8 giugno 2011
Il Carroccio vota contro le norme che impegnano le cariche pubbliche a proclamare fedeltà alla Carta.
Dopo la proposta di spostare i ministeri da Roma al Nord, la Lega Nord continua a fare ostruzionismo su ogni provvedimento possa inneggiare all’unità nazionale. Stavolta tocca alla Carta Costituzionale finire nel mirino degli uomini del Carroccio.
IL NO DELLA LEGA – D’ora in poi “coloro che occupano cariche pubbliche o assumano pubblici impieghi, all’atto dell’assunzione devono giurare fedeltà alla Costituzione italiana” è quanto prevede l’emendamento, a prima firma Poli Bortone e Viespoli, al ddl anticorruzione appena approvato dall’aula del Senato. L’emendamento, che riguarda le procedure per selezionare e formare i dipendenti “prevedendo la rotazione dei dirigenti sia nelle amministrazioni dirette centrali che in quelle periferiche”, è passato a larga maggioranza con il No della Lega.
214 Sì
30 No
11 Astenuti
IL DDL – Il ddl anticorruzione fu approvato nel maggio del 2010 e da allora è rimasto all’esame delle commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia, in prima lettura. A giugno di quest’anno quando è stato calendarizzato per l’aula e le commissioni non hanno votato il mandato ai relatori. Conclusa la discussione generale e dopo la replica del governo, l’aula ha iniziato l’esame degli oltre 200 emendamenti presentati in gran parte dall’opposizione ma anche dalla maggioranza. Il ddl governativo è composto da 13 articoli e si fonda su tre pilastri, il primo dei quali attiene alle misure per la prevenzione del fenomeno corruzione, a partire dall’istituzione del Piano nazionale anticorruzione ispirato ai contenuti dalla Convenzione Onu sulla materia. Il secondo pilastro è costituito dalle norme relative ai controlli negli enti locali, mentre il terzo attiene alle disposizioni per la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione.
MAGGIORANZA SOTTO – Il governo stamane è stato battuto due volte.
Prima su un emendamento presentato dal senatore Lucio Malan (Pdl) che riscriveva completamente l’articolo 1 del ddl anticorruzione.Poi su un emendamento al ddl anticorruzione della senatrice del Pdl Ada Spadoni Urbani che prevedeva la rotazione dei dirigenti “sia nelle amministrazioni dirette centrali che in quelle periferiche” (131 contro, 129 sì e 4 astenuti).
