleata con quello che è sempre stato il simbolo di un certo modo di far politica, la politica degli affari. Un personaggio, Ivano Ranzato del Pdl, che la Lega aveva sconfitto nel '93 e con cui ora si è alleata.

Che tipo di politica degli affari?

Quella classica, dello sfruttamento urbanistico. Quando amministrammo da soli, tra il 1993 e il 2001, facemmo un piano regolatore equilibrato che tendeva a tutelare l'ambiente. Eravamo motivati idealmente e certe cose non succedevano. Ora ci sono mire ben precise, come l'edificazione nei pressi della vecchia Certosa.

Ora la Lega non tutela il territorio?

Dovrebbe essere la nostra priorità, il territorio è la nostra identità, mica le feste paesane. Eppure ora ci sono sindaci leghisti che promuovono speculazioni urbanistiche. 


Lega di lotta e di governo, ma soprattutto di sottogoverno.