Il ministro frena sulla riforma fiscale: “Non si può fare creando deficit”. E pensa al contrasto dell'evasione per recuperare i soldi. Ma non basta: l'Europa ci chiede il pareggio di bilancio entro il 2014.
E i tre miliardi di manovra promessi da Berlusconi sono solo l'anticipo per coprire i buchi del 2011.
Ma quanto è grande la manovra che il governo si prepara ad annunciare? Alla fine 47 miliardi. Il ministro Giulio Tremonti aveva fatto intendere che si trattava di recuperare 7-8 miliardi. Mentre la nebbia dei numeri diventa più fitta, il premier annuncia pure la riforma fiscale che rende il quadro ancora più incerto.
Ma almeno sui soldi che bisogna trovare, qualche punto fermo si può mettere. La premessa è questa: servono 40 miliardi di tagli (veri, non basta ridurre un po’ gli aumenti di spesa già previsti) per raggiungere il pareggio nel 2014, un obiettivo imposto dall’Europa che il governo ha già recepito nell’ultimo documento ufficiale di politica economica.
Più i 7 miliardi di correzioni, chiamati confindenzialmente “manovra di manutenzione”. Impossibile, con questi numeri, abbassare le tasse come Berlusconi continua a promettere.
Tremonti lo sa, e fatica sempre meno a dirlo.
Stamattina, di fronte ai giovani industriali, il superministro dell'Economia ha trovato toni e argomenti per sconfessare nuovamente il premier, pur limitandosi a tranquillizzare da un lato e spaventare dall'altro: imposte nuove non ce ne saranno, ha detto Tremonti, ma “tagliare le tasse creando deficit non si può”, perché “tutte le cause della crisi sono ancora in essere”.
