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ieri, oggi e domani

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15 giu 2011

L’alternativa che ancora manca.




15 giugno 2011 - In poche settimane è arrivata un’altra Italia. Difficile individuare il come e il quando, ma solo a inizio maggio pensare a tutte le città capoluogo del nord governate dal centrosinistra era impensabile, figuriamoci un ex comunista sindaco di Milano, De Magistris a Napoli ed un referendum contro le leggi del governo Berlusconi che passa il quorum.

L’onda di cambiamento che attraversa il Paese è fortissima, ma la direzione verso la quale procedere è molto più incerta. Archiviare Berlusconi era ed è  probabilmente la precondizione necessaria per provare a raddrizzare un Paese che da 15 anni si è letteralmente fermato, umiliando se non cancellando un’intera generazione che è diventata ora almeno protagonista, come dimostrano le analisi demoscopiche.
L’alternativa passa per forza dalle attuali forze di opposizione, ma lo stesso Partito democratico non sembra avere le idee chiare su cosa fare per il dopo Berlusconi. Il problema non sono solo le alleanze o la legge elettorale, ma come risolvere la crisi morale ed economica dell’Italia senza illudere che ci siano ricette facili ed indolori.  
La priorità è la crescita, senza la quale la contrazione delle spesa sarà inevitabile e probabilmente allargherà le disuguaglianze sociali che andrebbero invece ridotte. Una crescita economica che però andrà stimolata con riforme che non aggravino il bilancio statale, visto che la Grecia e il Portogallo non sono così lontane.















































Spenta la luce del potere che brilla ad Arcore, 
le concontraddizioni di un Paese
che non riesce a introdurre un cambiamento
neanche con le cannonate
perché tutto rimanga uguale
si riproporranno ancora, e l’onda che ha travolto Berlusconi potrà colpire molto rapidamente
anche i suoi, eventuali, successori.