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ieri, oggi e domani

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24 giu 2011

Intercettazioni, ora Bersani chieda scusa.




24 giugno 2011
E’ vero, l’allora Ulivo votò il DDL Mastella che fu chiamato “Legge Bavaglio”. Che fa il PD ora: si dissocia, o subisce l’assalto di Silvio?

Intercettazioni: ma non ha forse ragione Silvio Berlusconi? E’ vero, è verissimo e come dice Liana Milella oggi su Repubblica è davvero “una mossa furba” quella di riproporre para para l’approvazione di una legge votata e strenuamente sostenuta proprio dagli esponenti dell’attuale opposizione, il Partito Democratico, allora (nel 2007) Ulivo a sostegno del governo di Romano Prodi, con ministro della Giustizia Clemente Mastella (e ministro dell’Industria Pierluigi Bersani) che mise a punto un testo, votato in maniera oceanica anche dall’allora maggioranza, che limiterebbe le intercettazioni proprio nella maniera che il presidente del Consiglio oggi gradirebbe replicare.
IL NUOVO BAVAGLIO L’intenzione di Berlusconi è su tutti i giornali di oggi.
È pronta la nuova legge bavaglio di Berlusconi sulle intercettazioni. Non sarà un decreto. Perché su quello si sarebbe visto sbattere la porta in faccia da Napolitano. Non sarà neppure la vecchia legge votata al Senato l’estate scorsa che aveva scatenato la guerra dei post-it. Né quella cambiata alla camera dopo l’altolà di Fini e della Bongiorno. Sarà un solo articolo. Con un colpo di teatro sarà preso di peso dalla legge Mastella votata in modo bipartisan nel 2007. Impedirà ai giornali di pubblicare, «anche per riassunto o nel contenuto», le telefonate fino al processo. Le carte contenute nel fascicolo del pm dovrannoaddirittura aspettare la sentenza di appello. Richieste del pm e ordinanze del gip, anche se notificate agli avvocati, non potranno essere pubblicate integralmente.

Ed è vero, è proprio così: la legge Mastella avrebbe avuto proprio quest’effetto. Le cronache di allora erano chiare nel sottolineare l’effetto limitativo della pubblicazione dei dispacci dalle procure che il testo Mastella prevedeva.
È vietata, recita l’articolo 1 del disegno di legge, la pubblicazione, anche parziale, degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del pubblico ministero o delle investigazioni difensive, anche se non più coperti dal segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari. Stesso divieto per quel che riguarda conversazioni telefoniche o flussi di informazioni informatiche o telematiche e i dati riguardanti il traffico telefonico, anche se non più coperti da segreto. Anche in questo caso fino alla conclusione delle indagini preliminari o fino al termine dell’udienza preliminare. Se si procede al dibattimento, non è consentita la pubblicazione, anche parziale, degli atti del fascicolo del Pm, se non dopo la pronuncia della sentenza in grado di appello.
Non male, anzi molto bene per Silvio Berlusconi: è proprio quello che cercava di ottenere. Stop assoluto alla divulgazione degli sbobinati delle intercettazioni; stop alla pubblicazione dei dialoghi che gli mettono paura, come quelli dei ministri che si racconterebbero fuori dal politicamente corretto tutti i dettagli conosciuti o meno del caso Ruby. Insomma, bisogna trovare un modo per fermare questa marea. E il testo Mastella capita proprio a fagiolo.
IL TESTO MASTELLA Da qualche tempo infatti, anche sulla rete, si consiglia al Cavaliere di procedere proprio a questa trovata: mettere l’opposizione all’angolo costringendola a doversi confrontare con un testo da essa stessa votata quand’era maggioranza. Così scriveva ad esempio in proposito Francesco Cundari, direttore di Red Tv e giornalista incasellato nelle posizioni d’alemiane (secondo la vulgata, ovviamente) già nel 2010, al tempo della prima versione della legge sulle intercettazioni.

La legge sulle intercettazioni presenta evidentemente molti punti controversi, anche per chi, come me, considera l’abuso e la pubblicazione delle intercettazioni (così come dei verbali d’interrogatorio) uno scandalo e una barbarie intollerabili. Silvio Berlusconi può dunque fare due cose: andare avanti a testa bassa, cercando ancora una volta quella vittoria totale e assoluta che può venire soltanto al termine di uno scontro all’ultimo sangue; oppure, più semplicemente, fare politica. Vuole davvero porre fine all’utilizzo strumentale delle intercettazioni a fini di lotta politica (ed economica) da parte dei mezzi di informazione? E’ davvero solo questo il suo obiettivo? Benissimo. Allora ritiri la proposta attuale e faccia presentare in Parlamento, tale e quale, la legge presentata a suo tempo dal Guardasigilli Clemente Mastella e approvata dal Consiglio dei ministri guidato da Romano Prodi. Dimostri lui per primo di avere davvero a cuore solo ed esclusivamente i diritti dei cittadini, e vada a vedere le carte dei suoi avversari. Li sfidi a votare contro una legge da essi stessi proposta meno di tre anni fa. Vediamo se anche l’opposizione, come sostiene, ha a cuore solo e soltanto il bene supremo del paese.
Il testo Mastella fu, a suo tempo, votato all’unanimità, come dicevamo, proprio dall’allora gruppo parlamentare dell’Ulivo-Partito Democratico. E di sicuro riproporre quel testo oggi, con la propaganda berlusconiana a mille per spiegare all’opinione pubblica che si tratterebbe semplicemente di un testo dell’opposizione, di certo a quel punto schierata per non farlo passare e dunque incoerente. Ecco il risultato della controfirma, del voto a sostegno di provvedimenti controversi: prima o poi tutti i nodi vengono al pettine.
AMMETTERE GLI ERRORI… Ma c’è una cosa, molto semplice, che il segretario del Partito Democratico potrebbe fare a questo punto, anzi, anticipando addirittura il piano del Cavaliere: chiedere scusa. Come è noto, ammettere i propri errori non è una dimostrazione di debolezza bensì di forza. E dissociarsi in maniera preventiva, con una semplice frase (“Nel 2007 abbiamo sbagliato a votare quel testo”) affonderebbe ogni speranza del Popolo delle Libertà di approvarlo “in pace”: sempre che, ovviamente, la dirigenza del Partito Democratico sia genuinamente convinta di voler cambiare la propria posizione sugli ascolti telefonici e sulla pubblicazione degli stessi. Il che è tutto da vedere, visto che Massimo D’Alema ha già fatto sapere che, secondo lui, le intercettazioni sono da regolamentare in maniera ben più restrittiva di quanto non si sia fatto finora, sebbene non mediante il decreto che circolava come ipotesi negli ambienti della maggioranza fino a pochi giorni fa.
…O VOTARE CON SILVIO? E, inoltre, c’è da dire che la limitazione della pubblicabilità delle intercettazioni era compresa anche nel programma che vide la sconfitta di Walter Veltroni nel 2008.
Lo strumento delle intercettazioni di comunicazioni telefoniche, informatiche e telematiche è essenziale al fine di contrastare la criminalità organizzata ed assicurare alla giustizia chi compie i delitti di maggiore allarme sociale, quali la pedofilia e la corruzione. Bisogna conciliare tali finalità con diritti fondamentali come quello all’informazione e quelli alla riservatezza e alla tutela della persona.
Il divieto assoluto di pubblicazione di tutta la documentazione relativa alle intercettazioni e delle richieste e delle ordinanze emesse in materia di misura cautelare fino al termine dell’udienza preliminare, e delle indagini, serve a tutelare i diritti fondamentali del cittadino e le stesse indagini, che risultano spesso compromesse dalla divulgazione indebita di atti processuali. E’ necessario individuare nel Pubblico Ministero il responsabile della custodia degli atti, ridurre drasticamente il numero dei centri di ascolto e determinare sanzioni penali e amministrative molto più severe delle attuali, per renderle tali da essere un’efficace deterrenza alla violazione di diritti costituzionalmente tutelati”.
Così la piattaforma del PD per le politiche. Ora la questione si ripropone, e sul tema l’opposizione, come abbiamo visto, può scegliere: o decide di avere la coscienza sporca, e allora, molto semplicemente, chiede scusa, trasformando questa debolezza in una forza infrangibile; oppure ancora decide di essere ancora convinta di questa linea, ma allora c’è da aspettarsi un nuovo voto unanime sul rinnovato DDL Mastella, laddove questo fosse presentato in Parlamento.
O no?