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ieri, oggi e domani

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10 giu 2011

Alluvione, la truffa del governo ai veneti.




10 giugno 2011
Dimezzati i risarcimenti per i comuni finiti in ginocchio per il maltempo.

Sono cose che dovrebbero fare riflettere: il Corriere della Sera racconta di un ingloriosissimo punto a sfavore del governo, che ha dimezzato i risarcimenti per l’alluvione che flagellò il Veneto nel novembre scorso. Una decisione che ha fatto ‘arrabbiare’ Zaia:

«Una decisione unilaterale dell’esecutivo», ha affermato il governatore padano, cercando di ammortizzare la delusione per quei 300 milioni annunciati, di cui solo 150 potranno finire nelle tasche degli alluvionati, dato che l’ordinanza del governo Berlusconi, spiazzando tutti, vincola i restanti 150 alla realizzazione di opere infrastrutturali (bacini di laminazione e casse d’espansione): interventi, per carità, di cui il Veneto ha bisogno più dell’ossigeno, ma che nessuno si aspettava venissero conteggiati sotto la voce «risarcimenti», erodendo risorse agli alluvionati. Brutta tegola per il governatore leghista, che in questa tragedia di acqua e fango si è ritagliato un ruolo di primo piano, incalzando l’esecutivo con toni spesso perentori e promettendo ai veneti indennizzi adeguati.

Ma la botta più grossa, al di là delle alchimie politiche, è per imprenditori e famiglie che, 8 mesi dopo essere finiti sott’acqua, si ritrovano con il piatto mezzo vuoto:

«È il solito vizio all’italiana di cambiare le carte in tavola — afferma il presidente della Confartigianato di Vicenza, Agostino Bonomo —: la riduzione dei rimborsi è inaccettabile, considerando anche che la quantificazione dei danni fu effettuata con grande scrupolo da parte di privati ed enti locali». 

Il presidente di Confcommercio, Sergio Rebecca, punta invece il dito contro quella parte dell’ordinanza che fissa un tetto massimo di 30 mila euro a chi ha subito danni a beni mobili: «È assurdo, c’è gente che ha perso costose attrezzature. E spesso si tratta di quelle stesse imprese che pochi giorni dopo l’alluvione hanno ripreso l’attività a loro spese, indebitandosi, pur di garantire posti di lavoro ». 

Un malessere che attraversa anche i vertici di Confindustria vicentina: «Se questa è una prova di federalismo fiscale, partiamo male — dice il vicepresidente Luciano Vescovi —. Non capisco perché il governo ponga vincoli di spesa, anziché lasciare a Zaia il compito di gestire direttamente i fondi: c’è una grande confusione… ».